Alla scoperta del cloud

Sin da quando il cloud computing è apparso per la prima volta nel mondo IT, tutti hanno cercato di dargli una definizione e capire perché sia così importante. «Quello che è chiaro è che non esiste un’opinione comune su che cosa sia realmente il cloud computing,» ha ammesso pubblicamente l’organizzatore di una conferenza sull’argomento nel 2008 nelle annotazioni finali.

Il cloud è forse la versione del XXI secolo del time sharing, che permette agli utenti di accedere virtualmente ai vari tipi di risorse IT senza dover possedere un computer? È un ritorno al computing centralizzato, dovuto alle complessità in aumento, ai costi di gestione e alle inefficienze energetiche dei sistemi distribuiti? È forse l’evoluzione verso l’utility computing dove, come per l’elettricità e l’acqua, si può accedere all’IT da fornitori di servizi di grandi dimensioni e dietro un pagamento commisurato al consumo effettivo? Oppure il cloud è il passo successivo nella storia dei computer, le macchine stanno svanendo e diventando accessibili da qualsiasi luogo e la capacità elaborativa sta diventando sempre più incorporeo e sarà consumata dove e quando necessario.

«La crescita del cloud è qualcosa di più di un altro cambiamento di piattaforma, particolarmente gradito agli appassionati di tecnologia,» ha aggiunto, «senza dubbio trasformerà l’industria dell’information technology ma cambierà anche in maniera radicale il modo di lavorare delle persone e di operare delle aziende. Permetterà alla tecnologia digitale di penetrare in ogni angolo dell’economia e della società, portando con sé problemi politici piuttosto complessi».

La ragione, sia della grande eccitazione sia della mancanza di un consenso generale, è che il cloud è fondamentalmente un nuovo modello di computing, solo il terzo nella storia dell’industria IT, il primo era centralizzato e il secondo client-server. Non esiste un’unica dimensione intorno alla quale definire un modello di computing che rappresenti tutte le diverse opinioni. È come la fiaba degli uomini chiechi e dell’elefante, in cui ognuno di loro tocca una parte diversa dell’animale. Poi, confrontandosi su quello che hanno sentito, scoprono di essere in totale disaccordo.

Secondo alcuni, il cloud è essenzialmente l’Internet dei servizi che fornisce applicazioni, contenuti, gestione e molto altro a miliardi di persone e miliardi di cose. Non sarebbe assolutamente possibile supportare questi enormi volumi di servizi e dispositivi con architetture custom e ad-hoc. I servizi basati sul cloud richiedono un processo più standardizzato, una personalizzazione di massa, un approccio industrializzato alla produzione tra cui l’applicazione della tecnologia avanzata e una scienza rigorosa, l’ingegneria e delle metodologie di gestione.

Nell’economia industriale, la produzione era applicata soprattutto ai beni materiali, mentre i servizi erano secondari. Mentre la produzione di beni ottenne dei sostanziosi miglioramenti nella produttività, i servizi erano considerati di minore importanza. Nell’economia digitale questo sta cambiando, visto che gli strumenti IT stanno apportando ai servizi aumenti importanti della produttività dal punto di visto della tecnologia e dell’organizzazione. Una recente ralazione del professor John Zysman di UC Berkeley, «Escape from the Commodity Trap», spiega bene il ruolo delle tecnologie digitali nella trasformazione della produzione dei servizi. La prima parte della relazione tratta della trasformazione della produzione. «La trasformazione in corso della produzione di beni e servizi sta drammaticamente alterando ciò che viene prodotto, dove, come e chi trattiene il valore», scrive nell’abstract della relazione. La produzione include sia la fabbricazione che i servizi IT. La loro distinzione sta sfumando perché le aziende sono sempre più alla ricerca di nuove opportunità economiche aggiungendo servizi ai loro prodotti, elaborando tutti i tipi di prodotti come un servizio e migliorando l’efficienza dei servizi, offrendoli come prodotti ben progettati.

Nella relazione, Zysman esamina l’ampio spettro dell’attività dei servizi. Da una parte ci sono quelle attività che possono essere completamente automatizzate dall’IT, come gli Atm per le attività bancarie, le agenzie di viaggio su internet e altri siti web come Google, Skype e Netflix. Dall’altra ci sono quelle chiamate attività dei servizi irriducibili, che possono essere fornite solamente dagli esseri umani sia perché necessitano di capacità relazionali e giudizi che solo questi possono offrire, per esempio i giudici, sia per ragioni di costi e praticità, come parrucchieri o cuochi. Tra questi due poli si trova un’ampia varietà di servizi ibridi, che combinano gli esseri umani e gli strumenti IT, in settori come quello amministrativo, sanitario e vari tipi di attività di progettazione. La maggior parte delle attività di servizi nell’economia sono ancora irriducibili, ovvero forniti dagli esseri umani senza alcuna o poca assistenza tecnologica. Tuttavia, data la potenza in aumento e la sofisticatezza dell’IT, le tecnologie digitali sono sempre più applicate alle attività che richiedono intelligenza e capacità cognitive che fino a poco tempo fa erano viste come un ambito esclusivo degli esseri umani. «Le trasformazioni economiche più profonde e significative sono quelle che uniscono prodotti ICT con sensori – come nel settore infermieristico, nelle gru o nelle auto – con le capacità e il giudizio umano. Il valore dei servizi ibridi dipende da quanto le capacità umane sono aumentate attraverso sistemi ICT sempre più sofisticati».

L’iPod di Apple e il Kindle di Amazon.com sono due esempi di prodotti ibridi, dove i dispositivi fisici sono essenzialmente portali verso una pletora di musica e libri nel cloud. Il cloud computing sta accelerando questa trasformazione IT della produzione. Per capirne il perché, Zysman spiega la distinzione tra il cloud visto come «luogo dove avviene il computing» e il cloud come architettura, «un cambiamento nel modo in cui il computing è organizzato e in cui i nuovi concetti architetturali vengono attuati».

Written By
More from genteattiva

Trasferimento del lavoratore nell'ambito della stessa azienda

Il Ministero del Lavoro, con nota protocollare 37/20791 del 27 novembre 2013,...
Read More