24 Settembre 2026, giovedì
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Il Sindacato dei Militari porta “Futuro Nazionale” in Procura: «La Costituzione è un confine invalicabile»

Esposto-denuncia alla Procura di Roma contro il progetto politico e il programma “B.I.P.” 2027-2037. Nel mirino la militarizzazione dell’ordine pubblico e della scuola, il “Piano di Remigrazione” e presunte affinità con la dottrina fascista. Comellini: «Non vogliamo censurare il dibattito politico, ma verificare dove finisca la libertà e cominci l’illecito»

A cura di Daniele Cappa

Il confronto politico può essere aspro, radicale, perfino provocatorio. Ma, quando entrano in gioco le Forze Armate, l’ordine costituzionale e i diritti fondamentali, il terreno cambia. È su questo crinale che si colloca l’iniziativa del Sindacato dei Militari, che ha depositato alla Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia nei confronti dei vertici e delle attività riconducibili al progetto politico “Futuro Nazionale”.

L’iniziativa, sottoscritta dal segretario generale Luca Marco Comellini e autenticata dall’avvocato Massimiliano Strampelli, chiede alla magistratura di valutare una serie di contenuti programmatici e iniziative di comunicazione che, secondo il sindacato, potrebbero presentare profili di rilevanza penale e di incompatibilità con i principi dell’ordinamento costituzionale.

Al centro dell’esposto c’è soprattutto il documento programmatico denominato “B.I.P.” 2027-2037, insieme ai materiali diffusi attraverso il sito e i canali digitali collegati al progetto.

Forze Armate e ordine pubblico: il nodo della “zona rossa”

Uno dei punti contestati riguarda l’ipotesi di un impiego permanente delle Forze Armate con funzioni di polizia giudiziaria nelle aree urbane definite “zone rosse”. Per il Sindacato dei Militari, non si tratterebbe di una semplice scelta di politica della sicurezza, ma di una trasformazione sostanziale del ruolo attribuito allo strumento militare.

La questione investe infatti un principio delicato dell’ordinamento italiano: la distinzione tra funzione militare e gestione ordinaria dell’ordine pubblico, che non può essere considerata una variabile politica qualsiasi.

Analoga preoccupazione viene espressa per la previsione di moduli obbligatori di educazione militare nelle scuole pubbliche. Secondo il sindacato, l’ipotesi rischierebbe di trasferire logiche e modelli propri dell’organizzazione militare all’interno di uno spazio, quello scolastico, che dovrebbe invece rimanere ancorato ai principi dell’istruzione pubblica, del pluralismo e della formazione critica.

È proprio la combinazione tra sicurezza, scuola e militarizzazione della società a costituire, nell’impostazione dell’esposto, uno degli elementi più significativi da sottoporre all’attenzione della magistratura.

Il “Piano di Remigrazione” e il richiamo alla CEDU

Un secondo capitolo riguarda il cosiddetto “Piano di Remigrazione”, che il programma attribuirebbe al progetto politico.

Il Sindacato dei Militari contesta in particolare l’ipotesi di espulsioni collettive riguardanti anche cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio italiano. Una previsione che, secondo l’organizzazione, solleverebbe rilevanti interrogativi sotto il profilo costituzionale e internazionale.

Nell’esposto viene richiamato anche il Protocollo n. 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il cui articolo 4 vieta le espulsioni collettive di stranieri.

La contestazione, dunque, non riguarda soltanto la legittimità di una singola proposta politica, ma investe il rapporto tra sovranità nazionale, diritti individuali e vincoli derivanti dall’ordinamento europeo e internazionale.

Il riferimento al fascismo storico

È tuttavia il capitolo dedicato alle presunte affinità ideologiche con il fascismo storico a rendere particolarmente sensibile l’iniziativa giudiziaria.

Il Sindacato sostiene di aver individuato, nei contenuti esaminati, una serie di elementi che considera riconducibili a un modello politico caratterizzato dalla retorica della superiorità nazionale, da una concezione gerarchica della società, dalla centralità quasi sacrale della figura del capo e dalla delegittimazione delle istituzioni di garanzia e del pluralismo.

Secondo la prospettazione contenuta nell’esposto, tali elementi, considerati nel loro insieme, potrebbero assumere rilievo ai fini dell’applicazione della cosiddetta Legge Scelba, la normativa che disciplina il divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista.

