25 Ottobre 2026, domenica
HomeMondoEconomia nel MondoBce, nuova stretta sui tassi: per i mutui variabili rate più care...

Bce, nuova stretta sui tassi: per i mutui variabili rate più care fino a 53 euro nel 2026

L’Eurotower alza di un quarto di punto i tassi ufficiali, come previsto dai mercati. L’Euribor a tre mesi potrebbe salire al 3,10% entro giugno 2027: per un finanziamento standard la rata rischia di superare i 650 euro

La Banca centrale europea torna a premere sul freno monetario. Il Consiglio direttivo ha deciso di aumentare di 0,25 punti percentuali i tre principali tassi di interesse dell’area euro, confermando le attese pressoché unanimi dei mercati. Dal 16 settembre il tasso sui depositi salirà al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, mentre il tasso sui prestiti marginali raggiungerà il 2,90%.

La decisione, assunta durante la riunione del Consiglio direttivo tenuta a Berlino, porta i tassi al livello più elevato dall’aprile 2025, quando la Bce aveva portato il costo del denaro al 2,25%.

A pesare sulla scelta è soprattutto il nuovo scenario inflazionistico. Il rincaro di petrolio e carburanti, alimentato anche dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ha riportato sotto pressione i prezzi: ad agosto l’inflazione media dell’Eurozona ha accelerato al 3,3% su base annua.

Per Francoforte, dunque, il quadro resta particolarmente incerto. I rischi sono considerati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Lo shock energetico, avverte la Bce, potrebbe produrre effetti molto diversi a seconda della sua intensità e della sua durata, oltre che per le conseguenze indirette sull’economia e sulle aspettative di famiglie e imprese.

Mutui variabili, la rata sale subito

La conseguenza più immediata della nuova stretta si riflette sui finanziamenti a tasso variabile. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un mutuo standard da 126 mila euro, con durata di 25 anni, la rata mensile aumenterà di circa 17 euro, passando dagli attuali 614 a 631 euro.

Non si tratta, però, del primo rincaro dell’anno. Da gennaio a oggi la rata dello stesso finanziamento è già aumentata di 36 euro, partendo dai 578 euro di inizio 2026. Con il nuovo intervento della Bce, l’incremento complessivo entro la fine dell’anno potrebbe quindi arrivare a 53 euro al mese.

Una cifra che, moltiplicata per dodici mesi, diventa tutt’altro che trascurabile per il bilancio familiare.

E il conto potrebbe diventare ancora più pesante nel 2027. Sempre secondo le stime di Facile.it, ai livelli attuali un mutuatario con un finanziamento variabile standard potrebbe trovarsi a sostenere oltre 600 euro in più di interessi nell’arco dell’anno.

Il mercato scommette su altri rialzi

La nuova stretta potrebbe inoltre non essere l’ultima. A indicarlo sono le aspettative incorporate nei futures sull’Euribor, che fotografano le previsioni degli operatori sul futuro andamento dei tassi.

Secondo i dati aggiornati alla prima settimana di settembre, l’Euribor a tre mesi, oggi al 2,67% e utilizzato come riferimento per numerosi mutui a tasso variabile, potrebbe arrivare al 3,10% entro giugno 2027.

Se questa previsione dovesse concretizzarsi, la rata del finanziamento preso come riferimento da Facile.it salirebbe dagli attuali 614 euro a oltre 650 euro al mese.

Il mercato, in altre parole, non sta scontando soltanto l’aumento deciso oggi dalla Bce: le aspettative incorporano almeno un ulteriore rialzo entro la metà del 2027, con la possibilità di un terzo intervento entro la fine dell’anno.

È uno scenario che restituisce ai mutuatari variabili una prospettiva molto diversa da quella che si era delineata nei primi mesi del 2026, quando il prodotto appariva particolarmente conveniente.

Gli italiani, però, scelgono soprattutto il fisso

I dati sulle nuove richieste di finanziamento mostrano del resto che le famiglie italiane continuano a privilegiare la certezza della rata.

Nei primi otto mesi del 2026, secondo l’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, l’importo medio richiesto è stato di 139.599 euro, in crescita dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il finanziamento ha coperto mediamente il 74% del valore dell’immobile, pari a circa 206 mila euro.

È diminuita anche l’età media dei richiedenti: dai 40,5 anni del 2025 si è passati a 39 anni. Considerando esclusivamente le richieste per l’acquisto della prima casa, l’età media scende sotto i 37 anni.

Cambia anche la composizione delle domande: le richieste di surroga sono scese dal 26% al 17%.

Ma il dato più significativo riguarda la scelta tra fisso e variabile. Il tasso fisso raccoglie il 93% delle richieste, confermandosi nettamente dominante. Il variabile, tuttavia, ha recuperato terreno rispetto allo scorso anno: la sua quota è passata dall’1% al 7%.

Una crescita favorita soprattutto dalle condizioni particolarmente competitive che il variabile aveva offerto nei primi mesi dell’anno. Un vantaggio che, con il progressivo rialzo degli indici, si è però assottigliato.

Fisso o variabile? La distanza si riduce

Il paradosso del mercato attuale è che, nonostante il nuovo rialzo dei tassi, il variabile continua a presentare le offerte più convenienti sulla carta. Ma il margine rispetto al fisso è ormai ridotto e il rischio di ulteriori aumenti rende la scelta meno scontata.

Prendendo ancora una volta come riferimento un mutuo da 126 mila euro, da rimborsare in 25 anni e destinato a finanziare il 70% del valore dell’immobile, le migliori offerte online a tasso variabile partono da un TAN del 2,65%, con una rata iniziale di circa 575 euro.

Le migliori proposte a tasso fisso partono invece da un TAN del 3,15% e da una rata di circa 607 euro: una differenza di appena 32 euro al mese.

Il problema è che il confronto non può fermarsi alla rata del primo mese. Il variabile offre un risparmio immediato, ma espone il mutuatario alle oscillazioni dell’Euribor. Il fisso, al contrario, costa oggi qualcosa in più, ma mette al riparo il bilancio familiare da eventuali nuove fiammate del costo del denaro.

Anche il fisso risente delle tensioni internazionali

Nemmeno il tasso fisso, peraltro, è rimasto immune dal nuovo scenario internazionale. Nelle ultime settimane i rendimenti dei titoli di Stato americani sono aumentati, trascinando verso l’alto anche quelli europei. Un movimento che si riflette sugli IRS, gli indici utilizzati come riferimento per la determinazione dei tassi dei mutui a tasso fisso.

Le banche, tuttavia, stanno in parte assorbendo questo aumento comprimendo gli spread applicati ai finanziamenti. In alcuni casi, osserva Facile.it, gli istituti sono arrivati persino ad azzerarli.

Il risultato è un mercato nel quale la scelta tra fisso e variabile non può essere ridotta alla semplice differenza tra due rate. Il variabile resta più economico, ma il suo vantaggio è ormai sottile e potrebbe rapidamente evaporare se l’Euribor continuerà a salire. Il fisso costa di più oggi, ma compra qualcosa che in tempi incerti ha un valore preciso: la certezza.

Per chi sta entrando ora nel mercato dei mutui, quindi, la domanda non è soltanto quanto costa oggi il finanziamento. È soprattutto quanto rischio è disposto a sostenere per cercare di pagare meno domani.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti