5 Ottobre 2026, lunedì
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Trump sfida la Costituzione e rilancia: “Mi ricandido, la terza volta sarà meglio”

Alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, il presidente sorprende con un cappellino “Trump 2028” e un annuncio che oscilla tra provocazione e ironia, gelando la platea.

Un cappellino rosso, uno slogan familiare e una frase destinata a far discutere: Donald Trump sceglie il palcoscenico della cena annuale dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca per lanciare – o simulare – una nuova candidatura presidenziale. “Trump 2028”, recita la scritta sul cappello esibito a sorpresa. Poi l’annuncio: “È questa la mia intenzione. Un terzo mandato come presidente degli Stati Uniti. Lo faremo. Ci divertiremo un po’. Ho vinto tre volte. Ora lo farò di nuovo”.

Parole che calano il gelo nella sala. Il motivo è semplice: il terzo mandato è esplicitamente vietato dal 22° emendamento della Costituzione americana. Eppure, Trump prosegue, oscillando tra dichiarazione e provocazione: “Dovrebbe essere facile. Ormai sono diventato molto bravo a candidarmi alla presidenza. La seconda volta è sempre meglio e la terza sarà ancora meglio”. Poco dopo, stempera il tutto sostenendo di “stare solo scherzando”, ma l’effetto resta.

Il contesto contribuisce a rendere la scena ancora più significativa. La cena era stata rinviata lo scorso aprile, quando alcuni spari nei pressi dell’hotel Hilton di Washington avevano imposto l’interruzione dell’evento. La nuova edizione si è svolta in una location più contenuta, circa 700 posti, con misure di sicurezza rafforzate: ingresso unico, doppio controllo d’identità, cani antidroga e presenza visibile di agenti armati. Niente tappeto rosso né cocktail pre-evento.

Accolto da un applauso, Trump è stato introdotto da Weijia Jiang, presidente uscente dell’Associazione e giornalista CBS, che ha ironizzato con un “proviamo di nuovo”. Il presidente ha a sua volta ricordato l’episodio di aprile parlando di un possibile “tentativo di omicidio di massa” e rivendicando la scelta di riprogrammare la serata: “Lo spettacolo deve continuare”.

Il discorso, durato oltre un’ora, si è sviluppato tra elogi selettivi e attacchi frontali. Trump ha alternato battute, spesso controverse, a frecciate personali rivolte a politici, celebrità e giornalisti. Nel mirino, tra gli altri, Jane Fonda, Bruce Springsteen, Barack Obama, Jimmy Fallon, Jimmy Kimmel, Ilhan Omar, Gavin Newsom e Chris Christie. Non sono mancati commenti sull’aspetto fisico e sull’intelligenza dei bersagli, né autocritiche agli stessi autori dei suoi discorsi, contestati in diretta.

La reazione del pubblico è stata inizialmente indulgente, con qualche risata di circostanza. Col passare dei minuti, però, l’atmosfera si è fatta più fredda: i sorrisi si sono diradati, lasciando spazio a silenzi e mormorii.

Non meno pungente il passaggio sui premi giornalistici assegnati nel corso della serata, molti dei quali dedicati a inchieste critiche verso la sua amministrazione. “Ho voce in capitolo su questi premi?”, ha chiesto con ironia. Poi l’affondo: “Questo è davvero il più grande gruppo di persone affette dalla ‘Sindrome da Depressione Trump’ mai riunito insieme”.

La serata si inserisce in un clima di tensione crescente tra la Casa Bianca e i media. Durante il suo secondo mandato, Trump ha intensificato le pressioni sui giornalisti: limitazioni all’accesso, sanzioni nei confronti di membri del pool stampa, interventi regolatori tramite la FCC e azioni legali. In sala erano presenti anche reporter coinvolti in contenziosi o esclusi in passato dagli eventi ufficiali.

Eppure, nel finale, il presidente tenta una parziale distensione. “Ho molto rispetto per la vostra professione”, afferma, salvo poi rivendicare il proprio peso mediatico: “Quando non ci sarò più, sarete tutti al verde”. Una battuta che sintetizza il rapporto ambiguo tra Trump e l’informazione: conflittuale, ma al tempo stesso simbiotico.

La chiusura è affidata a un’ultima stoccata: “Non sapevo cosa aspettarmi. È molto peggio di quanto pensassi inizialmente”. Una frase che lascia la platea sospesa tra ironia e irritazione, proprio come l’intera serata.

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