25 Febbraio 2024, domenica
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Terremoti, la Protezione civile blocca la ricerca sismica: sospetti di opacità nell'uso dei fondi

Sembra una contraddizione assurda. Il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, sono stati costretti a sospendere i bandi per la ricerca sismica che erano stati emanati nell’ambito di un accordo quadro con l’Ingv (l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) per finanziare, con circa 900mila euro, i ricercatori italiani affinché studiassero i terremoti.

Questo avviene in uno dei Paesi più sismici al mondo, nella Penisola nata dal sollevarsi dell’enorme T montuosa di Alpi e Appennini; nel Paese che ha ancora caldo il ricordo dei terremoti terrificanti del Friuli e dell’Irpinia e – in anni più recenti – dei sismi che hanno spazzato l’Aquila o l’Emilia e la Bassa lombarda.

Succede nel Paese squassato ogni giorno da scosse sotterranee, in Umbria, in Garfagnana, in Campania; nei Paese che ha il Vesuvio, l’Etna e Stromboli e che con l’isola di Vulcano ha dato il nome in tutto il mondo a uno dei più appariscenti fenomeni geologici. Accade nel Paese che ha la più antica e profonda esperienza geotermica e che nasconde grandi risorse petrolifere non sfruttate nel sottosuolo. Nel Paese che mette sotto processo eminenti scienziati sulla prevedibilità dei terremoti.

Ebbene, questo Paese si è visto costretto a fermare i bandi per la ricerca sismica. Perché? Perché Gabrielli e Carrozza avrebbero avuto il sospetto che i bandi siano stati gestiti secondo criteri “baronali” e con modalità opacissime. Tutto da dimostrare, beninteso. Ma nei fatti nelle scorse settimane hanno dovuto fermare tutta la procedura di assegnazione dei finanziamenti pubblici.

Uno è sul “miglioramento delle conoscenze per la definizione del potenziale sismogenetico”, cioè come definire il potenziale di nascita di un terremoto, per circa 400mila euro. Un secondo tema di ricerca è sulla pericolosità, argomento fondamentale, pari a circa 360mila euro. La terza linea di ricerca riguarda la “previsione a breve termine e preparazione dei terremoti”, cioè la possibilità di intuire qualche vaga anticipazione delle catastrofi future, con un valore di oltre 130mila euro. Cifre in apparenza modeste ma questi piccoli stanziamenti, per un mondo della ricerca sempre assetato di fondi, rappresentano una boccata d’aria per poter avviare qualche studio utile alla collettività.

 

Molti ricercatori di diverse discipline – geochimica, geofisica, vulcanologia e così via – appena hanno letto i bandi sono rimasti a bocca aperta. Per esempio, due dei tre bandi non avevano titolo: se solamente chi ha emanato il bando sa qual è il titolo, ha estrema discrezionalità nello scegliere le ricerce cui destinare fondi. Per esempio, alcuni bandi sono stati pubblicati subito prima della loro scadenza: avrebbe potuto parteciparvi solamente chi ne avesse avuto in anticipo le bozze. E tanti altri dettagli che avrebbero potuto dividere i ricercatori in due categorie: i futuri vincitori, e tutti gli altri. Probabilmente la sequenza che ha costretto a sospendere queste ricerca è effetto di approssimazioni, di errori, di superficialità. Probabilmente. Ma certamente è un altro indizio del degrado da cui cercano di uscire i ricercatori.

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