Si tratta, naturalmente, di valutazioni e ipotesi sottoposte alla magistratura. Sarà infatti l’autorità giudiziaria, nell’ambito delle proprie competenze, a stabilire se i fatti denunciati presentino effettivamente gli estremi di eventuali fattispecie penalmente rilevanti.

La richiesta di intervento sui canali digitali

L’esposto non si limita alla richiesta di accertamenti.

Attraverso il proprio legale, il Sindacato dei Militari ha chiesto alla Procura di valutare anche l’adozione di misure cautelari, compreso il sequestro preventivo dei canali digitali ritenuti funzionali alla diffusione dei contenuti contestati e l’oscuramento o l’inibizione dell’accesso al sito futuronazionale.it e agli altri strumenti di comunicazione online riconducibili al progetto.

L’obiettivo indicato nell’atto è quello di impedire, qualora ne ricorrano i presupposti di legge, la prosecuzione delle condotte ritenute illecite e la diffusione di materiale che il sindacato considera potenzialmente eversivo.

Comellini: «Le Forze Armate servono la Costituzione, non i partiti»

La scelta di rivolgersi alla magistratura viene rivendicata da Luca Marco Comellini come una decisione di responsabilità istituzionale, non come un tentativo di interferire nel confronto politico.

«Con questo esposto-denuncia — afferma il segretario generale — il Sindacato dei Militari compie un atto di responsabilità istituzionale e civile, doveroso nei confronti della Repubblica e delle donne e degli uomini in uniforme che ogni giorno ne incarnano i valori».

Il punto, nella sua lettura, è la difesa del carattere costituzionale delle Forze Armate.

«Non possiamo restare in silenzio di fronte a chi utilizza il grado militare e il prestigio delle Forze Armate per promuovere visioni politiche che subordinano lo Stato a ideologie di parte, che propugnano la militarizzazione della scuola e dell’ordine pubblico e che evocano modelli di organizzazione sociale incompatibili con la dignità e i diritti fondamentali dei cittadini».

Poi una frase destinata a sintetizzare l’intera iniziativa: «Le Forze Armate servono la Costituzione, non i partiti. Servono la Repubblica, non i suoi potenziali eversori».

Per Comellini, la sede scelta è significativa: «Abbiamo scelto di agire nelle sedi proprie di uno Stato di diritto: quelle giudiziarie. Non per silenziare il dibattito politico, che rimane libero e deve restare tale, ma per denunciare ciò che riteniamo possa travalicare i confini della legittimità democratica».

Nella denuncia vengono prospettate, tra le altre, ipotesi di reato che vanno dall’istigazione a delinquere alla propaganda dell’odio, dall’associazione sovversiva alla ricostituzione del disciolto partito fascista.

«Restiamo uniti. Restiamo costituzionali»

L’iniziativa del Sindacato dei Militari assume infine un significato che va oltre il singolo procedimento.

Comellini rivolge un appello alle forze politiche, alle istituzioni, alle associazioni, ai lavoratori, ai professionisti, agli studenti e, più in generale, alla società civile affinché il confronto sulle grandi questioni nazionali rimanga ancorato al perimetro della Costituzione.

«La Costituzione non è un documento del passato — sostiene — ma il patto vivo che ci tiene insieme come comunità nazionale. Non è negoziabile. Non ammette eccezioni “in nome del popolo” o “dell’interesse superiore della nazione”».

Un richiamo che tocca uno dei dilemmi più antichi delle democrazie: fino a dove può spingersi una forza politica nel contestare l’ordine esistente senza mettere in discussione le regole che consentono a quella stessa libertà politica di esistere?

È ora la Procura di Roma a dover valutare il contenuto dell’esposto e la fondatezza delle richieste avanzate. Il procedimento dovrà stabilire se le condotte denunciate abbiano o meno rilevanza penale. Ma, al di là dell’esito giudiziario, il caso riporta al centro del dibattito una questione che in una democrazia costituzionale rimane tutt’altro che astratta: il rapporto tra libertà politica, pluralismo, uso dello strumento militare e difesa delle istituzioni democratiche.

Il messaggio conclusivo del Sindacato dei Militari è netto: «La libertà non si difende con la rassegnazione o il silenzio, ma con il coraggio civile di chi sa riconoscere il pericolo e non si sottrae alla responsabilità di contrastarlo».

«Restiamo uniti. Restiamo costituzionali».

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