21 Giugno 2021, lunedì
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Subito primo in cento Paesi il disco «a sorpresa» di Beyoncé: per la musica digitale è già tempo di reinventarsi

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» Il tormentone lanciato in «Ecce Bombo» da un giovanissimo Nanni Moretti in disperata ricerca di visibilità alle feste degli amici a quanto pare può essere preso in prestito con una certa efficacia dall’industria del disco in crisi. L’interrogativo epocale è: cosa fare per guadagnare l’attenzione di un pubblico sempre più distratto e orientato al libero download, legale o meno, o allo streaming, in gran parte gratuito anche quello?

Opzione valida per tutte le stagioni: tentare l’effetto sorpresa. In casa Sony per esempio ne hanno escogitata una efficace: l’attesissimo album omonimo di Beyoncé, sul quale già da qualche mese circolavano rumors che ne fissavano la pubblicazione nel 2014, è uscito venerdì scorso direttamente sulla libreria di iTunes senza preavviso.

Il risultato? La bellezza di 570mila copie scaricate solo nel primo giorno di reperibilità. Potenza dei moderni strumenti di condivisione web – social network ma anche siti di informazione on line – che hanno fatto da cassa di risonanza all’evento trasformando quella che poteva sembrare assenza di hype in un moltiplicatore di hype. La versione fisica dell’album dovrebbe arrivare entro fine anno (meglio restare nel vago anche stavolta, l’esperienza insegna), ma a quanto pare sarà un dettaglio.

Le 14 tracce audio e i 17 video che compongono «Beyoncé» hanno già raggiunto in oltre 100 Paesi, Italia compresa, la posizione numero 1 nella classifica di iTunes, mandando letteralmente in tilt i server del sito. Un «caso di studio» anche per la strategia di lancio «partecipata»: è stato il pubblico, nelle prime giornate di fruizione, a votare il brano «XO» primo singolo. A partire da oggi il brano passa su tutte le radio, mentre sempre da oggi, dalle 18, i video di «XO» e «Drunken in love» sono disponibili sul sito dell’artista.

Sofisticate strategie di marketing che fanno il paio con la scelta del gigante svedese dello streaming musicale Spotify di rendere fruibili gratis i propri servizi anche su dispositivi mobili (tablet e smartphone), in modalità shuffle. Fino alla scorsa settimana era possibile accedere a Spotify su mobile soltanto sottoscrivendo un abbonamento premium, per circa 10 euro al mese.

In più la versione free diventa illimitata su ogni dispositivo: viene a cadere infatti il limite delle 10 ore al mese. Si punta insomma a raggiungere il numero più alto possibile di utenti, recuperando attraverso la pubblicità quello che magari si può pensare di perdere in termini di proventi diretti per l’accesso al servizio.

Ennesima trovata «visionaria», nel senso di Steve Jobs, per il gruppo che al momento serve complessivamente 55 Paesi, offrendo ai circa 24 milioni di utenti attivi un patrimonio di 20 milioni di canzoni. La versione premium di Spotify resta comunque al centro dell’offerta, per gli utenti più esigenti che pretendono il pieno controllo di ciò che ascoltano.

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