È rientrata solo dopo ore di alta tensione la rivolta esplosa nel carcere di Enna, dove i detenuti hanno preso il controllo di un’intera ala dell’istituto, devastando celle e sistemi di sorveglianza. Il bilancio, al termine dell’intervento delle forze dell’ordine, è di otto arresti tra i presunti promotori dei disordini, già trasferiti in altre strutture penitenziarie.
La situazione è tornata sotto controllo nel tardo pomeriggio, dopo l’azione congiunta degli agenti della Polizia penitenziaria e del Gruppo di intervento operativo (Gio) proveniente da Catania, affiancati da rinforzi giunti da altri istituti. I detenuti sono stati ricondotti nelle celle mentre proseguono perquisizioni e accertamenti per chiarire responsabilità e dinamica degli eventi.
Secondo una prima ricostruzione investigativa, a innescare la protesta sarebbe stato il sequestro, avvenuto in mattinata, di quattro pacchi lanciati dall’esterno e contenenti telefoni cellulari e sostanze stupefacenti destinati ai reclusi. Un episodio che si inserisce in un contesto già segnato da tensioni crescenti e traffici illeciti all’interno dell’istituto.
Ma la miccia, spiegano fonti interne, covava da tempo. Il carcere di Enna, struttura datata e da anni alle prese con il problema del sovraffollamento, viene descritto dagli operatori come una “polveriera”. Nei mesi scorsi i sequestri di dispositivi mobili e droga si sono moltiplicati, alimentando un clima di crescente insofferenza tra i detenuti.
A complicare ulteriormente il quadro, nei giorni scorsi si era verificato un guasto all’impianto telefonico, causato – secondo quanto riferito – dal maltempo e da un fulmine che avrebbe danneggiato una centralina. Per diversi giorni i detenuti non hanno potuto comunicare con le famiglie, circostanza che, in un contesto già fragile, ha contribuito ad acuire il malcontento. Un disagio che, sebbene risolto prima della rivolta, avrebbe lasciato strascichi profondi.
La protesta è esplosa intorno alle 11 del mattino. I detenuti hanno rapidamente occupato il vecchio padiglione, una porzione dell’istituto particolarmente degradata: tre piani di celle, alcune ancora prive di docce, con infrastrutture obsolete. Nel corso della sommossa sono state distrutte le telecamere interne e devastati diversi ambienti detentivi. Coinvolta anche parte della struttura più recente, destinata ai detenuti cosiddetti “protetti”.
Determinante l’intervento delle forze dell’ordine, che ha impedito un’escalation potenzialmente ancora più grave. “La rivolta è stata sedata grazie al grande lavoro degli agenti penitenziari – ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni –. Tutti i detenuti sono stati riportati nelle camere di pernottamento e sono in corso le operazioni per individuare e trasferire i responsabili. Ancora una volta la Polizia penitenziaria ha evitato conseguenze tragiche”.
Resta ora aperto il fronte delle indagini, mentre il caso riporta sotto i riflettori le criticità strutturali del sistema carcerario italiano: edifici obsoleti, sovraffollamento e difficoltà nella gestione della sicurezza interna. A Enna, dove sono già stati stanziati fondi per interventi di ristrutturazione, la rivolta rappresenta l’ennesimo segnale di un equilibrio sempre più precario.

