6 Novembre 2026, venerdì
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Como, la svolta nel giallo della piscina: arrestato l’ex marito della donna trovata morta in acqua

Patrizia Monteleone, 64 anni, era stata rinvenuta senza vita il 27 settembre nella piscina dell’abitazione di Buccinigo, frazione di Erba. Secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata soffocata prima di essere gettata in acqua per simulare un annegamento. In carcere Carmine Civitillo, 76 anni, accusato di omicidio volontario pluriaggravato. L’uomo aveva raccontato di aver scoperto il corpo al suo rientro a casa.

C’è una svolta nell’inchiesta sulla morte di Patrizia Monteleone, la donna di 64 anni trovata senza vita nella piscina di un’abitazione a Buccinigo, frazione di Erba, in provincia di Como, il 27 settembre scorso. A distanza di settimane da quel ritrovamento, che inizialmente aveva aperto interrogativi sulla dinamica di una morte consumatasi tra le mura domestiche, i carabinieri del Comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Carmine Civitillo, 76 anni, ex marito della vittima.

L’uomo, originario della provincia di Benevento, dove è stato rintracciato dopo essersi trasferito da alcuni giorni, è indagato per omicidio volontario pluriaggravato. La ricostruzione degli investigatori, sulla base degli elementi raccolti dalla Procura, delinea uno scenario profondamente diverso da quello riferito inizialmente dall’indagato: Patrizia non sarebbe morta per annegamento, ma sarebbe stata soffocata prima che il suo corpo venisse collocato nella piscina.

È questa l’ipotesi investigativa che imprime una svolta decisiva al caso. L’acqua, dunque, potrebbe non essere stata il luogo di un tragico incidente, ma l’elemento attraverso il quale sarebbe stato tentato di costruire una spiegazione alternativa della morte. Una ricostruzione che dovrà trovare conferma nel procedimento giudiziario e nel confronto con tutti gli elementi probatori acquisiti.

Il racconto del ritrovamento e i primi interrogativi

Era stata proprio la mattina del 27 settembre a segnare l’inizio di una vicenda che, fin dalle prime ore, aveva concentrato l’attenzione degli investigatori sulla casa di Buccinigo.

Secondo quanto raccontato da Civitillo, quella domenica sarebbe uscito di casa di buon’ora per dirigersi verso Lecco. Al suo ritorno, in tarda mattinata, avrebbe fatto una scoperta drammatica: la carrozzina di Patrizia si trovava accanto alla piscina, mentre la donna era immersa nell’acqua, ormai priva di vita.

Una versione che aveva rappresentato il primo riferimento per ricostruire quanto accaduto. Ma proprio la condizione fisica della donna e le circostanze del ritrovamento avrebbero progressivamente assunto un peso determinante nell’indagine.

Patrizia, infatti, aveva riportato un ictus circa due anni prima, conseguenze che l’avevano resa gravemente invalida e incapace di muoversi autonomamente. Non soltanto non poteva affrontare da sola gli spostamenti all’interno dell’abitazione, ma non era neppure in condizione di raggiungere autonomamente il giardino e la piscina.

Un particolare tutt’altro che secondario. La presenza della donna in acqua imponeva infatti di chiarire come fosse arrivata fin lì, se fosse stata in grado di compiere autonomamente quei movimenti e, soprattutto, che cosa fosse accaduto prima del ritrovamento.

Le parole intercettate: «Non mi interessa nulla di lei»

A rendere ancora più complesso il quadro investigativo sono state anche alcune conversazioni del 76enne, captate dalle telecamere nei giorni successivi alla morte della donna.

In quelle circostanze Civitillo aveva raccontato di aver contattato immediatamente il figlio dopo aver trovato Patrizia in piscina. «Vieni subito qua che c’è tua mamma», gli avrebbe detto, aggiungendo poi: «Arrangiatevi voi».

Frasi che, lette nel contesto di una tragedia familiare, restituiscono la dimensione di rapporti profondamente deteriorati. In un altro passaggio, l’uomo avrebbe manifestato apertamente il proprio distacco dalla donna e dai figli: «Io non mi interesso niente di loro».

E alla domanda sui rapporti con l’ex moglie, la risposta sarebbe stata altrettanto netta: «No, ripeto, sono divorziato da dieci anni».

