6 Novembre 2026, venerdì
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Parma, la tragedia di Mezzani non lascia scampo: morta anche la neonata di sette mesi. Uccisa dal monossido un’intera famiglia

Dopo il padre di 35 anni e la madre di 32, si è spenta anche la bambina ricoverata in terapia intensiva pediatrica all’ospedale Maggiore. Fatale l’intossicazione avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì in un’abitazione di Mezzani, dove sarebbe stata utilizzata una stufa a legna per riscaldare la camera da letto. Si sono salvati il fratello quattordicenne e gli zii, rimasti lievemente intossicati.

Non c’è stato un nuovo risveglio, né la possibilità di trasformare in speranza il lungo ricovero in terapia intensiva. La tragedia di Mezzani, nel Parmense, si è conclusa con un altro lutto: anche la neonata di sette mesi, figlia della coppia morta a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio, non ce l’ha fatta. La piccola è deceduta nella mattinata di oggi all’ospedale Maggiore di Parma, dove si trovava ricoverata nel reparto di terapia intensiva pediatrica dopo essere stata soccorsa ancora in vita.

Tre vite spezzate nella stessa notte, all’interno di un’abitazione che avrebbe dovuto rappresentare un luogo di protezione e sicurezza. Una famiglia di origine senegalese, da anni residente nel territorio parmense, è stata colpita da una tragedia domestica che ha trasformato una notte qualunque in un dramma senza ritorno. Il padre, 35 anni, e la madre, 32, sono stati trovati senza vita. La loro bambina, trasferita d’urgenza in ospedale nel tentativo di salvarle la vita, ha resistito per giorni, ma le conseguenze dell’intossicazione si sono rivelate fatali.

La stufa a legna e le esalazioni durante la notte

Il dramma si è consumato tra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre nell’abitazione di via Bocca d’Enza, a Mezzani, dove la famiglia si era trasferita da poco. Secondo le prime ricostruzioni, all’origine dell’intossicazione ci sarebbe il monossido di carbonio sprigionato da una stufa a legna utilizzata per riscaldare la camera da letto.

È questa, al momento, la dinamica ipotizzata per spiegare quanto accaduto. Le esalazioni avrebbero saturato l’ambiente durante le ore notturne, mentre i componenti della famiglia dormivano. Il monossido di carbonio, gas estremamente pericoloso perché incolore, inodore e insapore, può accumularsi negli ambienti chiusi senza che le persone presenti si rendano conto del pericolo. Proprio l’assenza di segnali facilmente percepibili rende questo tipo di intossicazione particolarmente insidioso: quando compaiono i sintomi, l’esposizione può essere già molto grave.

Il padre e la madre sarebbero morti probabilmente nel sonno, senza riuscire a chiedere aiuto. Per la neonata, invece, era stato possibile intervenire quando era ancora viva. Una corsa contro il tempo che aveva alimentato la speranza di un esito diverso, pur nella consapevolezza della gravità delle sue condizioni.

L’allarme, i soccorsi e il trasferimento negli ospedali

A far emergere quanto stava accadendo sarebbe stato il figlio quattordicenne della coppia. Secondo la ricostruzione, lo zio, non riuscendo a mettersi in contatto con i genitori, avrebbe contattato il ragazzo, che avrebbe dato l’allarme.

L’intervento dei soccorritori ha permesso di prestare assistenza alla bambina, trovata ancora in vita, e agli altri familiari presenti nell’abitazione. Per la piccola è stato disposto inizialmente il trasferimento al centro iperbarico dell’ospedale di Vaio, a Fidenza, struttura nella quale è stato possibile avviare il trattamento specifico previsto nei casi di grave esposizione al monossido di carbonio.

Successivamente la neonata è stata trasferita all’ospedale Maggiore di Parma e ricoverata in terapia intensiva pediatrica. Qui i medici hanno continuato a seguirne le condizioni, estremamente delicate sin dal momento del ricovero. Nonostante le cure e gli sforzi sanitari, il quadro clinico non ha lasciato margini sufficienti per salvarla.

Anche gli zii, che si trovavano nell’abitazione, sono rimasti coinvolti nell’intossicazione. Le loro condizioni, tuttavia, sono risultate meno gravi e, dopo le necessarie valutazioni e le cure del caso, sono stati dimessi. Si è salvato anche il fratello quattordicenne, che ha avuto un ruolo determinante nella richiesta di aiuto.

Il monossido di carbonio, un pericolo che non si vede e non si sente

La vicenda riporta drammaticamente l’attenzione sui rischi legati all’utilizzo di apparecchi per il riscaldamento in ambienti domestici, soprattutto quando si tratta di stufe, bracieri o impianti a combustione utilizzati in locali non adeguatamente ventilati o con sistemi di evacuazione dei fumi non efficienti.

Il monossido di carbonio si produce quando materiali contenenti carbonio bruciano in condizioni di combustione incompleta. Una stufa a legna, se non funziona correttamente o se la canna fumaria presenta problemi, può diventare una fonte di emissione del gas. Una volta inalato, il monossido passa rapidamente nel sangue e si lega all’emoglobina con un’affinità molto superiore a quella dell’ossigeno, ostacolandone il trasporto ai tessuti. Il risultato è una condizione di carenza di ossigeno che può compromettere il funzionamento degli organi vitali, fino a provocare perdita di coscienza, danni neurologici permanenti e morte.

Il fatto che il gas non abbia odore né colore lo rende particolarmente difficile da individuare senza strumenti specifici. Mal di testa, nausea, vertigini, debolezza e confusione possono essere i primi segnali di un’intossicazione, ma non sempre vengono riconosciuti tempestivamente. Nelle situazioni più gravi, soprattutto durante il sonno, le persone esposte possono perdere conoscenza senza avere la possibilità di reagire.

La prevenzione passa dalla manutenzione periodica degli apparecchi di riscaldamento e delle canne fumarie, dalla corretta ventilazione degli ambienti e dall’installazione di rilevatori di monossido di carbonio, dispositivi in grado di segnalare la presenza del gas prima che raggiunga concentrazioni pericolose. In caso di sospetta intossicazione, è fondamentale uscire immediatamente dall’ambiente, raggiungere un luogo aperto e chiamare i soccorsi, evitando di rientrare nei locali contaminati.

Una famiglia distrutta, il dolore di una comunità

A Mezzani resta il peso di una tragedia che ha cancellato tre componenti della stessa famiglia e lasciato un ragazzo di quattordici anni davanti a una perdita difficile persino da immaginare. La morte della neonata, arrivata dopo giorni di ricovero e di attesa, rende ancora più doloroso il bilancio di quella notte.

La famiglia, originaria del Senegal, viveva da diversi anni nel Parmense e aveva da poco cambiato abitazione. Un trasferimento recente, una casa nuova, una stufa accesa per riscaldarsi: elementi ordinari della vita quotidiana che, secondo la prima ipotesi investigativa, si sarebbero trasformati in una concatenazione di circostanze fatali.

Restano ora da chiarire con precisione le cause tecniche dell’incidente e le eventuali criticità dell’impianto utilizzato per il riscaldamento. Saranno gli accertamenti a stabilire come il monossido di carbonio si sia propagato nell’abitazione e quali condizioni abbiano determinato l’accumulo del gas.

La tragedia di Mezzani lascia soprattutto una ferita umana profondissima. In poche ore una famiglia ha perso il padre, la madre e una bambina di appena sette mesi. E mentre gli accertamenti dovranno ricostruire ogni passaggio di quanto accaduto, resta il dramma di un adolescente sopravvissuto, che ha dato l’allarme e che ora dovrà affrontare il dolore di una perdita immensa.

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