29 Febbraio 2024, giovedì
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Lo shopping compulsivo costa caro

Disturbo della personalità sì, incapacità d’interere e volere no. Si becca la separazione con addebito e perde così il mantenimento la moglie affetta dalla sindrome da shopping compulsivo, come attesta la Ctu: la signora, per il resto, si mostra ben presente a sé stessa, oltre che curata nell’aspetto e, dunque, risulta perfettamente consapevole della propria patologia, che la spinge a rubare somme di denaro a familiari (e anche a terzi), pur di comprare vestiti, borse e gioielli; in questo caso, secondo il giudice del merito, il disturbo della personalità che pure è acclarato non esclude l’imputabilità della signora ai fini dell’intollerabilità della convivenza. E la valutazione è confermata in sede di legittimità. È quanto emerge dalla sentenza 25843/13, pubblicata il 18 novembre dalla prima sezione civile della Cassazione.

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