6 Ottobre 2026, martedì
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Rovigo, violenza alla stazione: condannato a otto anni uno degli aggressori

La vittima, una donna fragile di 50 anni poi deceduta a marzo, fu attirata e abusata in un edificio abbandonato. Processo ancora in corso per il complice

Una notte di violenza consumata ai margini della città, in un’area già segnata dal degrado, e una sentenza che prova a mettere un primo punto fermo su una vicenda che ha scosso profondamente Rovigo. Il tribunale ha condannato a otto anni di reclusione un 20enne di origine egiziana, ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata ai danni di una donna italiana di 50 anni, affetta da fragilità psichiche e da problemi di salute.

I fatti risalgono alla notte tra il 13 e il 14 luglio 2025. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna fu avvicinata nei pressi della stazione ferroviaria da due uomini. Dopo un’aggressione particolarmente brutale, venne trascinata all’interno di uno stabile abbandonato e fatiscente nelle immediate vicinanze dello scalo ferroviario, dove si consumò la violenza.

Un contesto che la Procura di Rovigo, guidata da Manuela Fasolato, ha ritenuto particolarmente grave non solo per la natura del reato, ma anche per le condizioni della vittima e per il luogo in cui è avvenuto l’episodio: un’area pubblica, teatro di transito e potenzialmente di soccorso, trasformata invece in scenario di sopraffazione. L’accusa aveva chiesto una condanna a nove anni, sottolineando le aggravanti legate all’aver approfittato dello stato di vulnerabilità della donna e all’aver agito in un contesto – quello della stazione – che avrebbe dovuto garantire sicurezza.

La difesa del giovane imputato aveva invece puntato all’assoluzione con formula dubitativa, sostenendo l’insufficienza degli elementi probatori, e in subordine aveva chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche con una riduzione della pena. Il giudice ha infine optato per una condanna a otto anni, riconoscendo la responsabilità dell’imputato ma senza accogliere integralmente la richiesta della Procura.

La vicenda è resa ancora più drammatica dalla sorte della vittima, deceduta lo scorso marzo. Le sue condizioni di salute, già compromesse, avevano contribuito a delineare un quadro di estrema vulnerabilità, elemento centrale nella qualificazione giuridica del reato.

Resta aperto il capitolo giudiziario relativo al presunto complice, un uomo di 40 anni di origine marocchina, attualmente detenuto. Nei suoi confronti la Procura ha disposto il giudizio immediato; il procedimento è in corso con rito abbreviato, su richiesta dello stesso imputato. La prossima udienza è fissata per l’8 settembre davanti al giudice per l’udienza preliminare di Rovigo.

Una storia che intreccia violenza, marginalità e fragilità sociale, e che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nelle aree urbane più esposte e della tutela delle persone più vulnerabili.

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