19 Giugno 2024, mercoledì
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Immigrazione clandestina e coltivare marijuana non sono più reati

Immigrazione clandestina e coltivazione di marijuana non saranno più reati: è stata approvata la legge che recepisce una delle riforme sulla depenalizzazione di inizio legislatura, quella sulla cosiddetta “messa in prova”. In altre parole, chi finisce sotto processo per la prima volta per reati con pena fino a 4 anni può concordare con lo Stato un percorso di riabilitazione e di lavori socialmente utili. Alla fine di questo iter, se sarà andato tutto bene il reato risulterà estinto, non ci sarà alcun processo e la persona sarà libera senza essere stata in carcere. La misura è diventata legge nonostante la forte opposizione di Lega Nord e Fratelli d’Italia, almeno per quanto riguarda il reato di immigrazione clandestina.

Il segretario Matteo Salvini ha annunciato un referendum, Gianluca Buonanno ha definito la misura “un pesce d’Aprile”, mentre in Fratelli d’Italia l’ex ministro Ignazio La Russa attacca Forza Italia:

“Non mi meraviglia la sinistra, che è sempre stata coerente nella sua posizione, ma Forza Italia. Capisco gli esponenti dell’Ncd che sono al governo e che hanno quindi un obbligo di permanenza, non quelli di Fi che dicono di stare all’opposizione”.

Plaude invece il governo. Per il vice ministro della Giustizia, Enrico Costa, del Nuovo centrodestra, si tratta di

“un indubbio passo avanti in termini di civiltà giuridica”. E sottolinea: “La messa in prova ci aiuterà nel deflazionare i tribunali e ad alleviare il sovraffollamento delle carceri. Ovviamente ci aiuterà anche con l’Europa che ci tiene sotto osservazione”.

Il punto è proprio questo. A portare alla “messa in prova”, e quindi alla mancata incarcerazione per alcuni tipi di reato, è  stato proprio il problema del sovraffollamento carcerario, costato una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Se non farà qualcosa subito su celle troppo piccole e affollate e poche ore d’aria per i detenuti, a maggio l’Italia potrebbe trovarsi a pagare una maxi multaai quasi 67 mila detenuti per violazione dei diritti umani.

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