Il calcio italiano volta pagina e lo fa affidandosi a una figura di peso del sistema sportivo nazionale. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc, eletto dall’Assemblea con una larga maggioranza: 343.084 voti, pari al 68,58%, contro i 145.936 (29,17%) raccolti dall’altro candidato, Giancarlo Abete.
Un risultato netto che consegna all’ex presidente del Coni e del comitato organizzatore di Milano Cortina un mandato forte, in un momento tra i più delicati della storia recente del calcio italiano. Malagò prende il posto di Gabriele Gravina, dimessosi dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, ferita ancora aperta per tutto il movimento.
“È un senso di responsabilità profondo ed emozionante – ha dichiarato nel suo primo intervento –. Da solo non posso fare nulla, ma insieme possiamo fare tutto”. Parole che delineano subito il perimetro della sua presidenza: collegialità, riforme e una visione condivisa per rilanciare il sistema.
Tra i temi più urgenti, quello della formazione e dell’identità nazionale dei calciatori. Malagò ha affrontato senza giri di parole il nodo dei cosiddetti “giovani senza passaporto sportivo”, evidenziando come oltre il 40% dei giocatori non rappresenti il Paese in cui è nato. “Un dato che mi ha scioccato – ha sottolineato – e che non riguarda solo realtà minori, ma anche grandi nazioni come Francia e Germania”.
Pur distinguendo il piano politico da quello sportivo, il neo presidente ha espresso una posizione chiara: “Non ho mai fatto dichiarazioni sullo ius soli in senso politico, ma a questo livello è una questione che va affrontata. Sono favorevole”. Un’apertura che punta a evitare la dispersione di talenti cresciuti in Italia ma finiti sotto altre bandiere per questioni burocratiche.
Il riferimento è anche a casi concreti, simbolo di un sistema che fatica ad adattarsi. “Ci sono federazioni che hanno costruito fortune su situazioni simili – ha ricordato –. E nel nostro Paese abbiamo vissuto iter lunghissimi e complessi, come quello per concedere la cittadinanza a Caterina Antropova dopo i 18 anni. Nel calcio non può esistere questo limbo: se un altro Paese offre il passaporto prima, perdi il giocatore”.
Ma lo sguardo è già rivolto anche al futuro prossimo e alle grandi sfide internazionali. In cima all’agenda c’è Euro 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. “È una sfida nella sfida – ha spiegato Malagò –. Ho già avuto contatti con Ceferin e ricevuto messaggi da Infantino. Dobbiamo individuare cinque stadi all’altezza dell’evento”. Un dossier strategico affidato a Michele Uva, responsabile organizzativo per la Uefa.
La nuova presidenza si apre dunque sotto il segno dell’urgenza e della ricostruzione. Riformare il sistema, trattenere i talenti, rilanciare la competitività internazionale: obiettivi ambiziosi per riportare il calcio italiano dove, da troppo tempo, fatica a restare.
