6 Novembre 2026, venerdì
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Pietracatella, nuova perquisizione nella casa delle due vittime avvelenate con la ricina. Di Vita: «Vogliamo conoscere la verità»

Gli investigatori tornano nell'abitazione in cui vivevano Antonella e Sara Di Vita, morte nel dicembre dello scorso anno. Al termine degli accertamenti è atteso il dissequestro dell'immobile. Il marito e padre delle vittime rompe il silenzio: «Non vorrei che fosse stato un delitto, sarebbe una seconda tragedia». Resta l'attesa per il referto tossicologico dalla Germania.

Nuovo sopralluogo degli investigatori nella casa della famiglia Di Vita, a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Alle 9 di venerdì 6 novembre gli agenti della Questura hanno raggiunto l’abitazione nella quale vivevano Antonella Di Vita, 50 anni, e la figlia Sara, appena quindicenne, entrambe morte dopo essere state avvelenate con la ricina nel dicembre dello scorso anno. Un nuovo passaggio investigativo in una vicenda che continua a interrogare gli inquirenti e a tenere sospesa un’intera comunità, mentre si cerca di ricostruire con precisione quanto accaduto e di individuare eventuali responsabilità.

Gli accertamenti disposti nell’immobile rappresentano un ulteriore tassello dell’attività investigativa. Secondo le informazioni disponibili, una volta concluse le operazioni la casa dovrebbe essere dissequestrata. Un passaggio che segnerà la fine di una fase particolarmente delicata, ma che non coincide necessariamente con la conclusione delle indagini, ancora legate all’acquisizione e alla valutazione di elementi scientifici ritenuti importanti per chiarire la dinamica dei decessi.

A rendere ancora più evidente il peso umano di questa attesa sono le parole di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che ha affidato alla televisione locale il proprio bisogno di arrivare a una verità definitiva. «Voglio la verità perché senza io e mia figlia Alice non saremo mai sereni», ha dichiarato nell’intervista rilasciata a Teleregione Canale 17 e trasmessa durante la puntata del 5 novembre della trasmissione Dentro la Notizia.

Parole che restituiscono la dimensione di una vicenda nella quale il dolore privato si intreccia inevitabilmente con l’attività giudiziaria e con l’attenzione pubblica. Per Di Vita, infatti, conoscere che cosa sia successo non rappresenta soltanto un’esigenza investigativa, ma una necessità familiare. L’obiettivo è poter un giorno dare una risposta anche ad Alice, l’altra figlia rimasta in vita, e provare a ricostruire un equilibrio dopo una perdita che ha stravolto la vita della famiglia.

Nel corso dell’intervista l’uomo ha espresso anche il timore che dietro la morte della moglie e della figlia possa nascondersi un’azione deliberata. Una prospettiva che, tuttavia, spera non trovi conferma. «Non vorrei che fosse stato un delitto, sarebbe una seconda tragedia», ha confidato. Una frase che racchiude tutta la complessità di un’attesa nella quale alla sofferenza per quanto accaduto si aggiunge l’incertezza sulle circostanze che hanno portato alla morte di Antonella e Sara.

Di Vita ha anche ammesso di sentirsi «esausto» per la continua esposizione mediatica della vicenda. L’attenzione dei mezzi di informazione, inevitabile davanti a un caso tanto delicato, è diventata per lui un ulteriore elemento di fatica. Il desiderio, ha lasciato intendere, è che siano soprattutto gli accertamenti degli investigatori a parlare, senza che il susseguirsi di indiscrezioni e ricostruzioni alimenti ulteriormente una situazione già difficile da sostenere.

L’attesa del referto dalla Germania

Sul fronte investigativo, uno dei punti centrali resta l’esito degli approfondimenti scientifici attesi dalla Germania. È proprio su questo documento che Di Vita ha richiamato l’attenzione, sottolineando la necessità di attendere i risultati prima di trarre conclusioni. «Vogliamo aspettare almeno che arrivi il referto dalla Germania?», ha osservato, ribadendo implicitamente l’importanza di lasciare che siano le verifiche tecniche a fornire elementi concreti.

L’uomo ha dichiarato di non avere paura e di non avere «nulla da nascondere». Ha inoltre confermato la propria fiducia nell’operato degli inquirenti, manifestando al tempo stesso il desiderio che l’intera vicenda possa trovare una soluzione nel più breve tempo possibile.

«La cosa peggiore è successa a Natale, tutto quello che accade adesso non mi può spaventare», ha aggiunto. Un’affermazione che restituisce la profondità di una sofferenza maturata dopo la morte di due persone fondamentali nella sua vita e che, allo stesso tempo, evidenzia quanto sia diventato essenziale ottenere risposte.

La nuova perquisizione nella casa di Pietracatella si inserisce dunque in un percorso investigativo ancora aperto. Da una parte gli accertamenti degli specialisti, dall’altra l’attesa per i risultati delle analisi e la necessità di ricostruire ogni passaggio utile a comprendere la vicenda. Al centro rimangono due morti che hanno segnato profondamente la comunità molisana e una famiglia che chiede soltanto di sapere che cosa sia successo.

Perché, al di là delle verifiche tecniche, delle operazioni di polizia giudiziaria e delle procedure ancora da completare, resta una domanda alla quale Gianni Di Vita e Alice aspettano una risposta: che cosa è accaduto davvero ad Antonella e Sara? Una risposta che potrà arrivare soltanto dagli elementi raccolti dagli investigatori e dagli esiti degli accertamenti scientifici, senza anticipare conclusioni che, allo stato, non possono essere considerate definitive.

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