27 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaRicina, il giallo di Pietracatella si concentra sui rifiuti: interrogato l’addetto alla...

Ricina, il giallo di Pietracatella si concentra sui rifiuti: interrogato l’addetto alla raccolta

La Squadra mobile di Campobasso ha ascoltato l’operatore che si occupò del ritiro dei rifiuti nel paese molisano. Al centro degli accertamenti gli avanzi della cena del 23 dicembre 2025 e la sorte delle confezioni che avrebbero contenuto le cozze consumate in famiglia. Gianni Di Vita aveva riferito agli investigatori che i residui erano stati gettati nell’umido e la vaschetta nella plastica il giorno successivo.

L’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita torna a concentrarsi su un passaggio apparentemente ordinario della vita domestica: lo smaltimento dei rifiuti. Nel tentativo di ricostruire la catena degli eventi che precedettero il decesso delle due donne, gli investigatori stanno approfondendo anche ciò che accadde agli avanzi dei pasti consumati in famiglia e ai contenitori utilizzati per conservarli.

Nella mattinata di martedì, negli uffici della questura di Campobasso, la Squadra mobile ha interrogato un addetto al servizio di raccolta dei rifiuti urbani di Pietracatella, il comune molisano in cui vivevano le vittime. L’audizione si inserisce nell’inchiesta sulla presunta intossicazione da ricina che ha provocato la morte di madre e figlia, un caso ancora avvolto da interrogativi e sul quale gli investigatori stanno cercando di ricomporre ogni dettaglio utile.

La testimonianza dell’operatore sarebbe legata, in particolare, alla sorte degli avanzi della cena del 23 dicembre 2025. Non si tratta di un elemento marginale nella ricostruzione investigativa: stabilire quando e in che modo siano stati eliminati eventuali residui alimentari e i relativi imballaggi può contribuire a chiarire se quei materiali fossero ancora recuperabili e se possano fornire informazioni utili all’accertamento dei fatti.

Le cozze e la cena prima dell’avvelenamento

Un passaggio centrale della ricostruzione riguarda alcune cozze provenienti da un pranzo di lavoro consumato il 22 dicembre in un ristorante di Campobasso. Secondo quanto riferito da Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella, quei molluschi erano stati portati via dal locale e successivamente consumati in ambito domestico.

Resta tuttavia un’incertezza sulla precisa collocazione temporale del consumo. Nel corso dell’interrogatorio del 13 gennaio, Di Vita aveva spiegato agli investigatori di non poter stabilire con sicurezza se le cozze fossero state mangiate in casa la sera stessa del pranzo oppure durante la cena del giorno successivo, il 23 dicembre.

Una distinzione che, nell’ambito di un’inchiesta per avvelenamento, assume un rilievo particolare. La successione dei pasti, la provenienza degli alimenti e la loro eventuale conservazione rappresentano infatti aspetti da verificare per ricostruire il contesto in cui potrebbe essersi verificata l’esposizione alla sostanza tossica. Il riferimento alle cozze costituisce una pista investigativa da approfondire, ma non dimostra, da solo, che siano state proprio quelle a determinare l’avvelenamento.

Il passaggio decisivo del 24 dicembre

Nella sua deposizione, Di Vita aveva indicato con maggiore certezza il momento in cui gli eventuali residui alimentari sarebbero stati eliminati. Secondo quanto dichiarato, gli avanzi sarebbero finiti nei rifiuti organici mercoledì 24 dicembre, mentre nello stesso giorno sarebbe stata gettata anche la vaschetta di plastica che conteneva le cozze.

«Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa», aveva spiegato agli investigatori, precisando però che gli eventuali residui erano stati conferiti nell’umido il 24 dicembre. Nella stessa occasione, aveva aggiunto, erano stati smaltiti anche i rifiuti di plastica, compreso il contenitore utilizzato per i molluschi.

È proprio questa indicazione temporale a rendere rilevante l’audizione dell’addetto alla raccolta. Verificare le modalità e i tempi del ritiro potrebbe aiutare a ricostruire il percorso seguito dai rifiuti dopo la loro uscita dall’abitazione. L’obiettivo, sul piano investigativo, è confrontare quanto dichiarato con gli elementi eventualmente disponibili sul servizio di raccolta e sul successivo conferimento dei materiali.

Non è però possibile dedurre, sulla base delle informazioni finora rese note, che i rifiuti siano stati recuperati, che contenessero tracce di ricina o che la testimonianza dell’operatore abbia già fornito risposte decisive. L’interrogatorio rappresenta un passaggio dell’attività investigativa, non una conclusione sulle circostanze della morte.

La ricostruzione passa anche dai dettagli quotidiani

Nel caso di Pietracatella, la necessità di ricostruire con precisione le abitudini alimentari e la gestione degli avanzi mostra quanto un’indagine per avvelenamento possa estendersi oltre il momento in cui compaiono i primi sintomi. Quando l’ipotesi investigativa riguarda una sostanza tossica, possono diventare rilevanti anche elementi che, nella normalità della vita quotidiana, sembrano destinati a scomparire senza lasciare traccia: un contenitore, un residuo di cibo, il giorno in cui un sacchetto viene conferito o l’orario in cui viene ritirato.

Il valore di questi elementi dipende, tuttavia, dalla possibilità di verificarli e di inserirli in una ricostruzione coerente con gli altri risultati investigativi. La coincidenza temporale, la provenienza di un alimento e la sua successiva eliminazione non bastano, isolatamente, a dimostrare un nesso causale. Occorrono riscontri che consentano di distinguere le ipotesi dalle circostanze effettivamente accertate.

Per questo la testimonianza dell’addetto alla raccolta dei rifiuti si colloca in un quadro più ampio, nel quale gli investigatori sono chiamati a mettere in relazione dichiarazioni, cronologia degli eventi ed eventuali elementi materiali. Il punto non è soltanto stabilire dove siano finiti gli avanzi, ma verificare se la loro sorte possa contribuire a chiarire la sequenza dei fatti.

Un’inchiesta ancora aperta

La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara resta al centro di un’indagine delicata, nella quale ogni elemento deve essere valutato senza anticipare conclusioni. L’interrogatorio svolto in questura a Campobasso conferma l’attenzione degli investigatori per la ricostruzione dei giorni immediatamente precedenti alla tragedia, compreso il periodo delle festività natalizie.

La data del 24 dicembre, indicata da Gianni Di Vita come quella in cui sarebbero stati gettati gli eventuali avanzi delle cozze e la relativa vaschetta, costituisce un riferimento preciso da confrontare con le verifiche sul servizio di raccolta. Resta da capire quale contributo concreto potrà offrire la testimonianza dell’operatore e se emergeranno elementi in grado di confermare o escludere la rilevanza di quei materiali.

Nel giallo di Pietracatella, dunque, l’attenzione investigativa si sposta anche su ciò che è stato eliminato dopo i pasti. Un passaggio che potrebbe rivelarsi utile per completare la cronologia degli eventi, ma il cui significato dovrà essere stabilito sulla base dei riscontri, senza trasformare una pista in una certezza prima che l’inchiesta abbia fornito risposte documentate.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti