25 Settembre 2021, sabato
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Alitalia esce dalle sabbie mobili

La vicenda Alitalia è uscita definitivamente dai confini nazionali. Dopo il tentativo dei “capitani coraggiosi” di salvare il vettore nazionale e la lunga e complicata trattativa con Air France, il governo e il management di Alitalia sembrano aver deciso.

Sarà Etihad il partner della nostra compagnia di bandiera. Entrerà nel capitale, contribuendo a ridefinire il piano delle rotte e avanzando anche l’interesse per la società di controllo e gestione dell’hub di Fiumicino.

Letta nel Golfo
A suggellare questa ipotesi è stato il nostro premier Enrico Letta nel corso della sua ultima missione nel Golfo. Ora è in corso la due diligence, il processo investigativo che viene messo in atto per analizzare valore e condizioni di un’azienda.

A causa di qualche possibile ostacolo – in primis i tempi sensibili dei livelli occupazionali in Alitalia e delle tariffe aeroportuali – questa fase durerà almeno un mese. La strada sembra però segnata e il tempo necessario a definire i dettagli è garantito dall’ingresso di Poste italiane nel capitale della compagnia di bandiera.

L’accordo è di per sé non solo necessario, ma anche opportuno perché in un mercato come quello del trasporto aereo è impossibile immaginare di rimanere soli.

L’alleanza Skyteam – di cui Alitalia è parte insieme ad Air France, Klm e alla stessa Etihad – ha dimostrato di funzionare solo parzialmente ed è servita per raggiungere in parte economie di scala, ma non ha salvato Alitalia dalle sabbie mobili dei debiti.

Con Etihad si potrà discutere una razionalizzazione delle rotte e dei costi, rafforzando il ruolo della nostra compagnia come vettore regionale senza trascurare le opportunità sul lungo raggio che offre il partner emiratino.

Etihad Airways è operativa dal 2003 e ha trasportato nel 2013 circa 12 milioni di passeggeri; dal suo hub, l’Abu Dhabi International Airport, serve 102 destinazioni per il trasporto passeggeri e merci in Medio Oriente, Africa, Europa, Asia, Australia e America con una flotta di 89 Airbus e Boeing.

La compagnia ha ordinato altri 220 aerei, tra cui 71 Boeing 787 e 10 Airbus A380, il più grande aereo passeggeri del mondo.

Levata di scudi
La notizia dell’accordo ha ovviamente provocato una levata di scudi da parte dei concorrenti. Non tanto di Air France, ormai rassegnatasi a rimanere nel capitale di Alitalia in una posizione minoritaria, ma soprattutto di Lufthansa che ha denunciato alla Commissione europea il dossier Alitalia per supposti aiuti di Stato e violazione della concorrenza. La Commissione si è pronunciata a tempo di record, respingendo la denuncia tedesca.

Il rapporto tra Etihad e il governo emiratino è infatti al di fuori del perimetro della competenza europea. Il faro di Bruxelles è invece ancora acceso sulla natura del prestito garantito da Poste italiane per l’aumento di capitale.

Secondo i tecnici europei, questa seconda operazione potrebbe presentare profili di incompatibilità con le regole del mercato. Alitalia e Etihad hanno però confermato che entro un mese sarà definito l’accordo tra le parti e il ruolo di Poste potrebbe quindi risultare temporaneo e comunque diluito.

Malpensa penalizzata
Se i profili di ottemperanza alle regole di mercato sembrano quindi rispettate non saranno né poche né indolori le possibili ricadute del nuovo corso sul mercato domestico. Un piano di rilancio industriale per Alitalia comporta una razionalizzazione dei costi e degli strumenti operativi, a cominciare dall’individuazione dei nuovi hub.

Da questo punto di vista, mentre sembra essere pienamente salvaguardato se non addirittura valorizzato il ruolo di Fiumicino, le prime notizie relative all’accordo sembrano penalizzare fortemente Malpensa, sacrificata per dirottare molti dei voli nazionali e regionali verso Linate.

Ma è la sorte di numerosi scali nazionali a rimanere quanto mai incerta, nonostante il recente piano aeroporti varato dal governo e dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi. Occorrerà vedere quanti e quali scali aeroportuali Etihad e Alitalia riterranno strategici e se la rete – molto capillare – degli aeroporti italiani potrà servire al meglio le esigenze di redditività della nuova alleanza.

Chiuso – si spera presto e bene – il fronte esterno, Alitalia rischia di essere ancora a lungo un problema per il governo italiano e per il fronte interno.

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