17 Giugno 2024, lunedì
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Risse al vertice della Lega Nord

Nei salotti televisivi a rappresentare il Movimento, con quel suo atteggiamento da «duro e puro», barba incolta e capello spettinato, ci va sempre lui. Così come alla radio, che è stata poi la sua scuola. Imperversa Matteo Salvini, il poco più che quarantenne segretario federale della Lega Nord che al congresso ha surclassato il senatùr Umberto Bossi, riprendendo in mano un partito falcidiato dalle guerre intestine, ridicolizzato dalle inchieste delle Procure tra diamanti, affari in Tanzania, lauree farlocche del figlio del capo e l’epopea quasi romanzesca del cerchio magico. Conquistata la Lombardia, l’ex leader delle ramazze Roberto Maroni ha voluto lasciare lo scettro al «padano comunista» Salvini. Testa calda, animo barricadero, ben lontano dalla Lega in giacca e cravatta immaginata dallo stesso Maroni. «Ma riuscirò a controllarlo, Matteo deve crescere, noi lo aiuteremo». pensava Bobo. E invece non è andata così, e la cosa gli sta sfuggendo di mano, seppure il governatore lombardo sia più concentrato sulla sua Regione e sull’Expo che non sulle beghe interne al Carroccio. Il nuovo corso di Salvini non piace a tutti nella Lega. Anzi. In tanti pensano che, bucando a modo suo lo schermo, potrebbe pure riuscire nell’impresa di conquistare il 4% alle elezioni europee, ma da qui a governare il Movimento ce ne passa. Al congresso federale l’esclusione di alcuni competitor come il vicecapogruppo alla Camera Gianluca Pini per un vizio di forma nella consegna delle firme, quindi la mancata partecipazione per non aver raggiunto il quorum di sostenitori del presidente del Copasir Giacomo Stucchi e del consigliere regionale bolognese Manes Bernardini, hanno creato diversi dissapori. Screzi e divergenze che gradualmente si stanno trasformando in una silenziosa ma assai attiva (e combattiva) minoranza interna, che sta prendendo forma attorno alla figura di Giovanni ‘Gianni’ Fava. E’ lui, l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, il nuovo avversario interno di Salvini. I motivi di scontro, a partire dai contenuti, non sono mancati in questi ultimi tempi. Ricordate il tweet di Fava seguito da interviste a favore della legalizzazione della cannabis? E i forti, fortissimi dubbi, dell’assessore lombardo, e di altri come Pini e il sindaco di Verona Flavio Tosi, sulla battaglia di Salvini per uscire dalla moneta unica? La campagna elettorale impostata dal segretario federale al grido «Basta Euro», spalleggiato in questo dall’economista milanese Claudio Borghi Aquilini, fa storcere più di un naso. Soprattutto quello di Fava. Tanto che c’è chi nella Lega si chiede perché la linea politico-economica del partito debba essere dettata da uno studioso come Borghi che non fa parte del gruppo dirigente e scrive su il Giornale della famiglia Berlusconi. D’altronde, sabato scorso all’evento per la presentazione del manuale «Basta Euro» a Milano la sala della Provincia era sì piena, ma si contavano parecchie assenze eccellenti tra i maggiorenti padani. Così come domenica scorsa a Modena, quando Salvini ha convocato una manifestazione dopo il ritrovamento di una bomba vicino alla sede del Carroccio. Anche lì erano ben pochi i dirigenti nazionali presenti. La battaglia interna tra Salvini e Fava è comunque iniziata da tempo. Qualche settimana fa il direttivo nazionale lombardo ha respinto il ricorso per il commissariamento della segreteria provinciale di Mantova, guidata da Cedrik Pasetti, uomo vicino a Fava. Il risultato è stato letto da più parti come una vittoria dell’assessore regionale sul segretario federale, che aveva deciso di fare pulizia in terra virgiliana per imporre gente di sua fiducia. Incassato il colpo, Salvini è subito passato al contrattacco: la settimana scorsa il vice segretario della Lega Nord – Lega Lombarda Stefano Borghesi, suo uomo di fiducia, ha comunicato la nomina di due vicesegretari nazionali (della ‘nazione’ Lombardia): Cristian Invernizzi e Massimiliano Romeo. Peccato che, con Invernizzi, l’altro vicesegretario fino al giorno prima fosse lo stesso Fava, che in vista delle elezioni è stato così defenestrato senza nemmeno una telefonata per informarlo. Facile immaginare che la faida non finisca qui.

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