23 Ottobre 2026, venerdì
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La protesta attraversa l’Europa, la politica esca dal palazzo: il campo progressista sfidi il potere dell’economia

Dal caro carburanti nel Mezzogiorno alle scuole inadeguate, dalle rivendicazioni per il diritto alla casa alle piazze studentesche, cresce il malessere sociale che investe il continente. Una crisi che interroga le forze progressiste e chiama in causa Elly Schlein e Giuseppe Conte: non bastano le parole, servono un progetto economico credibile, diritti concreti e risposte a chi non arriva a fine mese.

A cura di Gilberto Borzini

Il Meridione d’Italia è fermo, anzi bloccato. Camionisti, agricoltori e operai protestano chi per il caro carburanti chi per l’assenza di progetti industriali: vogliono lavorare, ma devono essere messi in condizione di farlo.

Nel nord sono le proteste studentesche, le nuove occupazioni a tenere banco: gli studenti esigono scuole funzionanti, ambienti vivibili e non pericolanti, laboratori in cui apprendere, programmi didattici in grado di prepararli ad un futuro lavorativo e professionale.

In Albania e in Francia le proteste studentesche si moltiplicano assumendo un consistente segno politico. La Spagna è attraversata da manifestazioni con al centro la tematica , che è tematica continentale, della Casa e della Dignità del vivere.

Un sistema in crisi

Il “sistema Europa” è in piena crisi, merito certamente delle scelte politiche messe in campo dal Consiglio Europeo e dal modello “Ursula”,succube dell’economia neoliberista che desidera cittadini proni, resi servili e obbedienti dalla necessità, adoratori individualisti del dio denaro. Un sistema a cui la risposta è della Piazza, una Piazza che si fa unita e unitaria.

Ora noi possiamo anche scegliere di fare finta di niente ma il mondo in cui operiamo, il mondo occidentale, l’erede del colonialismo più brutale, dell’imperialismo becero, si va sgretolando sotto ai nostri occhi imponendo ai nostri figli e nipoti vite improvvisate, precarie e impermanenti. E non possiamo più fare finta di non vedere. Non possiamo più limitarci a pubblicare foto di spiagge e mari trasparenti, cene e aperitivi al tramonto, sorrisini e feste di compleanno, smorfie e foto in intimo.

Cambiamento e elezioni

Le proteste indicano un cambiamento e il cambiamento si rifletterà, molto presto sulle scelte di consumo, sulle forme degli acquisti, sugli indirizzi e gli orientamenti: la questione è economica e, per default, politica e come tale va affrontata e, possibilmente, risolta.

Incertezza, precarietà, fine del lavoro, povertà crescente, disagio sociale e economico non sono frutto del caso ma il derivato avvelenato di politiche devastanti che a breve incroceranno anche le nostre vite, comunque intese.

Sarebbe ora di smettere di “sognare ad occhi aperti” banalizzando il banalizzabile nei social e immergersi nella realtà: una realtà che si fa ogni giorno più estremista e estremizzante come dimostrano le recenti scelte elettorali in diverse aree e regioni continentali.

Se Elly ha ragione

Così ci si deve domandare se Elly Shlein abbia ragione quando afferma che le ricette “centriste” hanno impedito ai progressisti di affermare le proprie politiche, anche quando andati al Governo senza avere vinto le elezioni, e la medesima domanda se la deve porre Giuseppe Conte chiedendosi se l’aver rinunciato all’impeto originario del Movimento non abbia corroso la credibilità e il consenso.

Detto in modo semplice: il mondo Progressista deve seguire e fare proprie le contestazioni che arrivano dalle Piazze? E se la risposta è sì, con quale piattaforma programmatica proporrà la soluzione dei conflitti e delle contraddizioni economiche e sociali emergenti?

Perchè una cosa è scendere in piazza arrabbiati perché non si arriva a fine mese, perché non si vedono prospettive o perché la scuola ti crolla in testa, altra cosa è governare definendo le modalità, i mezzi e le forme capaci di ridare prospettive a chi le ha perse, risorse a chi stenta, progetti a chi studia e lavoro a chi lo domanda a gran voce, e a chi scrive queste dinamiche e queste progettualità necessarie sembrano tuttora oscure se non inesistenti.

Se Elly ha ragione definisca insieme a Conte un progetto, esca allo scoperto, denunci il tavolo truccato dell’economia neoliberista, proponga alternative, rispolveri quel riformismo socialista degli anni ’70 che portò alle leggi civili, al diritto al divorzio, al diritto all’aborto, allo statuto dei lavoratori, alla chiusura di quei luoghi di detenzione e tortura che erano i manicomi e imponga il diritto alla casa, a una vita carceraria dignitosa, a processi in tempi brevi, ad un salario adeguato al costo del vivere, al corretto rapporto tra diritto alla salute e diritto al lavoro, imponga di mettere la parola fine alla tremenda sequela di morti sul lavoro: esca dall’iperborea area della dialettica e scenda nell’arena della vita quotidiana.

Perchè forse è proprio questo che i “non votanti”, gli elettori delusi, gli assenti elettorali aspettano.

Se davvero il campo progressista vuole affermarsi prenda il toro dell’economia per le corna e lo metta al suolo al centro dell’arena, e smetta di correre davanti al toro per scansarlo e fuggirlo come se si trovasse a Pamplona.

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