25 Luglio 2021, domenica
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Export, Italia a doppia velocità. Sace: quest’anno crescita del 6,8%

Nell’intero anno 2013, la sostanziale stazionarietà dell’export nazionale (-0,1%) è la sintesi di dinamiche territoriali divergenti. Lo sostiene l’Istat, secondo cui l’Italia nordorientale registra una crescita importante (+2,4%) cui segue, in misura meno intensa, l’incremento delle vendite all’estero della ripartizione nordoccidentale (+0,6%). Risultano invece in marcata contrazione le vendite delle regioni dell’Italia insulare (-15%) e meridionale (-4,1%), in debole calo quelle dell’Italia centrale (-0,7%). Al netto dei prodotti petroliferi raffinati, la flessione registrata per l’export delle regioni dell’Italia insulare e meridionale si riduce nel complesso di 5,5 punti percentuali, passando da -8,7% a -3,2%. Nel quarto trimestre del 2013, rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite di beni sui mercati esteri risultano in diminuzione per l’Italia nordoccidentale (-1%), nordorientale e centrale (-0,6% per entrambe), mentre le regioni meridionali e insulari conseguono una rilevante espansione (+4,1%). Le regioni che contribuiscono a frenare l’espansione dell’export nazionale nel 2013 sono Sicilia (-14,8%), Toscana (-3,6%), Sardegna (-15,5%), Puglia (-10,4%) e Liguria (-6,2%). Tra quelle che forniscono invece un contributo positivo si segnalano Piemonte (+3,8%), Veneto (+2,8%), Emilia-Romagna (+2,6%) e Marche (+12,3%).
Sace: quest’anno prevista crescita del 6,8%. L’export italiano torna ad aumentare il passo e, dopo la performance pressoché stagnante nel 2013 (-0,1%), si prepara a mettere a segno un +6,8% nel 2014, accelerando il ritmo fino a raggiungere un valore di circa 539 miliardi di euro nel 2017, con un tasso di crescita media nel quadriennio del 7,3%. Lo si legge in Rethink, l’ultimo Rapporto Export di Sace, presentato, in collaborazione con Borsa Italiana.
Le previsioni di Sace confermano “il trend di risalita, relativamente sostenuto, delle nostre vendite all’estero: un cammino che, seppur caratterizzato da discontinuità e da cambiamenti di scenario repentini che hanno reso sempre più arduo il compito di formulare previsioni”, ha consentito di recuperare i livelli pre-crisi già nel 2011 (375 miliardi di euro di export in valore), ed è destinato a continuare nel medio-lungo termine. Secondo il rapporto, si rafforzerà sempre più il processo di riposizionamento delle esportazioni italiane verso i mercati emergenti. In cinque anni, il loro peso sull’export complessivo è aumentato di circa 4 punti percentuali, a fronte di una riduzione simile dell’incidenza degli avanzati; l’UE rappresenta ormai, oggi, meno della metà delle esportazioni italiane.
La classifica “top market”, stilata da Sace per segnalare i mercati a maggior potenziale di export, include un mix di destinazioni difficilmente etichettabile: da un lato, riflette a pieno la prevalenza dei maggiori mercati emergenti (Cina, Russia, Brasile e Turchia) e l’affermazione di nuove mete meno battute (Indonesia, Messico e Arabia Saudita ed Emirati); dall’altro lato, conferma la rilevanza di mercati avanzati ormai acquisiti quali Stati Uniti e Regno Unito.
Fuori classifica, guardando a un orizzonte di medio-lungo termine, meritano una menzione quelli che il Rapporto definisce possibili target di “prossima generazione”: mercati verso i quali il nostro export registra livelli ancora non elevati ma potrebbe trovare ottimi margini in futuro (Filippine, Malesia, Mongolia, Azerbaijan, Qatar, Cile, Colombia, Peru, Panama, Nigeria, Angola, Mozambico).
Per quanto riguarda i diversi settori, si conferma l’affermazione del Made in Italy, in cui spiccano, al fianco dei beni d’investimento a medio-alta tecnologica, i prodotti del nostro manifatturiero e, new entry di quest’anno, i beni agroalimentari. Le esportazioni italiane di beni agricoli e alimentari, sottolinea il rapporto, cresceranno persino più velocemente rispetto a quelle degli altri prodotti manifatturieri, grazie a punti di forza come tradizione e certificazione, e alle nuove tendenze di consumo, sempre più ricercate, sia per la genuinità dei prodotti sia per i riflessi sul lifestyle.

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