25 Febbraio 2024, domenica
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Ferrero scommette sulla Cina

Duecentoquaranta milioni di euro su un fatturato globale del gruppo di 8 miliardi. Questi i numeri di Ferrero in Cina: il produttore dei Tic Tac, della Nutella e dei cioccolati Kinder ha dunque potenzialità nel vasto mercato cinese. «In Cina abbiamo tre pilastri», afferma il vicepresidente mondiale del gruppo e presidente di Ferrero Azienda Italia spa Francesco Paolo Fulci, già ambasciatore e diplomatico anche presso le Nazioni Unite. «Il primo è Ferrero Rocher, il secondo il Kinder cioccolato e il terzo Kinder Joy. In particolare Rocher, simbolo dell’arte pasticcera italiana e icona internazionale per un regalo di prestigio. Un prodotto che piace moltissimo ai cinesi per il suo incarto dorato, sinonimo di ricchezza, e per la forma sferica che è di buon auspicio. In mandarino il nome Ferrero Rocher richiama quello di “sabbia dorata”».

Anche il Kinder cioccolato riscuote un buon successo, «perché è un prodotto pensato apposta per i bambini», continua Fulci. «Il successo non dipende solo dal cioccolato ma dal latte di cui è costituito un terzo del prodotto». Il terzo spunto riguarda il Kinder Joy, in Italia noto come Kinder Merendero, il prodotto che da una parte ha una doppia crema al latte e alle nocciole e cacao, e nell’altra metà la sorpresa.

Non è sempre stato tutto rose e fiori per il gruppo piemontese in Cina. «Soprattutto agli inizi non sono mancate le difficoltà», continua il presidente di Ferrero Azienda Italia spa. «Il Ferrero Rocher era copiato a mani basse ma finalmente per la prima volta, nel 2006 e nel 2008, due Corti d’appello cinesi hanno dato ragione a Ferrero accusando la società che aveva copiato il prodotto, Montresor». La Corte suprema di Pechino nel 2008 confermò la sentenza di secondo grado nella quale la Montresor veniva condannata a pagare un risarcimento simbolico di 50 mila euro e a cambiare la confezione, uguale a quella dei Ferrero Rocher, i cui cioccolatini all’interno però avevano un sapore totalmente differente.

La Cina oggi è diventata il mercato numero uno per la vendita dei Ferrero Rocher, grazie al suo sistema logistico e al modello distributivo, 80 i distributori, che permette di avere una presenza capillare in un mercato vastissimo. «Perché la nostra qualità», precisa l’ambasciatore, «deve sempre essere altissima, non facciamo sconti su questo né scendiamo a compromessi. Il gruppo Ferrero sull’altare della qualità ha sacrificato qualsiasi economia».

La Cina per il gruppo rimane uno dei mercati più importanti e la sua ambizione è quella di soddisfare un numero sempre crescente di clienti, continuando ad ampliare l’offerta dedicata al consumatore cinese. Il primo obiettivo è infatti quello di far debuttare in Cina altri prodotti, tra i quali il Kinder Bueno.

Ma non basta. La società di Alba, quarta a livello mondiale nel settore dei prodotti a base di cioccolato dietro Nestlé, ha intenzione di costruire in Cina uno stabilimento. L’ambasciatore Fulci spiega che andranno sul mercato coi piedi di piombo con l’obiettivo di fornire prodotti ancora più freschi, aumentare la penetrazione nelle province che ancora non raggiungono e costruire un rapporto di fiducia con i consumatori cinesi.

Quando il presidente Fulci parla della sua azienda lo fa sempre con entusiasmo. «Vede, la nostra è una grande famiglia: la Fondazione Ferrero si preoccupa dei lavoratori dell’azienda anche quando vanno in pensione. In quel momento cambiano la casacca ma rimangono sempre della famiglia che continua a tutelarli». Forse questo è uno dei motivi per cui in sessant’anni di attività non c’è mai stato uno sciopero contro Ferrero.

Recentemente Ferrero ha ricevuto il premio China Awards della Fondazione Italia Cina e di MF/Milano Finanza. «Un riconoscimento ambito», conclude Fulci, «che apprezziamo molto e che consideriamo come incentivo a fare meglio».

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