29 Ottobre 2026, giovedì
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La rivoluzione dei robot è alle porte. L’Italia prepari le sue piccole e medie imprese

La sfida lanciata da Elon Musk con il progetto Optimus apre nuovi scenari per l’industria. Serve un piano nazionale per accompagnare le piccole e medie imprese nell’accesso alla robotica, sostenere gli investimenti e formare i lavoratori, trasformando l’innovazione in un’opportunità concreta per il sistema produttivo italiano.

A cura di Salvatore Guerriero, Presidente nazionale e internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo e Direttore generale dell’Agenzia Euro-Mediterranea di Sviluppo

La rivoluzione industriale che si sta preparando non riguarda soltanto le grandi multinazionali. Riguarda soprattutto il futuro delle piccole e medie imprese, che dovranno affrontare trasformazioni profonde nei costi, nell’organizzazione del lavoro e nei processi produttivi. Il progetto Optimus di Elon Musk e Tesla pone una questione che l’Italia non può più rinviare. Dobbiamo decidere se limitarci a osservare ciò che accade nel mondo oppure prepararci a utilizzare queste nuove tecnologie per rafforzare il nostro sistema produttivo.

Tesla punta a sviluppare robot umanoidi capaci di svolgere attività diverse e di migliorare progressivamente le proprie prestazioni attraverso l’esperienza raccolta da un’intera flotta di macchine. Con Optimus Academy, l’obiettivo è addestrare migliaia di robot, facendo sì che quanto appreso da ciascuno possa contribuire al miglioramento degli altri. Se questa strategia manterrà le promesse, non assisteremo soltanto alla diffusione di nuovi macchinari, ma a un cambiamento nel modo di organizzare e realizzare il lavoro. Naturalmente, i risultati dovranno essere verificati sul campo. I robot dovranno dimostrare di essere affidabili, sicuri e convenienti. Ma sarebbe un errore sottovalutare la portata di questa prospettiva, soprattutto per un Paese come l’Italia, nel quale le piccole e medie imprese rappresentano una componente essenziale dell’economia e dell’occupazione. Pensiamo a una piccola azienda manifatturiera che deve movimentare materiali, alimentare una linea di produzione o trasferire componenti da una postazione all’altra. Pensiamo a un magazzino che deve preparare centinaia di ordini, a un’impresa artigiana alle prese con lavorazioni ripetitive o a un’attività produttiva che fatica a reperire personale per mansioni particolarmente pesanti. In questi contesti, un robot capace di svolgere più operazioni potrebbe ridurre i tempi di lavorazione, alleggerire la fatica e consentire di utilizzare meglio le risorse disponibili. Non significa che queste macchine potranno sostituire immediatamente i lavoratori o essere adatte a qualsiasi impresa. Ogni investimento dovrà essere valutato sulla base dei costi effettivi, dell’affidabilità, della manutenzione e dei risultati ottenuti. Una piccola azienda non può permettersi di spendere risorse senza avere la certezza di risolvere un problema concreto.

Ed è proprio qui che deve intervenire una politica nazionale capace di guardare alle esigenze reali delle imprese. Propongo un piano nazionale per l’accesso delle PMI alla robotica e alle nuove tecnologie produttive, con una dotazione finanziaria dedicata e obiettivi verificabili. Non un programma fatto soltanto di annunci e incentivi generici, ma uno strumento operativo che accompagni le aziende dalla valutazione delle necessità fino all’applicazione concreta delle soluzioni. Il piano dovrebbe prevedere una rete di centri territoriali, realizzata in collaborazione con università, istituti tecnici, centri di ricerca e imprese specializzate, per consentire agli imprenditori di verificare quali attività possano essere automatizzate e con quali benefici. Dovrebbe inoltre sostenere progetti pilota, formazione del personale, acquisto e noleggio dei macchinari, nonché forme di utilizzo condiviso per le aziende che, da sole, non potrebbero affrontare investimenti elevati. Le risorse pubbliche dovrebbero essere assegnate sulla base di progetti concreti, con particolare attenzione alle piccole imprese, alle aree produttive in difficoltà e ai territori che rischiano di rimanere indietro. Servono procedure semplici, tempi certi e assistenza tecnica, perché un’impresa non può perdere mesi tra adempimenti e richieste burocratiche mentre deve continuare a lavorare, pagare i dipendenti e conquistare commesse.

Questo è il punto che ritengo fondamentale. Non possiamo chiedere alle PMI di affrontare da sole una trasformazione di tale portata. Dobbiamo creare le condizioni affinché anche l’azienda con dieci o venti dipendenti possa sperimentare, valutare e utilizzare strumenti che oggi sembrano alla portata soltanto dei grandi gruppi industriali. C’è poi una questione che riguarda il lavoro. L’automazione potrà ridurre alcune mansioni ripetitive e faticose, ma richiederà nuove competenze nella gestione, nella manutenzione e nel controllo dei macchinari. La formazione dovrà procedere insieme agli investimenti, coinvolgendo lavoratori, scuole tecniche e imprese. Il nostro obiettivo deve essere migliorare l’organizzazione produttiva, tutelare la sicurezza e valorizzare le capacità delle persone.

L’Italia possiede una tradizione manifatturiera che il mondo ci riconosce. Le nostre imprese hanno costruito nel tempo competenze, prodotti e mercati grazie alla capacità di lavorare, inventare e adattarsi. Questo patrimonio deve essere difeso mettendo gli imprenditori nelle condizioni di affrontare le nuove sfide senza essere penalizzati dalla dimensione aziendale o dalla mancanza di risorse. Non sappiamo ancora quando i robot umanoidi raggiungeranno una diffusione significativa né quali saranno i loro costi effettivi. Sappiamo però che la trasformazione è in corso e che aspettare fino a quando le nuove tecnologie saranno diventate indispensabili potrebbe significare arrivare troppo tardi. La questione, quindi, non è stabilire se ogni impresa debba acquistare un robot. È fare in modo che ogni imprenditore possa conoscere le opportunità disponibili, valutarne la convenienza e decidere con consapevolezza. Per alcune aziende la soluzione sarà immediata, per altre occorreranno tempo, formazione e investimenti graduali. Ciò che conta è non lasciare nessuno senza gli strumenti necessari per scegliere.

Ritengo che questa debba diventare una priorità della politica economica nazionale. Le piccole e medie imprese non chiedono privilegi, ma condizioni concrete per lavorare, investire e crescere. Se vogliamo difendere la produzione italiana, l’occupazione e il valore dei nostri territori, dobbiamo cominciare da qui. Il futuro industriale non si costruisce aspettando che gli altri decidano per noi. Si costruisce preparando le imprese, sostenendo chi investe e trasformando le opportunità in risultati. Le PMI italiane devono essere messe nelle condizioni di affrontare questa nuova fase da protagoniste, non da spettatrici.

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