26 Febbraio 2024, lunedì
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“Voto anticipato a maggio se il Tar decide subito”

La prima finestra utile che permetterebbe di far soffiare sul Consiglio regionale il vento delle elezioni anticipate potrebbe aprirsi il 9 gennaio 2014. Quel giorno infatti il Tribunale amministrativo regionale potrebbe mettere all’ordine del giorno la richiesta di annullare le elezioni regionali del 2010 dopo la condanna definitiva dell’ex consigliere regionale, Michele Giovine, nel procedimento per le firme false della lista Pensionati per Cota.

Istanza depositata
Ieri, infatti, i legali dell’ex presidente della Regione, Mercedes Bresso hanno depositato l’istanza di definizione dell’udienza dei giudici amministrativi per il responso definitivo sulla regolarità delle Regionali del 2010.
Secondo l’ex presidente si potrebbe arrivare ad una decisione definitiva in tempi brevi anche perché la sentenza del Tar sarebbe immediatamente esecutiva, per quanto appellabile al Consiglio di Stato. Insomma, entro pochi mesi la giunta guidata dal governatore leghista potrebbe decadere e a quel punto «ci sarebbe il tempo per andare al voto già nella finestra elettorale della prossima primavera, in concomitanza con le elezioni Europee e amministrative». Una tesi sostenuta dall’avvocato Giampaolo Zancan. È davvero così? L’avvocato Paolo Davico Bonino, un altro dei difensori della Bresso, si augura che «i giudici amministrativi abbiano il coraggio di fare scelte in tempi brevi».

«Pensionati e Invalidi»
I legali della Bresso si dicono anche convinti la vicenda delle firme irregolari legate alla presentazione della lista Pensionati ed Invalidi coalizzata con il centrosinistra non può avere effetti sull’esito elettorale e, dunque, nemmeno sull’esito del ricorso.
La tesi degli avvocati dell’ex presidente è legata alla conta dei voti: «Anche se volessimo togliere sia i voti apportati da Giovine che quelli della Staunovo e tenuto conto che la differenza di voti è solo di 9.372, il risultato elettorale sarebbe in ogni caso favorevole al centrosinistra». Non la pensa così Mario Carossa, capogruppo leghista: «Bresso può cercare tutti gli avvocati che vuole: la volontà popolare era quella di mandarla a casa, punto e basta».

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