23 Ottobre 2026, venerdì
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Pensioni, il divario di genere si allarga: assegni alle donne inferiori del 30%

La fotografia dell’Inps sui flussi di pensionamento nel primo semestre 2026 evidenzia una forbice crescente tra uomini e donne, con carriere più fragili e contributi discontinui a penalizzare le lavoratrici

Il divario di genere nel sistema pensionistico italiano non solo persiste, ma si amplia. A certificarlo è l’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento, che nel primo semestre del 2026 fotografa una distanza significativa tra gli assegni percepiti da uomini e donne. Le pensioni liquidate alle lavoratrici si attestano in media a 1.048 euro mensili, contro i 1.506 euro degli uomini: una differenza del 30,41%.

Il confronto con il 2025 rende il quadro ancora più evidente. Lo scorso anno il gap era pari al 26,2%, con assegni medi di 1.047 euro per le donne e 1.419 euro per gli uomini. In termini assoluti, mentre le pensioni maschili sono cresciute di circa 90 euro, quelle femminili sono rimaste sostanzialmente ferme, accentuando così la distanza.

Alla base di questa disparità si collocano fattori strutturali che accompagnano l’intero percorso lavorativo femminile. Le donne, infatti, continuano a registrare retribuzioni mediamente più basse e minori opportunità di avanzamento di carriera rispetto ai colleghi uomini. A ciò si aggiunge il peso della maternità e, più in generale, dei carichi di cura, che spesso determinano interruzioni o riduzioni dell’attività lavorativa. Non è raro, inoltre, che molte donne non abbiano maturato contributi sufficienti, accedendo quindi a prestazioni indirette come le pensioni ai superstiti.

Proprio su questo fronte emerge un’eccezione: nelle nuove pensioni ai superstiti le donne sono nettamente prevalenti (87.111 contro 19.816 uomini) e percepiscono un importo medio superiore (1.042 euro rispetto ai 651 euro degli uomini). In tutte le altre tipologie di trattamento, tuttavia, il divario resta marcato.

Nel dettaglio, per le pensioni di vecchiaia le donne ricevono in media 1.006 euro mensili, contro i 1.491 euro degli uomini, con una differenza del 32,53%. Il gap si riduce nelle pensioni anticipate — dove le carriere contributive risultano necessariamente più lunghe — ma rimane significativo: 1.814 euro per le donne e 2.211 euro per gli uomini, pari a uno scarto del 17,96%. Anche nelle pensioni di invalidità si registra una distanza rilevante: 686 euro medi per le donne contro 913 euro per gli uomini (-24,86%).

L’Inps sottolinea tuttavia che i dati vanno letti con cautela. Le pensioni con decorrenza 2025 includono anche quelle liquidate successivamente, fino al 2 luglio 2026, mentre quelle relative al primo semestre 2026 considerano solo i trattamenti liquidati entro la stessa data. Questo rende i due insiemi non perfettamente comparabili, poiché i dati più recenti sono ancora suscettibili di aggiornamenti. Le eventuali differenze nei volumi di liquidazione, precisa l’Istituto, possono dipendere anche dai tempi amministrativi e non esclusivamente da cambiamenti strutturali nei fenomeni pensionistici.

Al netto degli aspetti tecnici, il messaggio che emerge è chiaro: il sistema previdenziale continua a riflettere — e amplificare — le disuguaglianze del mercato del lavoro, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale per ridurre il divario di genere lungo l’intero arco della vita lavorativa.

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