25 Settembre 2026, venerdì
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Nepal e Tibet, l’alluvione non dà tregua: oltre 600 morti e quasi 3mila dispersi

Le squadre di soccorso scavano tra fango e macerie lungo 80 chilometri di vallate devastate dalla piena. In Nepal ancora disperse centinaia di persone, tra cui tre italiani. L’esercito tenta di raggiungere circa cento lavoratori intrappolati in un tunnel. Il governo apre, seppur parzialmente, agli aiuti internazionali

È una corsa contro il tempo tra le montagne di Nepal e Tibet, dove le acque hanno lasciato dietro di sé un paesaggio di distruzione. A tre giorni dalla devastante alluvione che ha colpito il distretto nepalese di Rasuwa, il bilancio continua a salire: secondo quanto riferito dall’Associated Press, le vittime sono almeno 626, mentre i dispersi sfiorano quota 3mila. I feriti sono circa 2.300.

Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta lungo circa 80 chilometri di vallate trasformate dalla furia dell’acqua in un susseguirsi di fango, detriti e infrastrutture spazzate via. Le squadre nepalesi continuano a cercare eventuali sopravvissuti, mentre ogni ora che passa rende più difficile la speranza di ritrovare le persone ancora disperse.

La corsa contro il tempo nel tunnel

Uno dei fronti più drammatici resta quello dell’Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa. L’esercito nepalese è impegnato nel tentativo di raggiungere circa 100 persone rimaste bloccate all’interno di un tunnel, dopo che la piena del fiume Bhotekoshi ha travolto l’area.

Nel frattempo, circa 350 lavoratori e residenti sono già stati messi in salvo. Ma la situazione resta estremamente complessa: il terreno è instabile, le vie di accesso sono state devastate e le squadre devono avanzare tra enormi quantità di detriti.

Ancora nessuna notizia dei tre italiani

Tra le persone di cui non si hanno ancora notizie ci sono anche tre italiani. Si tratta del ligure Marco Ratto e di una coppia italo-svizzera, per i quali proseguono le ricerche.

È invece riuscita a salvarsi Valentina Piccinini, insieme al compagno Stefano Lotumano. La donna ha raccontato i momenti drammatici dell’alluvione, descrivendo l’arrivo improvviso della piena: «Un boato immenso e una nube marrone verso noi. Senza l’aiuto dei nepalesi non sarei qui».

Sono salvi anche i bresciani Giovanni Fassini e Marco Lombardi, protagonisti di una lunga odissea durante l’emergenza. Per loro il rientro in Italia è previsto nelle prossime ore.

Kathmandu apre agli aiuti stranieri

Di fronte alla dimensione della tragedia, il governo nepalese ha intanto rivisto la propria posizione sull’assistenza internazionale. Dopo aver inizialmente escluso l’ingresso di squadre straniere nelle operazioni di ricerca e soccorso, Kathmandu ha deciso di consentire l’accesso, seppur in maniera limitata, ad alcuni esperti internazionali.

A riferirlo è il Kathmandu Post, citando un alto funzionario governativo. La decisione sarebbe arrivata anche in seguito alle forti pressioni della comunità internazionale, soprattutto considerando la presenza di cittadini stranieri tra i dispersi.

«Abbiamo ricevuto fortissime pressioni dalla comunità internazionale per consentire almeno l’ingresso di squadre di ricerca e soccorso e di alcuni esperti», ha spiegato il funzionario. L’autorizzazione riguarderà un numero limitato di specialisti e determinate aree.

Il contributo internazionale potrebbe rivelarsi importante non soltanto nella ricerca dei dispersi, ma anche nelle complesse operazioni di recupero e identificazione delle vittime.

Ricostruire costerà miliardi

Mentre nelle aree colpite si continua a scavare alla ricerca dei dispersi, il Nepal deve già fare i conti con la fase successiva all’emergenza: quella della ricostruzione.

Il conto potrebbe essere enorme. Secondo una prima stima del ministro delle Finanze Swarnim Wagle, il Paese potrebbe avere bisogno di 4-5 miliardi di dollari per ripristinare infrastrutture e territori devastati dalle alluvioni di questa settimana.

Si tratta, ha precisato Wagle, di una valutazione ancora preliminare. Il bilancio dei danni è infatti tuttora in corso e potrebbe aumentare man mano che le squadre riescono a raggiungere le aree più isolate.

Per ora, però, la priorità resta una sola: trovare i dispersi e salvare chi è ancora vivo. Tra fiumi fuori controllo, tunnel allagati e vallate irriconoscibili, il Nepal continua a combattere contro il tempo.

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