La diplomazia torna a cercare uno spiraglio, ma sul campo la guerra continua. Kiev guarda al vertice di dicembre come possibile occasione di confronto, mentre il Cremlino ribadisce le proprie linee rosse e mette in guardia l’Occidente. Nuovi attacchi con droni e missili colpiscono obiettivi civili, industriali e strategici in Ucraina e Russia.
La diplomazia prova a riaprire una porta che da anni sembra chiusa, mentre sul terreno la guerra continua a macinare vittime, distruzione e tensioni. Volodymyr Zelensky si dice pronto a incontrare Vladimir Putin al prossimo vertice del G20, in programma a Miami a dicembre, qualora anche il presidente russo decidesse di partecipare.
Dal Cremlino arriva però un messaggio molto diverso. Putin avverte infatti i Paesi occidentali che un eventuale dispiegamento di truppe europee in Ucraina sarebbe considerato da Mosca un atto di guerra.
Due posizioni che restano profondamente distanti e che fotografano una fase ancora segnata dall’incertezza. Da una parte Kiev insiste sulla necessità di arrivare a un negoziato e sostiene di trovarsi oggi in una posizione favorevole. Dall’altra Mosca ribadisce le proprie condizioni e le linee rosse che l’Occidente, secondo il Cremlino, non dovrebbe oltrepassare.
Putin ha inoltre sostenuto che Mosca «non sta minacciando» l’Europa, respingendo così le accuse occidentali secondo cui la Russia rappresenterebbe una minaccia diretta per il continente.
Nuovi attacchi tra Ucraina e Russia
Mentre sul piano diplomatico si tenta di mantenere aperto un canale di dialogo, sul campo la guerra continua a colpire città e infrastrutture.
Secondo l’agenzia ucraina Rbc, un missile ha colpito nelle scorse ore un impianto industriale a Kryvyj Rih. L’attacco avrebbe provocato un morto e due feriti.
A Odessa, secondo quanto riferito dall’agenzia russa Ria Novosti, un raid aereo ha provocato danni a un edificio residenziale. Sei persone sarebbero rimaste ferite.
Un altro attacco ha interessato Zaporizhzhia, dove un drone russo avrebbe colpito un’abitazione privata, completamente distrutta. Due persone sono state estratte dalle macerie, ma per una di loro non c’è stato nulla da fare.
Nella regione di Kharkiv, il ministero della Difesa russo ha invece riferito di operazioni condotte con droni contro bunker mimetizzati e postazioni delle forze ucraine.
La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Droni ucraini hanno colpito diversi obiettivi sul territorio russo, interessando in particolare Tolyatti, Taganrog e la regione di Samara.
A Tolyatti sarebbe stato preso di mira un impianto chimico considerato strategico. A Taganrog sono stati invece segnalati diversi incendi, tra cui uno nell’area dell’aeroporto e un altro all’interno di uno stabilimento automobilistico.
Il conflitto continua dunque a estendere il proprio raggio d’azione, coinvolgendo non soltanto le aree direttamente interessate dai combattimenti, ma anche infrastrutture industriali e obiettivi strategici situati a grande distanza dalla linea del fronte.
Zelensky: «Dobbiamo incontrarci»
È in questo scenario che assumono particolare rilievo le parole di Zelensky sul possibile incontro con Putin.
Intervistato dalla Deutsche Welle, il presidente ucraino ha dichiarato di essere pronto a partecipare al G20 di Miami qualora vi prendesse parte anche il leader del Cremlino.
«Dobbiamo andarci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni», ha detto Zelensky, sottolineando che il valore di un eventuale faccia a faccia non sarebbe legato tanto alle dichiarazioni dei due leader quanto ai risultati che potrebbe produrre.
«Non è una questione di parole», ha spiegato. «Contano i risultati».
Un’apertura significativa, anche se ancora tutta da verificare. Il Cremlino, infatti, non ha finora chiarito se Putin sarà presente personalmente al vertice di Miami.
L’ultimo incontro risale al 2019
Un eventuale faccia a faccia tra i due presidenti avrebbe un peso politico e simbolico considerevole.
Zelensky e Putin non si incontrano personalmente dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022. In realtà, l’ultimo incontro diretto risale a oltre sei anni fa.
I due si videro a Parigi nel dicembre 2019, durante il vertice del Quartetto di Normandia, il formato diplomatico creato per cercare una soluzione al conflitto nel Donbass.
Da allora la distanza tra Mosca e Kiev è cresciuta fino a trasformarsi in uno dei principali nodi geopolitici internazionali.
Anche la partecipazione di Putin al G20 rappresenta un elemento tutt’altro che scontato. Il presidente russo non prende parte personalmente a una riunione del vertice da sette anni.
Washington prova a tenere aperto il canale
Gli sforzi diplomatici, tuttavia, non si sono mai completamente interrotti.
Il 5 e il 6 settembre gli inviati speciali statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato Zelensky a Kiev, dopo essere stati a Mosca per un colloquio con Putin.
Per il presidente ucraino, la missione americana rappresenta un «buon segnale». Kiev continua a considerare il coinvolgimento degli Stati Uniti un elemento centrale per qualsiasi possibile percorso negoziale.
Zelensky ha inoltre sostenuto di aver illustrato agli emissari americani quella che considera la posizione favorevole dell’Ucraina sul piano dei negoziati.
Il ragionamento del presidente ucraino si basa anche sull’andamento delle perdite russe. Secondo le stime citate da Zelensky, la Russia starebbe perdendo oltre 30mila militari al mese.
Si tratta, naturalmente, di cifre provenienti dalla parte ucraina e quindi da leggere nel contesto della guerra informativa che accompagna il conflitto. Kiev le utilizza per sostenere che Mosca starebbe pagando un prezzo elevato a fronte di risultati territoriali relativamente limitati.
«La Russia sta pagando un prezzo elevato» per guadagni modesti sul campo, è la valutazione di Zelensky. Da qui la convinzione che l’Ucraina disponga oggi di una posizione più favorevole per affrontare un eventuale negoziato.
Tra il tavolo diplomatico e il fronte
La contraddizione della fase attuale è tutta qui: mentre si moltiplicano i contatti diplomatici e Zelensky arriva a evocare un possibile incontro diretto con Putin, sul campo continuano i bombardamenti e gli attacchi con droni.
Il possibile vertice di Miami potrebbe rappresentare un’occasione di confronto, ma al momento resta un’ipotesi. Prima ancora di capire se Zelensky e Putin potranno sedersi allo stesso tavolo, occorrerà verificare se il presidente russo sarà effettivamente presente al G20.
Nel frattempo, le posizioni restano distanti. Kiev chiede un percorso capace di produrre risultati concreti e garanzie per il futuro. Mosca continua invece a fissare condizioni e a considerare l’eventuale presenza di forze militari europee in Ucraina una linea invalicabile.
La diplomazia prova dunque a conquistare spazio, ma le armi non arretrano. Il tavolo del negoziato resta possibile, mentre il fronte continua a dettare la realtà della guerra.
