17 Giugno 2024, lunedì
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Legali, rispuntano le vecchie tariffe

L’avvocato costerà di più. Anche il doppio. Sarà questo il risultato più evidente di una battaglia che ha tenuto impegnata la categoria dei legali dal gennaio 2007, data di approvazione del pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni che abrogava le tariffe professionali. Ironia della sorte ora è un ministro dello stesso partito, il Pd, a firmare il decreto sui parametri, che finisce, di fatto per reintrodurre un punto di riferimento forte per la determinazione del valore della prestazione degli avvocati. E’ infatti vero che, come succede oggi, il professionista e il suo cliente possono liberamente concordare il compenso ma i nuovi parametri (per l’entrata in vigore si attende ormai solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) saranno un punto di riferimento molto più forte rispetto ai quelli attuali: non si applicheranno infatti solo nei casi di determinazione giudiziale dei compensi, ma anche tutte le volte che questo non è stato fissato in forma scritta, ogni volta che manchi l’accordo tra professionista e cliente, quando la prestazione professionale è resa nell’interesse di terzi, infine per prestazioni d’ufficio previste dalla legge. Di fatto manca poco per tornare alle vecchie, care tariffe. Anche perché il Consiglio nazionale forense, con un parere del 23 ottobre 2013 aveva già sostenuto l’opinabilità, da parte dell’ordine di appartenenza, dell’applicazione di onorari troppo bassi. Si legge infatti nel documento del Cnf che l’abolizione delle tariffe non ha intaccato la  “sopravvivenza del potere di opinamento delle parcelle in capo ai Consigli dell’Ordine degli avvocati”. Con i nuovi parametri tale potere non può che uscirne rafforzato. Inoltre il valore della prestazione dei legali risulta molto più alto di quello attuale. ItaliaOggi ha fatto alcuni calcoli  scoprendo, per esempio, che in una causa del valore di 75 mila euro il decreto ministeriale 140 (attualmente in vigore) fissa un compenso di 7.500 euro, mentre con i nuovi parametri lo stesso sale a 13.430. Praticamente il doppio. Interessante, per i legali, anche la reintroduzione delle spese generali, che consentono di aumentare le parcelle fino al 15%. Naturalmente non mancano agli avvocati gli argomenti per dichiararsi insoddisfatti. Intanto per la lunghezza dei tempi che sono stati necessari per dare attuazione a una disposizione precisa contenuta nella riforma forense. Poi perché hanno dovuto accettare alcune condizioni richieste dal ministero della giustizia, come il premio per la conciliazione, che ha l’obiettivo di velocizzare la risoluzione del contenzioso senza passare dalle aule dei tribunali. In questa direzione vanno altre disposizioni contenute nel decreto firmato da Andrea Orlando, come le sanzioni previste per l’avvocato che tira troppo in lungo la causa o intenta liti temerarie. Bisogna anche riconoscere che con il nuovo decreto si è messo fine ad alcune storture che penalizzavano gravemente il professionista. Basti pensare al compenso previsto per il precetto, dove a fronte di valori anche molto alti si prevedevano compensi irrisori. Ma è pur vero che al momento nessuna delle altre categorie professionali è riuscita ad ottenere qualcosa che assomigli vagamente alle vecchie tariffe professionali, anche se alcune professioni, soprattutto quelle che hanno più frequenti rapporti con la pubblica amministrazione, hanno subìto penalizzazioni gravissime dalla situazione di anomia normativa che si è venuta a creare. Potenza delle lobby.

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