25 Febbraio 2024, domenica
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Ilva, il latitante Riva tratta “Fateci vedere il carcere”

Fabio Riva, uno dei proprietari dell’Ilva al centro dell’inchie – sta per disastro ambientale, continua a battersi per evitare l’estradizione a Taranto dal suo “esilio” in libertà vigilata a Londra. L’esito potrebbe dipendere dalla trattativa intavolata tra il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e gli avvocati inglesi dell’in – dustriale, aperta via lettera dai legali. Gli stessi che lo assisteranno nell’udienza dinanzi al giudice distrettuale che dovrà decidere se estradarlo in Italia oppure consentirgli di proseguire la sua latitanza dorata. NELLA lettera alla Procura di Taranto, i legali hanno chiesto di poter inviare un loro esperto a valutare le condizioni del carcere che dovrebbe ospitare Riva. “Non spetta a noi decidere” hanno replicato i pubblici ministeri, che hanno immediatamente girato la palla al Dap. Il 4 dicembre scorso, il dipartimento ha rigettato la richiesta definendo non “sufficiente – mente motivata” l’istanza arrivata dall’Inghilterra. La vicenda poteva chiudersi qui e invece il dipartimento ha lasciato comunque una porta aperta. Secondo quanto ricostruito dal Fatto , il Dap ha infatti specificato che se la richiesta fosse stata giustificata in maniera più esauriente, l’amministrazione penitenziaria l’avrebbe valutata di nuovo. I legali di Fabio Riva, non si sono fatti sfuggire l’oc – casione e pochi giorni dopo il “no” ricevuto da Roma, hanno inviato una nuova lettera direttamente al Dipartimento del ministero della Giustizia. Poche pagine per esprimere in maniera più chiara le motivazioni per le quali è necessario consentire a un esperto di visitare il carcere ionico, dove al momento sono detenute oltre 600 persone, e stabilire se ci sono le condizioni per ospitare anche l’ex latitante Fabio Riva. Insomma, un ultimo capitolo, non di poco conto, prima che la battaglia giudiziaria in corso da un anno tra Procura di Taranto e difensori inglesi possa giungere alla fine. La decisione della Corte inglese, infatti, dovrebbe giungere a gennaio 2014. Nelle scorse settimane, i pubblici ministeri di Taranto hanno inviato a Londra una nuova memoria per ribadire la necessità di decretare l’estradizione che il prosecuto r , il pubblico ministero inglese, ha presentato al giudice distrettuale lo scorso 9 dicembre. Un rischio che evidentemente diventa sempre più vicino e che quindi ha spinto i difensori a giocarsi per due volte la carta del sopralluogo. Un’ultima spiaggia. Perché Fabio Riva non ha intenzione di fare “nemme – no un giorno di carcere” ed è per questo che scelse di volare all’estero poco prima che la magistratura di Taranto firmasse l’ordine di carcerazione nel novembre 2012. A RACCONTARLO sono i suoi familiari che, ignari di essere intercettati, commentavano la scelta di lasciare l’Italia: “Fabio non ascolta nessuno e fa solo di testa sua”, ma soprattutto “non ne voleva saper nulla e non era sicuro al 100 per cento che gli avrebbero dato i domiciliari”. Così l’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, volò in Inghilterra sfuggendo al carcere. Fino al suo arresto, il 22 gennaio 2013, la latitanza di Fabio Riva non sembrava essere particolarmente limitante. Per festeggiare il nuovo anno, ad esempio, secondo quanto emerso dalle indagini, negli ultimi giorni del 2012 Riva lasciò la sua residenza londinese per raggiungere le coste francesi e trascorrere la notte di San Silvestro a bordo della “RA”, l’im – barcazione di famiglia ormeggiata a Beaulieu sur mer, in Costa Azzurra. L’Interpol e la gendarmeria francese arrivarono qualche giorno più tardi, ma del latitante non c’era traccia. A distanza di un anno dal suo arresto, quindi, la vicenda potrebbe trovare una fine. In caso di accoglimento, Riva si dovrebbe difendere di fronte al suo giudice naturale. E magari anche spiegare ai cittadini di Taranto il significato di una frase intercettata dai finanzieri, in cui affermava: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata”.

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