5 Marzo 2024, martedì
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La baby squillo dei Parioli: “Non so se ce la faccio a smettere di prostituirmi”

Quando la sua vita di giovane prostituta era stata interrotta da un’inchiesta, quando la sua mamma era già finita in carcere e lei affidata ai parenti, quando tutti i giornali e i salotti tv parlavano di loro due come le baby squillo dei Parioli, lei, la più piccola delle due, al magistrato ha detto: “Non so se ce la faccio a smettere”.
A smettere, sottinteso, di vendersi. Due, tre rapporti al giorno a 14 anni, spesso in coppia con l’amica. Non sa, Aurora (nome di fantasia) se riesce a farla finita con quella vita. Anche ripensandoci a freddo, nel colloquio col magistrato, trova ancora irresistibile la tentazione di rifare tutto per avere quel mucchio di soldi ogni giorno.
«Non lo so, non lo so nemmeno se ce la farò ad adattarmi alla vita normale – racconta – e sinceramente non so nemmeno se ce la faccio a non rifarlo. Cioè io ero già stata segnalata per un furto di tre magliette con Vanessa…Cioè è difficile per me pensare che devo andare in giro coi mezzi pubblici, io giro in taxi».
Gira in taxi, Aurora, vede una borsa firmata? La compra. Vuole un aperitivo da 40 euro il venerdì? Lo paga. Vuole il privée in discoteca il sabato? Sborsa le banconote necessarie. A 14 anni, senza che nessuno le dica nulla. Un cortocircuito di sesso e soldi che l’ha portata a guadagnare anche 800 euro dopo il famoso week end a Ponza con gli adulti. E a non mettere niente da parte.
Il magistrato lo chiede ad Aurora: quanto hai messo da parte? “Zero… ho speso tutto in taxi, sigarette, cene, vestiti e borse firmati, le uscite con gli amici al sabato… Non c’avevo il problema dei soldi, mi dicevo “tanto oggi li rifaccio””.
Ora però non vuole essere riconosciuta. “L’importante è che nessuno venga a sapere quello che ho fatto” dice e poi aggiunge “io mi sdoppiavo quando andavo là (la casa di viale Parioli 190 affittata dal protettore Mirko Ieni detto Mimmi, ndr) cioè può sembrare una cosa tanto grave ma non lo è perché Mirko non ci obbligava”.
Mirko non obbligava, erano lei e l’amica a scegliere. Lo dicono entrambe come un ritornello, quasi a dimostrare che sono adulte e quindi perfettamente in grado di gestire e decidere del proprio corpo. Come gestisce una 14enne la vita a scuola e a casa e l’altra vita, quella a vendersi per gli adulti? “Tendo a dimenticare ’ste cose, perché sennò non vivrei proprio con me stessa. Mi sdoppio, io divento un’altra persona e non penso a niente. Ritorno me stessa solo quando torno a casa mia”.
A scavare emerge una cosa inquietante: gli unici punti di riferimento per questa adolescente sono la mamma (che per l’accusa sapeva e incassava, e ora è in carcere) e Mirko Ieni (il protettore, sempre per l’accusa, che con le due ragazzine aveva un occhio di riguardo). E il papà? Lo frequenta?
“No, cioè sì, ma no. Se lo vedo per strada, capace che lo riconosco… Lo vedo una volta ogni tre anni, ogni quattro anni… Lui viene a Roma e ci vede per quei venti minuti, cerca di risolvere tutto mollandoci 200 euro a testa a me e mio fratello, nemmeno a mia madre”.
E la mamma? “Non mi ha obbligato lei – insiste Aurora – solo che io all’inizio avevo paura e la prima volta, scandalizzata, mi sono messa a piangere…”. La prima volta che l’ha fatto per soldi ha pianto. Poi però sono passate le lacrime: “Ho iniziato a lavorare prima con Vanessa (l’altra ragazza, nome di fantasia anche questo, ndr) e poi da sola. Mi sono detta: “Ah, è facile, allora non trovo nessun problema””.

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