25 Ottobre 2026, domenica
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Sudafrica, crolla una miniera illegale di platino: 14 morti e decine di feriti

La tragedia a Nkaneng, nei pressi di Rustenburg, cuore dell’industria sudafricana del platino. La cava, abbandonata da anni ma ancora utilizzata clandestinamente, ha ceduto mentre i minatori erano al lavoro. Diverse persone potrebbero essere ancora intrappolate nel sottosuolo.

È bastato un cedimento improvviso perché una miniera abbandonata si trasformasse in una trappola mortale. Almeno 14 minatori hanno perso la vita e decine di altri sono rimasti feriti, alcuni in modo grave, dopo il crollo di una cava sotterranea utilizzata illegalmente per l’estrazione del platino in Sudafrica.

L’incidente è avvenuto nella zona di Nkaneng, vicino a Rustenburg, a circa cento chilometri da Johannesburg. Secondo le prime informazioni, all’interno della miniera si trovava un gruppo di lavoratori informali quando la struttura ha improvvisamente ceduto. Il bilancio, già drammatico, potrebbe tuttavia aggravarsi: diversi minatori risulterebbero ancora intrappolati nelle gallerie.

Il crollo e quei minatori “inghiottiti” dalla terra

La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio delle autorità. Le prime ricostruzioni riportate dai media locali parlano del cedimento delle pareti della cava, una miniera dismessa da anni dalle compagnie minerarie ma tornata a essere utilizzata clandestinamente.

Il collasso avrebbe investito direttamente le persone che si trovavano nel sottosuolo, “inghiottendole” sotto tonnellate di terra e materiale roccioso. Le operazioni di soccorso sono quindi rese particolarmente complesse dalla natura stessa del sito: una rete di gallerie sotterranee non più gestita né mantenuta secondo gli standard di sicurezza previsti per le attività minerarie regolari.

La polizia ha avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto e chiarire le eventuali responsabilità. Al momento, le informazioni sulla dinamica restano frammentarie.

La miniera illegale, un’emergenza che il Sudafrica non riesce a spegnere

La tragedia di Rustenburg riporta sotto i riflettori una delle emergenze più difficili da affrontare per il Sudafrica: quella delle miniere illegali, spesso scavate o riutilizzate in siti abbandonati dalle grandi compagnie estrattive.

Sono decine di migliaia le persone che, secondo le stime riportate nel Paese, lavorano informalmente in miniere d’oro e di platino ormai dismesse. Per molti di loro si tratta di un’attività legata alla necessità di procurarsi un reddito, ma le condizioni in cui avviene l’estrazione sono spesso estremamente rischiose.

Gallerie instabili, assenza di adeguati sistemi di ventilazione, attrezzature improvvisate e scarsi dispositivi di protezione trasformano il lavoro quotidiano in una sfida alla sopravvivenza. Quando si verifica un incidente, inoltre, raggiungere chi si trova nel sottosuolo può diventare un’impresa estremamente complessa.

Rustenburg, la capitale del platino

Il luogo della tragedia non è casuale. Rustenburg è uno dei principali distretti minerari del Sudafrica e uno dei più importanti centri mondiali per l’estrazione del platino. Il Paese dispone infatti di alcune delle maggiori riserve mondiali di questo metallo, fondamentale per numerosi comparti industriali.

Proprio la ricchezza del sottosuolo alimenta anche il fenomeno dell’estrazione clandestina. Dove una miniera ufficiale viene chiusa, le gallerie possono continuare a rappresentare una fonte di metallo e, di conseguenza, di reddito per i minatori informali.

Ma il prezzo può essere altissimo.

Il crollo di Nkaneng è l’ennesimo drammatico promemoria di quanto sia fragile l’equilibrio nelle miniere abbandonate: un’attività condotta fuori da ogni controllo può trasformare in pochi secondi una ricerca di sopravvivenza in una strage.

E mentre le autorità cercano di stabilire l’esatta dinamica del cedimento, resta l’urgenza più immediata: raggiungere chi potrebbe essere ancora vivo sotto le macerie e verificare se il bilancio delle vittime sia destinato, purtroppo, a salire.

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