24 Ottobre 2026, sabato
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Baldissero d’Alba, la perizia ricostruisce gli spari: «Il ladro colpito a meno di 14 metri»

Oltre cinque ore di accertamenti nel cascinale dove Roberto Mollo, svegliato dai rumori, avrebbe raggiunto il balcone e aperto il fuoco contro le torce degli intrusi. I dodici bossoli raccolti in un unico punto confermano, secondo gli investigatori, la presenza di una sola posizione di sparo. Atteso un nuovo sopralluogo in notturna per verificare la visibilità.

La distanza tra la canna della pistola e l’uomo colpito potrebbe essere stata inferiore ai 14 metri. È uno degli elementi emersi dalla lunga perizia balistica condotta nel cascinale di Baldissero d’Alba, nel Cuneese, dove nella notte del 20 settembre Roberto Mollo, 35 anni, ha sparato contro un gruppo di ladri penetrati nella proprietà di famiglia. Uno dei proiettili ha raggiunto al collo Gjovalin Lazri, 36 anni, di origine albanese, che è morto durante la fuga.

Più che una semplice misurazione, l’accertamento ha provato a ricostruire quei pochi secondi in cui rumori, buio e fasci di luce si sono incrociati nel cortile della cascina. I consulenti hanno lavorato per oltre cinque ore, ripetendo la sequenza degli spari e confrontando traiettorie, posizione dell’arma e caduta dei bossoli. Un lavoro destinato a chiarire soprattutto da dove Mollo abbia fatto fuoco e quale fosse, in quel momento, la posizione degli intrusi.

I dodici bossoli e una sola posizione di sparo

Uno dei primi elementi acquisiti dagli investigatori era stata la disposizione dei dodici bossoli. Sono stati trovati concentrati in un unico punto dell’abitazione. Un dettaglio che, secondo la ricostruzione investigativa, suggerisce che Mollo abbia utilizzato l’arma semiautomatica dalla stessa posizione, indirizzando i colpi verso un’unica zona.

La direzione sarebbe stata quella delle luci delle torce impugnate dai ladri. Tre torce sono state recuperate dai militari. Una era accanto al corpo di Lazri ed è stata attribuita alla vittima.

La scena, dunque, racconta di un’azione concentrata in pochi istanti: l’irruzione, i rumori che svegliano il proprietario, il movimento all’interno della cascina e poi gli spari nel buio.

Dal piano terra al balcone

È proprio sulla posizione di Mollo che la perizia ha aggiunto un tassello alla ricostruzione. Secondo l’ipotesi investigativa, il 35enne, dopo essersi accorto della presenza dei ladri, si sarebbe spostato dal piano terra al balcone del primo piano.

Da lì avrebbe individuato le luci delle torce e le sagome degli intrusi, aprendo il fuoco.

La prima ricostruzione aveva collocato i ladri a una distanza variabile tra i 10 e i 30 metri dal punto in cui si trovava Mollo. Gli accertamenti balistici hanno però ristretto il campo: nel momento dello sparo mortale, Lazri potrebbe essere stato a non più di 14 metri.

Un dato che dovrà ora essere incrociato con tutti gli altri elementi raccolti sulla scena, a partire dalla traiettoria del proiettile che ha colpito Lazri al collo.

La simulazione degli spari

Durante la perizia i consulenti hanno riprodotto più volte la sequenza dello sparo, procedendo con serie di cinque colpi. L’obiettivo era verificare la compatibilità tra la posizione ipotizzata per Mollo, la traiettoria dei proiettili e il punto in cui sono stati ritrovati i bossoli.

Sul posto erano presenti la procuratrice aggiunta di Asti Laura Deodato, i legali delle parti e i rispettivi consulenti tecnici. Per la procura ha partecipato Stefano Conti, per la difesa di Roberto Mollo Ruggero Pettinelli, mentre Maurizio Cusimano è stato nominato dalla legale della famiglia Lazri.

Non è però ancora il momento di considerare chiusa la ricostruzione.

Si torna sul posto, questa volta di notte

Gli accertamenti potrebbero proseguire con un secondo sopralluogo. Questa volta senza spari e soprattutto nelle ore notturne, per riprodurre il più fedelmente possibile le condizioni di quella sera.

Il punto centrale sarà la visibilità. Gli investigatori vogliono capire quanto fosse effettivamente possibile distinguere, dal balcone, le persone presenti nel cortile e quanto le torce potessero influenzare la percezione delle sagome nel buio.

L’intenzione è, se possibile, ripetere il sopralluogo in condizioni analoghe a quelle della notte del delitto, tenendo conto anche della situazione meteorologica e della luce lunare.

La perizia ha dunque aggiunto un numero, 14 metri, alla ricostruzione della notte di Baldissero d’Alba. Ma il dato più importante resta ancora da collegare alla domanda centrale dell’indagine: che cosa abbia visto realmente Roberto Mollo dal balcone nel momento in cui ha premuto il grilletto.

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