23 Ottobre 2026, venerdì
HomeItaliaPoliticaSorveglianza intelligente: l’Italia accelera sull’IA, ma divide su libertà e garanzie

Sorveglianza intelligente: l’Italia accelera sull’IA, ma divide su libertà e garanzie

Con il recepimento dell’Ai Act europeo, il governo apre all’uso del riconoscimento facciale in contesti sensibili e alla conservazione temporanea dei dati biometrici. Opposizioni e Garante chiedono più tutele.

L’intelligenza artificiale entra con decisione nel perimetro operativo delle forze dell’ordine italiane. Il governo imprime un’accelerazione al decreto legislativo che recepisce l’Ai Act europeo, il regolamento destinato a fissare i paletti per l’uso delle tecnologie basate sull’IA nei Paesi membri. Il provvedimento, attualmente all’esame della Commissione Politiche europee del Senato, definisce per la prima volta un quadro organico sull’impiego dei sistemi biometrici, con un equilibrio ancora oggetto di acceso confronto politico.

Al centro della nuova disciplina c’è l’introduzione di regole specifiche per il riconoscimento facciale, che potrà essere utilizzato in contesti considerati ad alta sensibilità — dalla prevenzione del terrorismo alla ricerca di persone scomparse — sempre previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Una scelta che punta a rafforzare le capacità investigative, mantenendo formalmente il principio del controllo umano sulle decisioni automatizzate.

Tra le novità più rilevanti emerge la gestione dei dati raccolti tramite sistemi di videosorveglianza. Le informazioni biometriche acquisite in luoghi o durante eventi ritenuti sensibili potranno essere conservate per un periodo massimo di sette giorni. In caso di accertamento di un reato, i dati potranno essere utilizzati nell’ambito delle indagini; diversamente, sarà prevista la cancellazione automatica. Il decreto stabilisce inoltre la conservazione per cinque anni dei registri informatici relativi alle operazioni effettuate dai sistemi di IA, introducendo così un livello di tracciabilità delle attività.

L’impianto normativo si propone di coniugare sicurezza e diritti fondamentali, ma proprio su questo equilibrio si è acceso lo scontro politico. Le opposizioni denunciano il rischio di una deriva verso forme di sorveglianza generalizzata. Durante l’esame in Commissione, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto un rinvio per approfondire il testo, richiesta respinta dalla maggioranza. La protesta si è concretizzata nell’abbandono dei lavori parlamentari, con l’accusa di una forzatura procedurale.

Particolarmente critico Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce “totalmente inaccettabile” l’eventuale utilizzo dell’intelligenza artificiale per attività di profilazione di massa, soprattutto in occasione di manifestazioni pubbliche o eventi affollati. Il timore è che strumenti nati per la sicurezza possano trasformarsi in dispositivi di controllo diffuso.

A gettare ulteriore luce sul provvedimento è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali. Pur esprimendo un parere complessivamente favorevole e riconoscendo la coerenza formale con il quadro europeo, l’Autorità ha indicato alcune criticità da affrontare. Tra queste, la necessità di rafforzare la supervisione umana sui sistemi di IA, garantire l’affidabilità delle banche dati biometriche e prevedere un coinvolgimento più strutturato del Garante nelle fasi di sperimentazione.

Il nodo più delicato resta tuttavia quello della raccolta preventiva dei dati biometrici in spazi pubblici. Secondo il Garante, un trattamento automatizzato e generalizzato delle informazioni relative ai cittadini che partecipano a eventi o frequentano aree aperte al pubblico rischia di non essere pienamente coerente con l’impostazione dell’Ai Act. Il regolamento europeo, infatti, consente il ricorso al riconoscimento biometrico principalmente a posteriori, cioè dopo la commissione di un reato, e non per attività di raccolta massiva preventiva.

Il decreto italiano si colloca dunque in una zona di equilibrio complessa: da un lato l’esigenza di dotare le forze dell’ordine di strumenti tecnologici avanzati, dall’altro la tutela delle libertà individuali in un contesto in cui l’innovazione corre più veloce delle regole. La partita, politica e giuridica, è appena iniziata.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti