Telecom, Bernabè contro i soci italiani. Letta: bisogna difendere occupazione e rete

Adesso è l’ora delle spiegazioni per Telecom Italia. Alle 8,30 il presidente Franco Bernabèè giunto in senato per spiegare il senso dell’operazione che consentirà alla spagnola telefonica di salire prima al 66% e quindi al 70% di Telco, la holding che controlla il 22,4% dell’ex monopolista delle telecomunicazioni.  Mentre il premier Enrico Letta, in attesa di tornare da New York, ha fatto sapere di essere pronto a riferire in parlamento sulla vicenda, e ha assicurato che il governo vigilerà: “Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionale, ma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo”. Il presidente del consiglio ha, poi, sottolineato che “capitali europei potrebbero aiutare Telecom a essere migliore rispetto a come è stata in questi 15 anni” E ha aggiunto che  “il problema” dell’acquisizione di Telecom da parte di Telefonica “e’ innanzitutto un problema di livello occupazionale, ossia il numero di lavoratori che vogliamo mantenere e che vogliamo avere”. C’è però preoccupazione per la sorte della rete. Nel passato l’esecutivo, attraverso la golden share, sarebbe potuto intervenire , ma adesso l’azione d’oro non c’è più e le possibilità di impedire l’operazione sono quasi nulle. Anche se  il Tesoro non esclude interventi. Siamo molto consapevoli di ciò e vogliamo seguirne lo sviluppo, perché non vogliamo perdere questi aspetti strategici dell’operazione” Certo è che il viceministro dello sviluppo economico, Antonio  Catricalà, in un’intervista al Messaggero, lancia la sua accusa ai soci italiani, Mediobanca, Generali e Intesa San Paolo: “Nessuno ci ha avvertito, lo avessero fatto sarebbe stato meglio”.  E altrettanto ha fatto l’ex ministro dello sviluppo economico (governo Monti) Corrado Passera, che con un tweet  ha parlato di “una decisione pessima dei grandi soci italiani”. Anche l’ex salotto buono della finanza italiana, insomma, dovrà dare qualche spiegazione su questa scelta. E qualcuno dovrà anche spiegare se i rischi per l’occupazione indicati dai sindacati, che parlano di 16.000 posti di lavoro in pericolo, sono concreti. Bernabè, ai senatori, ha detto di avere saputo dell’operazione Telco-Telefonica “dai comunicati stampa” diffusi dai soci italiani al termine del raggiungimento dell’intesa con gli spagnoli. Ma ha assicurato che le Telecom Italia le prospettive non cambiano. L’azienda telefonica italiana, ha detto il presidente Franco Bernabè, ai componenti della commissione lavori pubblici e telecomunicazioni del senato, resterà quotata in borsa e, appesantita da debiti che soltanto per “le operazioni di fusione” del passato sono pari a 40 milioni, continuerà a fare investimenti, oltre ai 18 miliardi già impegnati in Italia per lo sviluppo tra il 2007 e il 2011. “L’azienda ha enormi possibilità di crescita”, ha aggiunto Bernabè, “può competere con successo sui mercati internazionali, come dimostra il fatto che abbia investito 18 miliardi soltanto in Italia, che il debito nello stesso periodo sia diminuito di 8 miliardi e che sia stata mantenuta una importante dimensione internazionale del gruppo, pari al 30% delle attività”. Adesso però, ha insistito Bernabè, che al prossimo consiglio di amministrazione potrebbe proporre un aumento di capitale per 3 miliardi, servono ingenti risorse finanziarie per impegnarsi in un processo di profonda trasformazione, ridurre il costo dei processi operativi e diversificare i modelli di business”. In particolare, devono “essere accelerati gli investimenti in Italia per favorire la migrazione dal rame alla fibra ottica, visto che l’attuale copertura delle reti in fibra è inferiore al 13% contro il 30% dei grandi paesi europei, che presto saranno al 60%”.

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