6 Ottobre 2026, martedì
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Inchiesta su Cva, la Procura di Palermo indaga su presunte tangenti per autorizzazioni ambientali

Un contratto di consulenza in Sicilia finisce al centro di un’indagine per corruzione. Nel mirino i rapporti tra la Compagnia valdostana delle acque, un avvocato e un ex vicepresidente della Regione Siciliana. Il Movimento 5 Stelle chiede trasparenza e chiarimenti immediati.

La Compagnia valdostana delle acque, una delle principali partecipate pubbliche della Valle d’Aosta, è coinvolta in un’inchiesta della Procura di Palermo che ipotizza un sistema di corruzione legato alle autorizzazioni ambientali in Sicilia. L’indagine, ancora in fase preliminare, ruota attorno a un contratto di consulenza che avrebbe dovuto facilitare il percorso autorizzativo di alcuni progetti energetici del gruppo Cva e della controllata Cva Eos.

Secondo gli investigatori, la consulenza affidata all’avvocato Pierluigi Matta potrebbe essere stata solo una copertura. L’incarico, del valore di almeno centocinquanta mila euro, sarebbe stato utilizzato per trasferire parte dei compensi in contanti a Gaetano Armao, all’epoca presidente della Commissione tecnica specialistica della Regione Siciliana e figura di rilievo della politica regionale. In cambio, Armao avrebbe garantito un trattamento favorevole nelle valutazioni di impatto ambientale e nelle verifiche sul rispetto delle prescrizioni richieste per gli impianti energetici.

La ricostruzione della Procura delinea un meccanismo che, se confermato, metterebbe in discussione la trasparenza dei processi autorizzativi e il ruolo di una partecipata pubblica che opera in un settore strategico come quello dell’energia idroelettrica e rinnovabile. Le verifiche riguardano non solo i flussi finanziari, ma anche la natura delle attività svolte dal consulente e la reale necessità dell’incarico.

Il caso ha immediatamente suscitato reazioni politiche. Elisa Pirro, senatrice e coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle in Valle d’Aosta, ha espresso forte preoccupazione per quanto sta emergendo. Ha chiesto che venga fatta piena luce sulle attività di Cva in Sicilia e sulle modalità con cui venivano gestite le pratiche della principale partecipata regionale. Anche il Movimento 5 Stelle siciliano ha criticato la mancanza di trasparenza nei processi autorizzativi, sottolineando la necessità di garantire procedure chiare e controlli rigorosi.

L’inchiesta si concentra su un nodo cruciale: il rapporto tra pubblico e privato nella gestione delle autorizzazioni ambientali. Le valutazioni di impatto e le verifiche sulle prescrizioni sono passaggi decisivi per qualsiasi progetto energetico, e la loro integrità è essenziale per tutelare il territorio e la credibilità delle istituzioni. Se le ipotesi della Procura dovessero trovare conferma, il caso potrebbe aprire un fronte delicato per la Valle d’Aosta, che considera Cva un pilastro della propria economia e della propria strategia energetica.

La Procura di Palermo prosegue gli accertamenti, mentre la politica chiede chiarezza e responsabilità. La vicenda, ancora in evoluzione, mette in evidenza quanto sia fragile il confine tra consulenza legittima e interferenza indebita, e quanto sia necessario vigilare affinché le partecipate pubbliche operino con trasparenza e nel pieno rispetto delle regole.

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