14 Giugno 2024, venerdì
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Le quote rosa, bocciate in politica, si affermano nelle società a controllo pubblico

In base alle informazioni che circolano in rete da qualche giorno, uno dei primissimi atti del governo Renzi – a firma dello stesso primo ministro, posto che la delega alle pari opportunità del sottosegretario Teresa Bellanova è recentissima e successiva al richiamato atto – è stata una diffida rivolta ad una Società Pubblica (di cui non si conosce il nome) che nel proprio consiglio di amministrazione non vedeva rispettato il numero minimo di consigliere donne stabilito dalla legge Golfo-Mosca (la n.120 del 2011).

Come noto la citata normativa ha inteso incidere in primo luogo sul mondo delle società quotate, ma affatto secondari sono gli effetti che si produrranno nel corso dei prossimi anni anche sulle società a partecipazione pubblica (si pensi a colossi come Eni, Enel, Finmeccanica, Terna) se il governo – come sembra voler dimostrare – si impegnerà affinché vengano rispettate nella costituzione degli organi di governo di dette società le percentuali di genere imposte per legge.

Il D.P.R. 30.11.2012 n° 25, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 28.01.2013, ha infatti assegnato al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato per le pari opportunità l’obbligo di vigilare sul rispetto della normativa in ambito pubblico. La mancanza di equilibrio fra generi all’interno della società controllate da pubbliche amministrazioni può essere fatta pervenire al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato per le pari opportunità da chiunque vi abbia interesse. Accertato il mancato rispetto della quota stabilita, le società diffidate dovranno entro sessanta giorni (termine rinnovabile una sola volta per uguale periodo di tempo) ripristinare il mancato equilibrio, pena la decadenza di tutti i componenti dell’organo sociale e la ricostituzione dell’organo nei modi e nei termini previsti dalla legge e dallo statuto.

Resta aperto – in assenza di un’anagrafe della società controllate da pubbliche amministrazioni – il problema del controllo di un gran numero di società che, in modo più o meno diretto, dipendono da pubbliche amministrazione locali quali Comuni, Province, Regioni, etc. Ai sensi della legge, le società pubbliche sono obbligate a segnalare il rinnovo dei propri organi sociali entro 15 giorni dalla nomina, ma in base alle prime stime sarebbero ben poche, rispetto ai numeri attesi, le società che avrebbero rispettato questo impegno.

Nonostante i problemi di attuazione della normativa, le quote di genere – recentemente bocciate alla Camera per il parlamento – sono ormai una realtà per le società quotate e a controllo pubblico, anche se solo alla fine del 2015 si avrà il quadro completo dei rinnovi dei consigli di amministrazione delle società pubbliche, essendo i primi partiti solo a febbraio del 2013 (sei mesi dopo rispetto alle società private per la mancata adozione del regolamento attuativo arrivato nel novembre 2012).

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