24 Giugno 2024, lunedì
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Sanzioni internazionali per contenere la Cirenaica

Il cerchio delle sanzioni internazionali comincia a chiudersi attorno alle milizie del movimento federalista della Cirenaica (in arabo Barqa).

Il Consiglio di sicurezza, Cds, con la nuova Risoluzione 2146 (2014), ha rafforzato la posizione di Tripoli a qualche giorno dalla Conferenza internazionale di Roma sul sostegno alla Libia, dalla destituzione del premier Ali Zeidan e dal caso della nave Morning Glory trasportante illegalmente petrolio imbarcato in zona controllata dalle forze ribelli.

Mercantile Morning Glory
L’interdizione del traffico marittimo della Libia di Gheddafi decretato dalla Risoluzione 1973 (2011) era stato lo strumento con cui il Cds avevano iniziato l’azione internazionale conclusasi con la caduta del dittatore. A questo fine era stato decretato un embargo navale coercitivo relativo alle navi di qualsiasi bandiera, inizialmente applicato agli armamenti ed in seguito esteso ai carichi petroliferi.

Rilevante era stato il ruolo della Nato che con l’operazione Unified Protector aveva abbordato, per controllarne il carico ed eventualmente dirottare, decine di mercantili nell’area del Mediterraneo centrale, Golfo della Sirte compreso.

Con un’operazione condotta da forze speciali, il 17 marzo gli Stati Uniti hanno abbordato e dirottato il mercantile Morning Glory (senza bandiera perché cancellato dai registri della Corea del Nord) con un carico di petrolio proveniente dal terminal di Al- Sidra. L’azione è stata svolta su richiesta di Tripoli e di Cipro verso cui si approssimava la nave.

Il petrolio trasportato era stato sottratto alla società di Stato libica National Oil Corporation (Noc) nell’intento di finanziare il movimento. In precedenza analoga sortita sembra fosse stata tentata da una cisterna maltese perciò cannoneggiata dalle forze navali tripoline.

Black list di mercantili sospetti
Grazie all’iniziativa degli Usa e su richiesta di Tripoli è stata approvata lo scorso 19 marzo la Risoluzione 2146 che, sulla base del Capo VII della Carta, autorizza ispezioni in alto mare di navi sospette di trasportare illegalmente petrolio.

Riserve giuridiche espresse da Russia, Cina ed Argentina hanno determinato l’inserimento nel testo di affermazioni di principio sull’eccezionalità della misura e sull’applicabilità delle ordinarie regole del diritto internazionale del mare.

Di fatto gli abbordaggi non sono autorizzati nei confronti di qualsiasi mercantile sospetto – com’è nella prassi degli embarghi navali – ma solo di quelli compresi in una black list del Comitato sanzioni Onu stabilito dalla Risoluzione 1970 (2011).

Inoltre è previsto che il paese di bandiera dia il consenso all’abbordaggio; questo è comunque obbligato, a prescindere dall’intervento di altri paesi, ad impedire che la propria nave porti a termine il trasporto illecito esercitando così la prevista giurisdizione.

Il nuovo embargo presenta quindi un’inedita forma ibrida essendo selettivo quanto alle navi da fermare e consensuale quanto al ricorso ai poteri coercitivi. Notevolmente ridotti sono perciò i poteri attribuiti ai paesi terzi.

Tripoli non cede sovranità 
La Risoluzione 2146 non cita la Cirenaica ma fa riferimento al divieto di esportazioni illegali del petrolio i cui giacimenti (in gran parte localizzati nella regione orientale) sono considerati fondamentali per garantire l’indipendenza e l’unità del paese. Nessuna soggettività internazionale viene riconosciuta ai sedicenti gruppi insurrezionali i cui aderenti sono ritenuti semplici criminali alla stregua delle leggi libiche.

Questo spiega come sia stata necessaria la richiesta della Libia per giustificare l’interferenza della comunità internazionale su una questione che altrimenti sarebbe solo interna.

Altro sarebbe stato lo scenario se Tripoli avesse stabilito il blocco navale delle coste cirenaiche controllandone il rispetto con i propri mezzi, ma una simile misura postula la sussistenza di un conflitto internazionale come quello condotto da Israele nei confronti delle milizie di Gaza.

Tripoli mantiene invece il controllo delle proprie acque territoriali: il che è rilevante qualora mercanti tentino di aggirare l’embargo in alto mare navigando sottocosta verso est. Se un altro stato ne consentisse l’ingresso in un proprio porto, contravverrebbe però alle disposizioni del Cds.

La stabilizzazione della Libia la cui crisi interna è una minaccia alla pace è l’oggetto principale della nuova Risoluzione che va letta assieme alla 2144 (2014). Con quest’altra Risoluzione il Cds ha infatti prorogato il mandato della United Nation Support Mission in Libya (Unsmil) volta a garantire riconciliazione nazionale, stato di diritto e rispetto dei diritti umani.

L’Italia, tradizionale interlocutore privilegiato della Libia anche sul piano energetico e commerciale, è attivamente impegnata nel sostegno a Tripoli e quindi non può che considerare con favore l’intervento del Cds. Analoga è di certo la valutazione degli Stati Uniti che, come dimostrato con la Morning Glory, appoggiano con decisione il governo legittimo.

Ora c’è da aspettarsi che i paesi rivieraschi del Mediterraneo – e magari i membri Ue – prendendo spunto dalle misure navali adottate dal Cds diano finalmente vita ad una credibile cooperazione per la sorveglianza marittima contro i traffici illeciti.

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