L’Italia continua a fare i conti con una delle conseguenze più drammatiche del consumo di sostanze: la morte per overdose. I numeri, rispetto a dieci anni fa, raccontano una tendenza complessivamente più contenuta, ma l’ultimo dato disponibile segnala un’inversione che non può essere ignorata.
Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, con dati aggiornati al 2025, le vittime di overdose sono state 249, il 7,8% in più rispetto all’anno precedente. Un bilancio che riporta al centro dell’attenzione la necessità di politiche strutturali di prevenzione, informazione e riduzione del danno.
Ma c’è un altro elemento che fotografa il cambiamento dello scenario. Per la prima volta la cocaina, insieme al crack, supera l’eroina come sostanza principalmente associata ai decessi, risultando presente nel 33% delle morti. Un sorpasso che racconta l’evoluzione del mercato e dei consumi e che impone di aggiornare anche gli strumenti con cui si affronta il fenomeno delle dipendenze.
Il rischio cresce con l’età
L’overdose non è un fenomeno confinato alle fasce più giovani della popolazione. I tassi di mortalità più elevati si registrano tra le persone con più di 25 anni, mentre il dato raggiunge il suo massimo tra i quarantenni.
È una fotografia che invita a superare alcuni stereotipi ancora radicati nell’immaginario collettivo: la dipendenza non appartiene soltanto alla dimensione della marginalità giovanile, ma può accompagnare persone adulte e consolidarsi nel tempo, con conseguenze potenzialmente letali.
Anche la geografia dei decessi restituisce differenze significative. La quota maggiore si concentra nel Nord Italia, con il 41,56% delle morti. Seguono il Centro, con il 33,77%, e il Sud, comprese le isole, con il 24,68%.
Numeri che non sono soltanto una classifica territoriale, ma possono rappresentare un indicatore delle differenti condizioni di accesso ai servizi, delle caratteristiche dei consumi e della presenza sul territorio di reti di assistenza e intervento.
La riduzione del danno torna al centro del dibattito
A richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui dati, alla vigilia della Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle overdose, è l’Associazione Luca Coscioni, che rinnova al governo la richiesta di rafforzare le politiche di riduzione del danno.
Il punto di partenza è concreto: quando l’obiettivo immediato non è ancora quello di interrompere il consumo, occorre comunque mettere in campo strumenti capaci di ridurre il rischio di morte e di conseguenze irreversibili.
Tra le criticità segnalate dall’associazione figura anche la difficoltà, in alcune aree del Paese, di reperire il Naloxone, il farmaco utilizzato per contrastare gli effetti di un’overdose da narcotici e oppioidi. La tempestività dell’intervento può essere decisiva e la disponibilità dello strumento rappresenta quindi uno degli elementi centrali di una strategia efficace.
Dalla prevenzione alla ricerca: nuove strade per le dipendenze
Il contrasto alle overdose, tuttavia, non può esaurirsi nell’emergenza. Accanto alla prevenzione e agli interventi salvavita, il dibattito si sta allargando alla ricerca di nuovi approcci terapeutici per le dipendenze.
Tra le prospettive citate figurano gli studi sull’impiego dell’LSD e la sperimentazione dell’ibogaina, sostanza derivata da una pianta, nell’ambito del trattamento delle dipendenze da oppioidi. Si tratta di frontiere di ricerca che richiedono naturalmente solide verifiche scientifiche, valutazioni sulla sicurezza e un rigoroso percorso di sperimentazione prima di qualsiasi applicazione clinica generalizzata.
Resta poi un fronte tanto semplice quanto decisivo: informare. Conoscere i rischi legati alle sostanze, sapere come riconoscere un’overdose e sapere come intervenire può fare la differenza tra un’emergenza gestibile e una tragedia.
Tra gli obiettivi indicati dall’associazione c’è inoltre la prevenzione della trasmissione di infezioni attraverso lo scambio di siringhe usate, altro capitolo fondamentale delle politiche di riduzione del danno.
249 morti sono ancora troppe
Il dato complessivo è dunque una fotografia che non consente letture rassicuranti. Il numero dei decessi è inferiore rispetto a dieci anni fa, ma 249 persone morte per overdose in un solo anno rappresentano comunque un bilancio che interroga il sistema sanitario e le politiche pubbliche.
Il sorpasso della cocaina sull’eroina, il picco dei decessi tra i quarantenni e le differenze territoriali suggeriscono che il fenomeno sia cambiato e che, di conseguenza, debbano cambiare anche le risposte.
Prevenire, informare, rendere disponibili gli strumenti salvavita, facilitare l’accesso ai servizi e sostenere la ricerca: la sfida non è soltanto ridurre una statistica, ma impedire che un’overdose si trasformi in una morte evitabile.
