25 Luglio 2021, domenica
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La strana minaccia degli emendamenti sul poligrafico di stato di Foggia

3563aIl deputato M5S Giuseppe L’Abbate presenta una interrogazione al Ministro Saccomanni alla luce dei tentativi del Partito Democratico di togliere la produzione degli scontrini del Lotto al Poligrafico della Capitanata e “regalarla” a Lottomatica

Una storia che affonda le sue radici nei primissimi anni ’30. Una storia di cellulosa e carte valori, targhe automobilistiche, ricettari medici e scontrini e che ora pare si cerca di “piegare” agli interessi delle concessionarie dei giochi nazionali. Parliamo dello stabilimento di Foggia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), nato come fucina di carta per la propaganda mussoliniana che ha raggiunto l’apice tra gli anni ’80-’90 con quasi 2.000 dipendenti e che oggi conta 400 dipendenti comprensivi dell’indotto. La cartiera foggiana è tornata al centro del dibattito politico a causa di due emendamenti al Decreto Stabilità su cui tutti i parlamentari foggiani hanno espresso il loro voto contrario. A presentare le due modifiche di legge (identiche persino nelle virgole) tre deputati del Partito Democratico: da un lato il bergamasco Antonio Misiani e il potentino Roberto Speranza, capogruppo alla Camera, dall’altro Paola De Micheli da Piacenza. Due emendamenti reputati inizialmente inammissibili dal Governo, poi accettati nella discussione e, infine, rigettati dal voto della Commissione Bilancio e del viceministro Fassina.

Obiettivo degli emendamenti modificare la legge costitutiva dei Poligrafici di Stato, la 559 del  1966, per fare in modo che siano da intendere “ricevute di introiti” esclusivamente quelle “destinate ad attestare l’effettuazione di pagamenti dovuti allo Stato o alle Pubbliche Amministrazioni”. Tradotto dal burocratese: le ricevute del Gioco del Lotto, la cui organizzazione e gestione è affidata a Lottomatica (oggi Gtech S.p.A.), non dovrebbero essere più prodotte necessariamente dall’IPZS. Un colpo ad un’azienda pubblica per un “regalino” ad una impresa privata concessionaria di Stato.

Le ricevute in questione, infatti, sono al centro di una diatriba giudiziaria tra il Poligrafico di Stato e Lottomatica, non ancora conclusa e su cui l’emendamento avrebbe posto definitivamente fine. Dopo numerosi tentativi di smarcarsi dall ’IPZS, col fine di abbattere i costi di produzione degli scontrini effettivamente non bassi in virtù di un prodotto definito “carta valori” e di alta qualità secondo i criteri di anti-falsificazione, Lottomatica indice una gara pubblica europea ad agosto 2012. Il Poligrafico impugna il bando dinanzi al Tar del Lazio che, l’11 ottobre 2012, sancisce che la produzione spetta “ex lege” allo Stato. Lottomatica non ci sta e ricorre al Consiglio di Stato, a febbraio scorso, ribaltando l’esito e vedendosi riconosciuta la validità del bando.

La gara pubblica europea (base d’asta al ribasso di 27 milioni di euro) viene vinta, dunque, dalla società “PCC Giochi e Servizi S.p.A.”, controllata al 100% dal Gruppo Lottomatica, e dal “Rotolificio Bergamasco”. Dal 30 settembre, la società non richiede più gli scontrini all’IPZS di Foggia ed inizia a stamparli in proprio, risollevando la “PCC” da un periodo di crisi del settore. Fatto sta che, attualmente, vi sono due tipologie di scontrini in circolazione: uno filigranato prodotto dal Poligrafico e l’altro senza filigrana realizzato nello stabilimento di Tito (Potenza), dove non viene effettuato alcun controllo da parte del Ministero dell’Economia.

Una storia intricata ed a tutto vantaggio del Gruppo Lottomatica – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L ’Abbate (M5S) – Ma anche delle due aziende di Potenza e Bergamo: proprio le due città dei deputati Speranza e Misiani che, ovviamente, se interpellati sapranno spiegare il senso dell’emendamento e il loro non coinvolgimento diretto a titolo personale nella vicenda. Certo è strano che tre esponenti dello stesso Partito Democratico presentino due emendamenti identici persino nelle virgole con lo stesso obiettivo: avranno un innato dono di telepatia!”.

La produzione di scontrini del Gioco del Lotto è stata da sempre affidata ai Poligrafici di Stato, sin da quando il sistema di giocata non era automatizzato. Difatti il gioco è tuttora proprietà dello Stato, mentre l’organizzazione e la gestione è affidata a Lottomatica (Gtech S.p.A.). Tuttavia lo scontrino non rientrò nel decreto ministeriale del 4 agosto 2003 in materia di carte valori e produzioni ad alto rendiconto: una svista ammessa – tardivamente – anche dallo stesso Ministero dell’Economia a cui, però, non fu mai posto rimedio. Una strana dimenticanza dato che lo scontrino in questione è sempre stato trattato come “carta valori”, costituendo ricevuta di introiti dello Stato sia attraverso il gioco sia attestando il pagamento di imposte come il canone tv o il bollo auto. A sanare la questione ci avevano provato con l’art. 17-bis del cosiddetto “Decreto del Fare”, prescrivendo l’adozione di un decreto ministeriale di natura non regolamentare per la stesura delle carte valori da produrre.

Ma dato che questo decreto tarda ad arrivare e dato che su questa faccenda sembra l’ombra dei soliti noti – conclude il deputato M5S Giuseppe L’Abbate – ho presentato un’interrogazione al Ministro Saccomanni per chiedere di rispettare i dettami del “Decreto del Fare” e, nell’attesa dell’adozione del decreto, di effettuare almeno ispezioni presso la ditta di Potenza per il controllo e lo smaltimento degli scontrini prodotti, come previsto per l’IPZS di Foggia e in considerazione sia della proprietà dello Stato del Gioco del Lotto sia dell ’utilizzo degli scontrini come ricevute per imposte”.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

on. Giuseppe L’Abbate

 

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