13 Ottobre 2026, martedì
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Energia, Bruxelles apre alla flessibilità fiscale: più margini per la transizione, ma niente sconti in bolletta

Accolte le richieste di diversi Stati, tra cui l’Italia: fino allo 0,3% del Pil annuo per tre anni destinato alla sicurezza energetica. Giorgetti: “Un risultato impensabile fino a pochi mesi fa”

Bruxelles cambia passo sulla politica energetica e concede agli Stati membri nuovi margini di manovra sui conti pubblici. Nel pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, la Commissione Ue ha annunciato l’estensione della Clausola nazionale di salvaguardia — finora limitata alle spese per la difesa — anche agli investimenti per la sicurezza energetica e la transizione lontano dai combustibili fossili.

Una svolta che arriva in un contesto internazionale ancora instabile, segnato dall’impennata dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche, in particolare dalla guerra in Iran, che continua a influenzare i mercati globali. Non a caso, la richiesta di maggiore flessibilità era stata avanzata con forza da diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Nel dettaglio, la proposta della Commissione consente agli Stati di utilizzare fino allo 0,3% del Pil all’anno — per il triennio 2026-2028 — per finanziare misure destinate a rafforzare la resilienza del sistema energetico. Il margine complessivo, tuttavia, non potrà superare lo 0,6% del Pil nell’arco dei tre anni. Il tutto resta inserito nel tetto massimo già previsto dell’1,5% per spese aggiuntive.

“Proponiamo una flessibilità fiscale limitata ma mirata per affrontare le sfide della crisi energetica”, ha spiegato il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, sottolineando che l’obiettivo è sostenere investimenti strutturali capaci di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Il punto chiave è proprio questo: Bruxelles non apre alla spesa corrente né a interventi immediati sulle bollette. Le risorse non potranno essere utilizzate per sussidi diretti ai consumi energetici, né per compensare gli alti costi per famiglie e imprese. Una scelta precisa, motivata dalla volontà di evitare effetti distorsivi: ridurre artificialmente il prezzo dell’energia, spiegano dalla Commissione, finirebbe per incentivare i consumi e rallentare la transizione.

Le nuove regole, dunque, privilegiano investimenti di lungo periodo: infrastrutture, innovazione, diversificazione delle fonti e sviluppo di energie rinnovabili. Solo nelle prossime settimane saranno chiarite nel dettaglio le tipologie di interventi ammissibili.

Dal punto di vista procedurale, gli Stati membri dovranno presentare una richiesta formale per attivare la clausola, che sarà valutata dalla Commissione prima del via libera finale del Consiglio. Anche i Paesi che hanno già attivato la clausola per la difesa — attualmente 18 su 27 — dovranno notificare l’eventuale estensione al capitolo energetico.

Per l’Italia, che finora non ha attivato la clausola difesa, si apre dunque una doppia opzione, ma con vincoli precisi: la quota destinata all’energia non potrà superare lo 0,3%, mentre il resto delle eventuali risorse aggiuntive dovrà essere indirizzato alla sicurezza.

Soddisfatto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che rivendica il risultato politico ottenuto: “La Commissione ha recepito proposte che fino a pochi mesi fa sarebbero state impensabili. È il frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. Il titolare del Mef, tuttavia, invita alla prudenza: le decisioni operative arriveranno solo dopo la definizione puntuale dei criteri di utilizzo e alla luce delle nuove raccomandazioni europee sui conti pubblici.

La partita, insomma, è appena iniziata. Bruxelles concede spazio, ma chiede rigore e visione strategica. Perché la vera sfida non è tamponare l’emergenza, ma costruire un sistema energetico meno vulnerabile e più sostenibile nel lungo periodo.

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