24 Ottobre 2026, sabato
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Guccini, le case di via Paolo Fabbri e Pavana alla moglie Raffaella Zuccari

Nel testamento pubblico, datato 19 gennaio 2022, il cantautore nomina la seconda moglie erede universale. Alla figlia Teresa vanno le quote della Limentra srl e metà dei diritti patrimoniali d’autore. Resta fuori dalla successione la casa bolognese di via Paolo Fabbri, dove è cresciuta

Le due case più intimamente legate all’immaginario di Francesco Guccini, quella di via Paolo Fabbri 43 a Bologna e quella di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, sono destinate alla moglie Raffaella Zuccari. È quanto emerge dal testamento pubblico del cantautore, redatto il 19 gennaio 2022 e registrato l’8 settembre 2026 davanti al notaio Luigi Stame, alla presenza della moglie e della figlia Teresa.

Nel documento Guccini revoca espressamente ogni precedente disposizione testamentaria e indica Raffaella Zuccari come erede universale del proprio patrimonio. Una scelta che comprende anche gli immobili che, più di altri, hanno accompagnato la sua vita personale e artistica: la casa bolognese di via Paolo Fabbri e quella di Pavana, il paese dell’Appennino diventato negli anni una sorta di geografia sentimentale della sua produzione.

Alla figlia Teresa, nata dalla lunga relazione del cantautore con Angela Signorini, vengono invece attribuiti tutte le quote di partecipazione detenute dal padre nella società Limentra srl e il 50 per cento dei diritti patrimoniali d’autore legati alla sua attività professionale di cantautore e scrittore.

La ripartizione assume un significato particolare soprattutto per la casa di via Paolo Fabbri. Non è semplicemente un immobile: per generazioni di ascoltatori quell’indirizzo è diventato un luogo della memoria collettiva. È la casa evocata nel titolo di uno degli album più celebri di Guccini, ma anche uno dei simboli della Bologna raccontata nelle sue canzoni, osservata con ironia, disincanto, nostalgia e affetto.

Via Paolo Fabbri 43 è stata, nel tempo, molto più di un indirizzo. È diventata una parola chiave dell’universo gucciniano, un punto di riferimento per chi ha riconosciuto nelle sue canzoni frammenti di una storia personale e generazionale. Attorno a quella casa si è alimentato anche un piccolo pellegrinaggio laico di appassionati: persone arrivate a Bologna per ritrovare, almeno idealmente, i luoghi di un cantautore capace di trasformare la propria quotidianità in memoria condivisa.

Ed è proprio quella casa, tuttavia, a non entrare nel patrimonio lasciato a Teresa. Un elemento che rende la successione particolarmente significativa sul piano umano, oltre che strettamente patrimoniale. Teresa, infatti, in quell’abitazione ha vissuto durante gli anni della sua crescita e il legame con quel luogo è dunque inevitabilmente anche un legame familiare, prima ancora che simbolico.

Diverso, ma altrettanto profondo, il significato di Pavana. Il piccolo paese dell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna è stato per Guccini una seconda patria, il luogo della memoria familiare e di un rapporto con il territorio che attraversa molte pagine della sua produzione. Se Bologna rappresenta la città, gli amici, la giovinezza e la dimensione pubblica dell’artista, Pavana incarna invece una dimensione più intima e rurale: le radici, i racconti di famiglia, il tempo che passa.

Il testamento finisce così per disegnare una sorta di doppia eredità. Da una parte quella giuridica e patrimoniale, affidata in larga misura alla moglie; dall’altra quella artistica e professionale, che trova nella figlia Teresa una destinataria importante attraverso la partecipazione societaria e la metà dei diritti patrimoniali d’autore.

È una distinzione che dice qualcosa anche della complessità dell’eredità lasciata da Guccini. Perché nel suo caso il patrimonio non coincide soltanto con immobili, quote societarie o diritti economici. Esiste un patrimonio immateriale fatto di canzoni, parole, personaggi, luoghi e ricordi che ormai appartengono anche a un pubblico vastissimo.

E tra quei luoghi, via Paolo Fabbri e Pavana occupano un posto speciale. La prima è diventata un’icona urbana e musicale; la seconda, un paesaggio dell’anima. Il testamento stabilisce a chi spettino giuridicamente quelle case. Il loro significato, invece, continua inevitabilmente ad appartenere alla memoria di chi, attraverso le canzoni di Guccini, le ha già trasformate in qualcosa di molto più grande di due semplici immobili.

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