26 Febbraio 2024, lunedì
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Rimandato il ddl svuota province

Gli enti locali bocciano il ddl svuota province. Questa la posizione espressa da regioni e province in Conferenza unificata sul ddl Delrio che riforma l’architettura istituzionale dello stato, svuotando di funzioni le province, rilanciando le città metropolitane e obbligando i piccoli comuni all’esercizio associato di funzioni.

E se il no delle province, ridotte a poca cosa in attesa di essere definitivamente cancellate dalla Costituzione, appariva scontato, la stessa cosa non può dirsi per la bocciatura dei governatori che, pur ritenendo «giusta e condivisibile» l’intezione che ha animato il ministro per gli affari regionali, hanno ritenuta «non idonea» la proposta del governo, «non solo per il mancato rispetto delle competenze legislative regionali, ma anche perché i comuni avrebbero su alcune materie difficoltà se non impossibilità a gestire le funzioni».

L’Upi ha provato a fare due calcoli e ha stimato che, a fronte di 11 milioni di risparmi determinati dalla riduzione dei costi della politica (per la soppressione di consigli e giunte provinciali), senza le province la spesa pubblica aumenterebbe di 2 miliardi. A questa cifra, che da sola vale circa la metà di quanto servirebbe per evitare l’aumento dell’Iva, si arriva considerando l’aggravio di costi che il bilancio dello stato dovrebbe sopportare col passaggio della gestione degli edifici scolastici dalle province ai comuni. Si passerebbe da 107 a 1.327 centri di spesa i quali peraltro, non potendo spuntare gli stessi prezzi di favore che oggi le province si assicurano gestendo con un solo contratto di servizio da 20 a 300 scuole per ente, pagherebbero un conto molto più salato per riscaldamento, manutenzione, progettazione.

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