19 Giugno 2024, mercoledì
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Selfie, delle parole da dire da morto. Necrologio mio me lo scrivo io

La moda del momento, il selfie, non conosce frontiere e adesso supera quelle della vita stessa. Dopo quello delle star di Hollywood e quello di Totti e compagni, l’ultimo arrivato della famiglia è il selfie-necrologio. La nuova tendenza che come spesso accade arriva dagli Usa e contagia, per prime, le star. Ovviamente non di foto si tratta, ma della volontà di scrivere da sé il proprio necrologio facendone, appunto, un selfie-necrologio.

“L’attore James Rebhorn – racconta Vittorio Sabadin su La Stampa -, famoso per Independence Day e per le serie tv Law and Order e Homeland, è morto qualche giorno fa a 65 anni, di melanoma. Di solito, ai funerali, qualcuno pronuncia un discorso per ricordare i meriti della persona scomparsa, ma questa volta non è stato necessario. Rebhorn aveva già scritto il proprio necrologio, un commovente testo dedicato a ringraziare i propri familiari e le persone che lo avevano aiutato nella vita che si concludeva con le parole: ‘Sotto ogni aspetto, sono stato un uomo fortunato’”.

Rebhorn non è il primo a scegliere di scrivere di proprio pugno le parole destinate ad essere lette nel giorno della dipartita. Prima di lui, semplici cittadini, ma soprattutto ‘vip’ di vario livello si sono cimentati con il selfie-necrologio. Un’esigenza, un bisogno che appare quasi naturale se ci si sofferma a pensare quale sia la qualità e la confezione media degli elogi funebri.

Nel caso di persone ‘comuni’ sono spesso dei collage di banalità che poco o nulla restituiscono della reale persona che se n’è andata. ‘Bravo padre’, ‘donna coraggiosa’ e simili sono una costante che ha più la sostanza del rumore di fondo che del ricordo vero.

E per le cosiddette star va anche peggio. Nel loro caso ai necrologi letti durante la cerimonia funebre, si sommano i coccodrilli pubblicati dai vari organi d’informazione. I coccodrilli sono, per chi nell’informazione non vive, i ricordi spesso preconfezionati dei personaggi noti pronti per essere pubblicati. E sono, questi coccodrilli, oltre che banali spesso anche infarciti di errori ed inesattezze.

Come nel caso di Manlio Sgalambro, filosofo siciliano scomparso poco tempo fa. Dopo la sua dipartita tutti si sono affrettati a mettere insieme un suo ricordo attingendo, spesso, da Wikipedia. Peccato che qualcuno avesse scientemente introdotto nella biografia online di Sgalambro degli errori come quello che lo voleva autore del testo di Fra Martino Campanaro. Errori rilanciati da molti, colpevolmente disattenti, ed errori che certo non hanno reso giustizia all’uomo.

Per evitare errori quindi, ma anche banalità di vario genere e tipo, meglio allora far da sé, fedeli al motto‘chi fa da sé fa per tre’. In fondo chi può conoscere meglio di sé stessi la propria personalità, la propria storia e le proprie inclinazioni. Selfandosi il necrologio si sarà sicuri che non conterrà banalità ed errori. Ma il fai da te offre, in questo caso, una possibilità in più: quella di dire quello che non si era mai detto, dalla confessione di un errore commesso a delle scuse che non si sono mai chieste. E questa forse è la potenzialità più intrigante del selfie-necrologio.

 

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