5 Marzo 2024, martedì
HomeItaliaEconomiaL’export delle imprese italiane in Cina cresce dell’8,1%

L’export delle imprese italiane in Cina cresce dell’8,1%

È partito dal paesino brianzolo di Orsenigo nel 2009, destinazione Cina, con le sue innovative bobine intelligenti che fanno bene all’ambiente perché riducono l’inquinamento prodotto da auto e mezzi di trasporto. Sono ricercate da tutte le più grandi case automobilistiche che in Cina hanno il loro più vasto mercato: quasi 22 milioni le vetture vendute nel 2013. Così, Pasquale Forte, presidente dell’italiana Eldor, che ha, e continua ad avere, il suo quartiere generale a Orsenigo, ha deciso di avvicinare la sua produzione di bobine «ecologiche» alle fabbriche cinesi che producono auto, accogliendo la richiesta di ridurre le distanze che gli era arrivata dai grandi gruppi automobilistici che producono in Cina. Così, nella prima fase del suo investimento, nel 2012, ha speso 36 milioni per realizzare il suo stabilimento a Dalian, città di 6,2 milioni di abitanti, terzo porto per importanza della Cina, dove oggi produce 50 milioni di pezzi destinati a 12 milioni di vetture del mercato cinese, praticamente la metà di quelle vendute l’anno scorso. Nel suo stabilimento, di design, robotizzato, realizzato in sei mesi, attiverà quest’anno una seconda linea produttiva, automatizzata che gli permetterà di raddoppiare il fatturato. Una storia che racconta il successo di una eccellenza tecnologica italiana nella componentistica di elettronica sofisticata per l’automotive destinata a ridurre l’inquinamento ambientale, settore dove la Cina ha necessità di importare soluzioni innovative. Successo ottenuto in Cina grazie al supporto e ai servizi della Fondazione Italia Cina presieduta da Cesare Romiti. Certo non sono state tutte rose e fiori, si sono dovuti superare ostacoli derivanti dall’incomprensione culturale, problemi legati ai brevetti, e anche alla contraffazione, terreno sul quale la Cina dovrà migliorare la normativa per ridurre il fenomeno dai contorni molto vasti. I cinesi possono arrivare a copiare tutto il prodotto e per farla franca basta che non mettano il marchio. Una storia emblematica, quella della Eldor, che bene descrive le opportunità offerte dal mercato cinese, ma anche le criticità di quel paese, secondo quanto ha detto Pasquale Forte, intervenendo al VII «Forum Storie di successo italiane in Cina», organizzato dalla Fondazione Italia Cina (che quest’anno festeggia il suo decennale), in collaborazione con Intesa Sanpaolo (in Cina da 30 anni, e tra i soci fondatori della Fondazione di Romiti) e il contributo di Genertec Italia e Fercam. Insieme a lui, a raccontare la propria avventura in Cina, anche Pier Luigi Miciano, presidente di Coveme, azienda leader nella produzione di backsheet per moduli fotovoltaici che nel 2011 ha aperto il primo stabilimento produttivo in Cina; Massimo Roj, architetto milanese presidente e a.d. di Progetto Cmr, società multinazionale specializzata nella progettazione integrata per la sostenibilità ambientale (dalle case e gli uffici ai masterplan urbani, passando per gli stadi), fra i 100 studi di architettura più importanti del mondo e che sta per aprire in Cina la sua prima società di ingegneria. Dalla meccanica alla green economy dei pannelli fotovoltaici per le energie rinnovabili, al design e l’architettura italiana, le storie italiane di successo in Cina di ieri parlano anche di agroalimentare con l’esperienza di Helmuth Senfter, presidente Grandi Salumifici Italiani Cina che con la società Shanghai Yihua Food Ltd dal 1995 produce salumi italiani destinati al mercato asiatico. Gli investimenti delle imprese italiane in Cina, paese ritenuto strategico per la crescita economica dell’Italia, sono aumentati. Nel 2013 hanno toccato quota 233 milioni di euro ((316 milioni di dollari), con un incremento del 28,92% che recupera in parte il calo del 36,62% registrato nel 2012. Nel 2013 l’export italiano in Cina è cresciuto di oltre 960 milioni di euro (1,3 miliardi di dollari), +8,13% secondo i dati del Centro studi della Fondazione Italia Cina e anche l’import italiano è lievemente aumentato. L’interscambio tra i due paesi è passato da 30,4 miliardi di euro (41,91 miliardi di dollari) a 32 miliardi di euro (43,33 miliardi di dollari), ancora distante dai 37,9 miliardi di euro (51,3 miliardi di dollari) del 2011, ma in crescita del 3,38%. Ora, all’orizzonte si profila l’Expo Milano 2015, con un milione di visitatori cinesi annunciati.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti