È stata un’altra notte di guerra e distruzione in Ucraina. Le esplosioni hanno squarciato il buio a Kiev e Zaporizhzhia, mentre gli attacchi russi hanno colpito anche diverse aree del sud-est del Paese. Il bilancio provvisorio è pesante: almeno nove persone sono morte e 24 sono rimaste ferite nelle ultime ore, secondo le autorità ucraine.
A pagare il prezzo più alto è stata Zaporizhzhia. Nella città, capoluogo dell’omonima regione, sei persone hanno perso la vita e altre 19 sono rimaste ferite. Il capo dell’amministrazione militare regionale, Ivan Fedorov, ha parlato di un attacco “massiccio”, condotto con missili e bombe aeree guidate. Le esplosioni hanno danneggiato edifici residenziali e strutture non residenziali, lasciando dietro di sé una nuova scia di devastazione.
Zaporizhzhia nel mirino
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fornito ulteriori dettagli sull’arsenale utilizzato nell’attacco, sostenendo che sulla città siano stati lanciati anche missili balistici di fabbricazione nordcoreana, oltre a missili Zircon e bombe aeree guidate.
Zelensky ha definito l’operazione un attacco “brutale”, accusando Mosca di averlo pianificato con l’obiettivo di provocare il maggior numero possibile di danni, in particolare contro le infrastrutture civili. Il presidente ucraino ha quindi ribadito le accuse sull’impiego da parte russa di armamenti forniti dalla Corea del Nord, una questione già denunciata in precedenza da Kiev.
Il bilancio nella sola Zaporizhzhia, ha confermato Zelensky, è di sei morti e 19 feriti.
Tre morti nella regione di Dnipropetrovsk
La notte di attacchi non si è però concentrata soltanto su Zaporizhzhia. Le forze russe hanno colpito con droni e artiglieria anche cinque distretti della regione di Dnipropetrovsk.
Secondo il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleksandr Ganja, tre persone sono state uccise. Tra loro c’è anche un ragazzo di appena 15 anni. Altre cinque persone sono rimaste ferite.
Un bilancio che conferma quanto il conflitto continui a colpire non soltanto le infrastrutture strategiche, ma anche i centri abitati e la popolazione civile, mantenendo altissima la pressione sulle regioni ucraine più esposte agli attacchi.
Esplosioni anche a Kiev
Anche la capitale è stata svegliata dalle esplosioni. Poco dopo la mezzanotte, secondo quanto riferito dai giornalisti dell’Agence France-Presse presenti sul posto, diverse detonazioni sono state udite a Kiev dopo l’attivazione dell’allarme missilistico.
Un incendio è divampato all’interno di un magazzino e una persona è rimasta ferita. Sul posto sono intervenuti i servizi di emergenza, impegnati nelle operazioni di spegnimento e nella messa in sicurezza dell’area.
Da Mosca è arrivata una ricostruzione diversa rispetto a quella fornita dalle autorità ucraine. Il ministero della Difesa russo ha rivendicato gli attacchi, sostenendo che siano stati utilizzati missili contro obiettivi legati al complesso militare-industriale e ai centri di trasporto e logistica di Kiev e Zaporizhzhia.
La risposta di Mosca: quasi 400 droni ucraini intercettati
Mentre l’Ucraina faceva i conti con le conseguenze dei bombardamenti, Mosca denunciava a sua volta una massiccia offensiva con droni.
Il ministero della Difesa russo ha comunicato che i sistemi di difesa aerea avrebbero intercettato e distrutto 396 droni ucraini durante la notte, sul territorio della Federazione Russa e in Crimea.
Secondo il comunicato, i velivoli senza pilota sarebbero stati neutralizzati in numerose regioni russe, tra cui Belgorod, Brjansk, Vladimir, Voronezh, Kaluga, Kursk, Lipetsk, Orenburg, Orel, Rostov, Rjazan, Tambov e Tula, oltre che nell’area di Mosca e in Crimea.
Il ministero russo non ha fornito ulteriori dettagli sulla distribuzione dei droni nelle diverse aree né ha indicato, nel comunicato citato, l’eventuale entità dei danni provocati dagli attacchi.
La notte appena trascorsa restituisce così l’immagine di un conflitto ancora lontano dall’allentare la propria morsa: da una parte i raid russi contro le città ucraine, dall’altra le incursioni con droni sul territorio russo. Un’escalation che continua a trasformare la distanza tra fronte e retrovia in una linea sempre più sottile.
