2 Luglio 2026, giovedì
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Confisca da 6 milioni alla cosca Barbaro: colpito il patrimonio di un presunto vertice della ’ndrangheta

Maxi operazione della Direzione Investigativa Antimafia a Reggio Calabria: sigilli a beni riconducibili a un esponente apicale del clan di Platì. Il provvedimento, ancora non definitivo, rientra nelle misure di prevenzione patrimoniale

Un patrimonio stimato in circa 6 milioni di euro è stato sequestrato e confiscato nell’ambito di un’operazione della Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina. Il provvedimento, eseguito nella giornata di mercoledì 10 giugno, porta la firma della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria e colpisce beni ritenuti riconducibili a un soggetto considerato figura apicale della cosca Barbaro di Platì, storicamente tra le più radicate e influenti articolazioni della ’ndrangheta.

L’intervento si inserisce nella strategia di aggressione ai patrimoni illeciti che da anni rappresenta uno degli strumenti più incisivi nella lotta alla criminalità organizzata. La proposta di confisca è stata avanzata congiuntamente dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e dal Direttore della DIA, a conferma della sinergia investigativa e giudiziaria che sostiene questo tipo di azioni.

Secondo quanto emerge, i beni oggetto del provvedimento – il cui dettaglio non è stato reso noto – sarebbero frutto o comunque reimpiego di attività illecite riconducibili al circuito economico della cosca. Un patrimonio accumulato nel tempo e ora sottratto alla disponibilità di chi, secondo gli inquirenti, avrebbe rivestito un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione criminale.

Va tuttavia precisato che il decreto di confisca è stato emesso nell’ambito di un procedimento di prevenzione ancora pendente in primo grado. Ciò significa che il provvedimento non è definitivo e potrà essere oggetto di impugnazione nelle successive fasi giudiziarie, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

L’operazione rappresenta l’ennesimo colpo inferto alle ricchezze della ’ndrangheta calabrese, in un territorio dove il potere delle cosche si è storicamente fondato non solo sulla forza intimidatrice, ma anche sulla capacità di infiltrarsi nell’economia legale. Colpire i patrimoni, in questo contesto, equivale a minare le fondamenta stesse del potere mafioso.

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