23 Ottobre 2026, venerdì
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Eurovision, trionfa la Bulgaria tra sorpresa e tensioni: Israele secondo tra i fischi, quinto posto per l’Italia

A Vienna Dara firma la prima storica vittoria bulgara con “Bangaranga”. Proteste per il piazzamento israeliano, delude la favorita Finlandia. Sal Da Vinci resta fuori dal podio

Vienna incorona una vincitrice inattesa e consegna all’Europa una finale destinata a far discutere. È la Bulgaria, con la 27enne Dara e il suo brano travolgente Bangaranga, a conquistare l’Eurovision Song Contest 2026, ribaltando ogni previsione della vigilia e centrando un risultato storico: mai, prima d’ora, Sofia aveva sollevato il trofeo.

Alla Wiener Stadthalle, cuore pulsante della manifestazione, la cantante bulgara ha costruito il suo successo su un equilibrio raro tra consenso delle giurie tecniche e forza del televoto. Una performance magnetica, costruita su ritmi incalzanti e un immaginario notturno fatto di eccessi, libertà e smarrimento, che ha saputo parlare a pubblici diversi. Per la Bulgaria si tratta di un traguardo inseguito da anni: dal debutto nel 2005 al secondo posto del 2017 con Kristian Kostov, fino al definitivo salto di qualità arrivato questa notte.

Se la vittoria sorprende, il resto della classifica non è da meno. L’Italia resta ai piedi del podio, replicando il copione dell’anno scorso: Sal Da Vinci, forte del successo sanremese con Per Sempre Sì, chiude al quinto posto. Un risultato solido ma insufficiente per entrare tra i primi tre, preceduto da Australia (quarta) e Romania (terza).

A far discutere è soprattutto il secondo posto di Israele. L’artista Noam Bettan, sospinto da un televoto particolarmente robusto — che lo ha portato anche in vetta durante la serata — ha incassato però una reazione gelida, se non apertamente ostile, da parte di una porzione del pubblico in sala. Fischi e contestazioni hanno accompagnato l’annuncio dei punteggi, trasformando il momento in uno dei più tesi dell’intera finale.

Delude invece la Finlandia, data per favorita alla vigilia e fermatasi soltanto al settimo posto: una frenata inattesa che conferma quanto l’Eurovision resti, anno dopo anno, terreno imprevedibile.

Il clima, già carico di aspettative, era stato preceduto da segnali di tensione anche fuori dall’arena. Nel pomeriggio, circa tremila manifestanti hanno preso parte a un corteo pro-Palestina nelle strade di Vienna, con partenza dalla zona della Westbahnhof e arrivo nei pressi della Stadthalle. Le autorità austriache avevano predisposto un imponente dispositivo di sicurezza attorno all’area dell’evento. La manifestazione si è svolta senza incidenti, ma ha contribuito ad alimentare un contesto già sensibile.

Tra musica, politica e spettacolo, l’Eurovision 2026 si chiude così con una vittoria storica e una scia di polemiche. Un’edizione che conferma, ancora una volta, come il palco europeo sia molto più di una semplice competizione canora: è uno specchio, talvolta deformante, degli equilibri e delle tensioni del continente.

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