19 Aprile 2024, venerdì
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Lacune somale nella lotta alla pirateria

Inizia l’anno sesto dell’era della pirateria somala, considerata ancora una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds) rinnova per altri 12 mesi l’autorizzazione alle operazioni di contrasto, iniziate nel 2008, con la risoluzione 2125 (2013). Il nuovo testo rappresenta una summa di tutte le precedenti risoluzioni.

Non vi sono novità, ma le lacune della Somalia nello sradicare il fenomeno sono indicate come uno dei motivi della proroga del regime coercitivo; peraltro alcune delle materie trattate riguardano, sia pur di riflesso, l’India relativamente alle sue posizioni sul caso dei due marò italiani.

Il Cds sottolinea la primaria responsabilità della Somalia nel contrasto della pirateria, sollecitandone l’azione nel campo giudiziario e della sorveglianza degli spazi marittimi. Alle autorità somale viene richiesto di emanare leggi antipirateria e costituire -anche a livello regionale – tribunali specializzati.

Azione navale
Fondamentale è ritenuto il rafforzamento delle capacità marittime incentrate su controllo delle acque costiere ed effettiva operatività della Zona economica esclusiva (Zee) di 200 mg. per la protezione di pesca e ambiente.

Il ritardo della Somalia nel fronteggiare la rete criminale della pirateria è alla base della richiesta del Cds di procrastinare l’impiego dei dispositivi navali di Ue, Nato e coalizione a guida Usa (cui ha aderito anche il Giappone), nonché dei paesi come Cina, Russia e India che agiscono autonomamente.

Nell’ultimo anno gli attacchi sono stati pochissimi. Nonostante il rilevante onere finanziario delle attività militari (circa 1 miliardo di dollari nel 2012), il pattugliamento è ritenuto ancora essenziale per evitare possibili recrudescenze.

Nell’ultima plenaria di Gibuti, il Gruppo di contatto delle Nazioni Unite sulla pirateria (Cgpcs) ha espresso identiche valutazioni sull’insostituibilità del contrasto in mare sino a che non sarà smantellata la rete degli affari legati alla pirateria.

A tal fine è ritenuto fondamentale il ruolo del Gruppo di lavoro a guida italiana sui flussi finanziari (Wg5) dedicato appunto all’interdizione delle attività illecite e del riciclaggio dei proventi.

Protezione armata mercantile
Nel preambolo della risoluzione, il Cds prende nota del fatto che gli stati, per la protezione del naviglio di bandiera in navigazione nella zona ad alto rischio (Hra), possono avvalersi sia di nuclei militari sia di “privately contracted armed security personnel” (Pcasp).

L’approccio pragmatico del Cds è analogo a quello seguito dal nostro paese nell’adottare la soluzione duale regolamentata dalla legge 130/2011. In proposito va ricordato che, mentre continuano le scorte di personale della Marina militare ai nostri mercantili, di recente è stato autorizzato per la prima volta l’imbarco su una nave italiana di un nucleo di “guardie giurate” private.

Zona rischio pirateria
La risoluzione non si pronuncia – pur citandola – sull’eccessiva estensione della Hra che dal Mar Rosso e dal Corno d’Africa giunge sino alle coste indiane. La questione è stata sollevata in varie sedi da Egitto e India adducendo l’assenza di rischio e la rivendicazione del controllo sulla navigazione nelle proprie Zee.

Più esplicito è invece il comunicato finale dell’ultimo Cgps nel rinviare ogni decisione ad un meeting ad hoc, considerando la complessità delle implicazioni legate alla protezione della vita dei marittimi e ai costi delle assicurazioni dei mercantili in transito.

L’ultima risoluzione riafferma il fatto che la cooperazione internazionale nel contrasto alla pirateria è l’unico mezzo, in aderenza all’art. 100 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, per garantire la sicurezza dei traffici marittimi.

Il problema per l’Italia è che l’India, nel trattare il caso dell’imbarcazione Lexie relativo ai due marò, non si è confrontata con questo aspetto relegando la disputa in un ambito giudiziario domestico.

Impegno europeo
L’operazione Atalanta lanciata dall’Unione Europea (Ue) nel 2008 nell’ambito della Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) si è rivelata lungimirante. Notevole anche il contributo europeo al capacity building marittimo della Somalia con la missione Eucap Nestor.

Il prossimo anno spetterà alla Ue la presidenza del Cgps ed è lecito aspettarsi nuove iniziative europee. Se Bruxelles adottasse provvedimenti per armonizzare le legislazioni degli stati membri in materia di criminalizzazione di pirateria e flussi finanziari (tuttora difforme e lacunosa) si presenterebbe come adempiente sul fronte giudiziario come auspicato dal Cds.

Si potrebbe anche pensare alla trasformazione di Atalanta in una missione navale di cooperazione regionale regolata da accordi con i paesi interessati in modo da garantire continuità alla sorveglianza al largo del Corno d’Africa nel momento il cui cesserà l’azione del Cds.

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