Parole che, da sole, non costituiscono una prova di responsabilità penale, ma che si inseriscono nel materiale raccolto dagli investigatori per ricostruire il contesto familiare e relazionale nel quale è maturata la tragedia.

Una convivenza nata dalla necessità dopo l’ictus

Dietro la morte di Patrizia c’era una situazione familiare diventata particolarmente delicata dopo il grave problema di salute che l’aveva colpita.

La donna, nonostante il divorzio da Civitillo, era tornata a vivere nell’abitazione dell’ex marito e della figlia Eleonora. Una soluzione dettata dalle circostanze e dalla necessità di garantirle assistenza dopo l’ictus che, circa due anni prima, aveva compromesso pesantemente la sua autonomia.

Il ritorno nella casa dell’ex coniuge non significava, tuttavia, che tra i due fosse stato ricostruito un rapporto affettivo. Il matrimonio era finito da circa dieci anni e, stando alle dichiarazioni attribuite all’uomo, i rapporti erano tutt’altro che sereni.

Eleonora si era a lungo impegnata per individuare una sistemazione abitativa alternativa per la madre, cercando una soluzione che potesse rispondere alle sue esigenze assistenziali. I tentativi, però, non avevano prodotto risultati concreti. La donna era così rimasta nell’abitazione familiare, in attesa di trovare un’altra collocazione.

Una condizione di fragilità che rende ancora più drammatico il contesto nel quale si è consumata la vicenda. Patrizia dipendeva necessariamente dall’aiuto degli altri per le attività quotidiane e non disponeva dell’autonomia fisica indispensabile per muoversi liberamente negli ambienti domestici ed esterni.

L’ipotesi del soffocamento prima del trasferimento in piscina

È soprattutto sul piano medico-legale che l’indagine avrebbe trovato alcuni degli elementi più significativi.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’autopsia avrebbe evidenziato lesioni e lacerazioni nella regione della bocca, compatibili con l’ipotesi di un soffocamento. La ricostruzione accusatoria sostiene che Patrizia sarebbe stata privata della vita prima di finire nella piscina.

Se questa sequenza venisse confermata, il ritrovamento del corpo in acqua assumerebbe un significato completamente diverso: non la conseguenza di una caduta accidentale o di un annegamento, ma l’ultimo passaggio di una condotta che, secondo l’accusa, sarebbe stata finalizzata a nascondere le reali cause del decesso.

Resta da chiarire nel dettaglio la dinamica dell’aggressione, la successione temporale degli eventi e il ruolo che ciascun elemento raccolto dagli investigatori potrà assumere nella ricostruzione giudiziaria.

La condizione di grave disabilità della vittima rappresenta, in questo senso, un aspetto centrale. Una donna che non riusciva a spostarsi autonomamente difficilmente avrebbe potuto raggiungere da sola la piscina, circostanza che ha reso necessario approfondire ogni dettaglio relativo alla posizione del corpo, alla carrozzina e alle condizioni dell’abitazione.

L’arresto in provincia di Benevento

Il provvedimento cautelare ha raggiunto Civitillo in provincia di Benevento, territorio dal quale l’uomo era originario e dove si era trasferito da alcuni giorni.

Per lui l’accusa è particolarmente grave: omicidio volontario pluriaggravato. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere segna un passaggio importante nell’inchiesta, ma non equivale a una condanna. Saranno ora gli sviluppi del procedimento, gli interrogatori e il vaglio degli elementi probatori a stabilire le responsabilità individuali.

La Procura dovrà sostenere la ricostruzione accusatoria, mentre la difesa avrà la possibilità di contestare gli elementi raccolti e proporre una diversa lettura dei fatti.

Resta una vicenda che colpisce per la fragilità della vittima e per il contesto nel quale si sarebbe consumata. Patrizia Monteleone era una donna che, dopo un ictus, aveva perso gran parte della propria autonomia e aveva bisogno di assistenza per affrontare anche i gesti più semplici della quotidianità. Il suo corpo era stato trovato in una piscina, in una domenica di fine settembre, e inizialmente la spiegazione fornita dall’ex marito era stata quella di un drammatico ritrovamento al rientro a casa.

Oggi, alla luce degli accertamenti investigativi, quella scena viene riletta sotto una luce completamente diversa. L’ipotesi degli inquirenti è che dietro il corpo trovato in acqua si nasconda un omicidio. Sarà il percorso giudiziario a stabilire se questa ricostruzione corrisponda alla verità dei fatti.

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