22 Giugno 2021, martedì
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Legge di stabilità arriva la tassa sugli Smarthphone voluta da Gino Paoli (Siae)

Con la Legge di Stabilità arriva una vera e propria legge sugli Smartphone. Attraverso infatti l’aumento dell’Equo Compenso che si paga alla Siae per utilizzare dispositivi portatili che possono offrire materiale coperto da copyright, ci saranno aumenti che potrebbero arrivare fino a far pagare agli utenti il 500% di più su tablet e smart Tv.

Gli utenti piangono, la SIAE sorride. Con un emendamento presentato all’ultimo minuto dai parlamentari del PD, nella nuova legge di Stabilità viene inserito un aumento per i compensi di copia privata destinati proprio alla SIAE. Il concetto è sempre quello: con la scusa che tutti gli italiani scaricato materiale pirata dalla rete, la SIAE deve recuperare il maltolto facendo pagare tutti quanti, con quello che viene definito l’ “Equo compenso”.
Questa tassa preventiva colpisce tutti i supporti multimediali, dagli hard disk al laptop, fino ad arrivare agli smartphone. Con l’emendamento varato in questi giorni, l’Equo compenso introdotto nel 2009 subisce un aumento, con un aggravio sul prezzo che va dai 90 centesimi di euro per gli smartphone, fino ai 30€ per le memoria da più di 250GB integrate in dispositivi multimediali come gli iPod (per il modello da 160GB l’aumento sarà di 16€) e ai 50€ per gli hard disk multimediali in commercio.
L’idea dell’aumento è venuta a quattro parlamentari del PD (Franco Ribaudo, Magda Culotta , Antonino Moscatt e Liliana Ventricelli), con il benestare del presidente della SIAE Gino Paoli.

Il concetto è ribadito anche da Massimo Sideri:

“Si sa che la Siae è abituata da tempi non sospetti ad alternare due smoking: uno che indossa quando si presenta come ente di diritto pubblico. L’altro che tira fuori dall’armadio quando si tratta di gestire il denaro privato raccolto per autori ed editori. Ora la Siae con il primo smoking si è di fatto scritta da sola la struttura dell’emendamento che dovrebbe entrare nella legge di Stabilità per aggiornare nel prossimo triennio il famigerato equo compenso. E con il secondo smoking è già pronta alla cassa per ritirare una cifra che, grazie a rincari del 500% su smartphone e tablet e nuovi compensi che potrebbero coinvolgere anche le smart tv, potrebbe andare dai 130 ai 200 milioni (un terzo del bilancio). Il conflitto è apparentemente dichiarato nel documento del comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso il ministero dei Beni e delle attività culturali. Si legge infatti nello schema di revisione del decreto ministeriale 30.12.2009: «Come proceduto quattro anni or sono […] abbiamo richiesto, in sede di consulenza tecnica, alla Siae, una documentata relazione tecnica sullo stato dei mercati, sui più recenti comportamenti dei consumatori in ordine alla realizzazione di copie private, ed una rilevazione delle tariffe medie europee”‘.
“La Siae ha eseguito i compiti con solerzia tanto da andare anche oltre a quanto richiesto: non solo ha rilevato le medie europee (che non sono vere medie vista l’esclusione dei Paesi come la Gran Bretagna dove il compenso non esiste) ma si è calcolata anche da sola gli aggiornamenti delle tariffe. Numeri assorbiti dal documento del comitato del ministero guidato da Massimo Bray, grande sponsor di questi aggiornamenti tabellari.
La Siae si è fatta due conti e ha proceduto con equilibrio: ha ridotto l’equo compenso sui prodotti che ormai non hanno più mercato, come i registratori Vhs e i vecchi telefonini, e lo ha aumentato del 500% sui prodotti amati dagli italiani come gli smartphone e i tablet (da 50 centesimi a 5,2 euro). Per i computer la proposta è di 6 euro”.
“L’aggiornamento ha scatenato un braccio di ferro tra le associazioni di categoria, Confindustria digitale in primis, e la stessa Siae. L’arringa della difesa Siae verte sul convincimento che queste cifre non si scaricheranno sui consumatori finali (il cavallo di battaglia è che l’iPhone 5s costa di meno in Francia e in Germania nonostante la tariffa sia più alta)”.
“Ma la questione è se l’equo compenso abbia senso viste le nuove tecnologie che stanno modificando le abitudini d’uso: la copia privata era quella che si faceva registrando un Vhs o spostando la musica da un cd a un altro vergine. Ma oggi la musica si ascolta per lo più in streaming con Google Play, Spotify e Deezer. E le copie non sono possibili. La stessa cosa avviene per i film ‘on demand’.

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