24 Giugno 2024, lunedì
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Il Sassuolo di Squinzi sta rotolando in serie B

Una débâcle. Non si tratta di Confindustria, dove per altro la promessa ristrutturazione tarda a dare i suoi frutti, ma del calcio. Giorgio Squinzi sta rotolando, col suo Sassuolo, in serie B. Proprio non se l’aspettava il presidente degli industriali, che, nell’avventura, ha gettato non pochi milioni di euro. 4 milioni solo per acquistare lo stadio di Reggio Emilia, poi altri per rimetterlo a nuovo e ospitare come si conviene Silvio Berlusconi (Milan),  Andrea Agnelli (Juventus), Matteo Renzi (Fiorentina). Proprio contro l’ex-Cavaliere, Squinzi ha avuto una delle poche soddisfazioni calcistiche di questo tormentato campionato: nello stadio ribattezzato Mapei (così si chiama il gruppo chimico di Squinzi) il Sassuolo, a gennaio, ha battuto il Milan (4-3) e Berlusconi,telefonando nei giorni scorsi a una manifestazione politica sassolese, ha confidato: «Sto ancora piangendo per quella sconfitta». Ben più copiose sono le lacrime di Squinzi, che dopo avere comprato squadra e stadio quando guarda la classifica ribolle: il suo Sassuolo ha il poco invidiabile record delle partite perse (20) e dei gol subiti (61).  Altro primato: ha perso 11 volte in casa , di cui 6 nelle ultime 7 partite.  È al penultimo posto in classifica. I tifosi sono ammutoliti. Senza Squinzi non ci sarebbe stata l’ebbrezza di una squadra portata dalla serie C alla serie A.  Ma è un’ebbrezza durata il sole di un mattino. E c’è chi sfida la lesa maestà e incomincia ad avanzare dubbi sulla gestione della società: l’allenatore Eusebio Di Francesco era stato l’artefice della promozione nella massima serie ma alle prime difficoltà incontrate nel difficile campionato di A è stato esonerato da Squinzi e sostituito con Alberto Malesani, il quale ha inanellato 6 sconfitte in 6 partite. Allora Squinzi ha licenziato Malesani e richiamato Di Francesco. Una schizofrenia che ha fatto scrivere, con un ironico parallelismo con la politica,  a Vittorio Emiliani sull’Unità: «Chiama e richiama. Non voglio dire che Squinzi ambisca a richiamare a Palazzo Chigi Enrico Letta dopo aver provato Matteo Renzi. In politica le cose non vanno propriamente così. Voglio dire che, se il presidente di Confindustria si comporta in questo difficile campo con la sbrigatività dimostrata nel mondo della pedata, c’è da preoccuparsi seriamente». Tra l’altro, Squinzi, osannato a Sassuolo (dove Confindustria-ceramica è stata tra i suoi grandi elettori per la presidenza di Confindustria) ha finito per inimicarsi i modenesi e i reggiani. Il fatto è che a Sassuolo non c’è uno stadio adeguato, quindi Modena ospitava le partite della squadra quando militava in serie B. Dopo la promozione, il tradimento. Nonostante le perorazioni del sindaco, Squinzi ha chiuso la porta in faccia ai modenesi (che se la sono legata al dito) e ha comprato lo stadio di Reggio Emilia, che era di proprietà della Reggiana calcio, squadra un tempo blasonata, finita in fallimento e che faticosamente sta cercando di risorgere. Tutto a Reggio Emilia era pronto affinché il giudice fallimentare ricevesse la proposta d’acquisto di una cordata di imprenditori (ma con una quota anche del Comune) a nome della Reggiana e assegnasse loro (per 3,5 milioni) lo stadio. Invece a sorpresa è arrivato Squinzi e ha conquistato l’impianto a colpi di rilancio, lasciando con un palmo di naso la Reggiana. Anche l’intitolazione dello stadio col nome del suo gruppo e non con quello della squadra o di un personaggio sportivo hanno lasciato l’amaro in bocca e così il Sassuolo gioca a Reggio Emilia ma con poco entusiasmo locale.  Tanto che Stefano Compagni, che ha un’azienda nel settore dei materiali per costruzioni e che sta organizzando un gruppo di soci per riportare la squadra ai fasti d’un tempo, dice: «Non si può pensare di essere da soli per operazioni di questa portata. Solo uno Squinzi può avventurarsi in solitaria nell’acquisto di un club professionistico di alto livello. Noi stiamo lavorando per creare una rete di collaborazioni, per mettere insieme un gruppo» Prima del calcio, Squinzi ha fatto un altro exploit nel mondo dello sport, anch’esso finito male. Negli anni Novanta il team Mapei è stato un astro del ciclismo, vincendo a man bassa. Poi un suo corridore venne trovato positivo al doping durante il giro d’Italia e Squinzi decise di chiudere la squadra. Così dal ciclismo è passato al calcio. «Il calcio è lo specchio del Paese- assicura. -Ho realizzato un investimento nel Sassuolo fatto per saldare il debito di riconoscenza dell’azienda Mapei diventata globale grazie al comprensorio delle ceramiche. Ho acquisito una squadra che era retrocessa in promozione, per 35 mila euro e, un passo dopo l’altro, siamo arrivati in A». «Ma- aggiunge – essere forti e competitivi non è per niente una garanzia di successo, occorre avere un peso geo-politico. Il bacino di tifosi ha un peso importante. È la piazza che fa la differenza e quella di Sassuolo per il mondo del calcio è poco appetibile». Quanto costa fare giocare una squadra in serie A? «Circa 20 milioni di euro». Poi, da presidente di Confindustria, teorizza sulle potenzialità del calcio: «Se gli eventi, la gestione delle strutture e l’erogazione di servizi nello sport producono ritorni economici, essi contribuiscono alla promozione di un territorio, stimolano il manifatturiero, dall’abbigliamento alle attrezzature, contribuiscono al sostegno dei servizi ricettivi e turistici e, soprattutto, individuano nuove opportunità lavorative e professionali». Sperava di entrare nel gotha dei presidenti che contano nel mondo del pallone. Invece si ritrova retrocesso. E l’onta lo potrebbe convincere ad abbandonare il calcio così come fece col ciclismo. Tanto che rifiuta qualsiasi avance berlusconiana: «Sì, da sempre sono tifoso del Milan, ma non c’è nessun interesse da parte mia a entrare nella società».

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