6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaMonte Faeta in fiamme, la pista dei giardinieri: rogo partito da sterpaglie...

Monte Faeta in fiamme, la pista dei giardinieri: rogo partito da sterpaglie bruciate col vento

Tra Lucca e Pisa quasi 800 ettari devastati: due 50enni indagati per incendio boschivo colposo aggravato. Ancora 400 sfollati, case distrutte e territorio in ginocchio

Un gesto ordinario, trasformato in disastro. È questa la traiettoria che, secondo gli inquirenti, ha dato origine al vasto incendio che per quattro giorni ha divorato le pendici del Monte Faeta, tra Lucca e Pisa, lasciando dietro di sé una scia di devastazione ambientale e sociale.

Al centro dell’indagine ci sono due giardinieri lucchesi, entrambi cinquantenni e titolari di partita Iva, oggi indagati con l’accusa di incendio boschivo colposo aggravato. La loro ricostruzione, resa ai carabinieri forestali, traccia un quadro tanto semplice quanto allarmante: la decisione di bruciare residui vegetali in una giornata segnata da forti venti di grecale.

La scintilla e la dinamica del rogo

Tutto avrebbe avuto inizio la mattina del 28 aprile, in un oliveto nella zona di Santa Maria del Giudice. I due erano stati incaricati di effettuare lavori di potatura. Terminato l’intervento, avrebbero acceso un fuoco per smaltire rami e sterpaglie, pratica non insolita ma regolata da norme stringenti.

È a questo punto che il fattore ambientale si rivela determinante: il vento sostenuto avrebbe rapidamente alimentato le fiamme, spingendole verso l’area boschiva e rendendo impossibile qualsiasi controllo. Da lì, il fronte del fuoco si è esteso con velocità, risalendo il Monte Faeta e divorando centinaia di ettari di vegetazione.

Un territorio ferito

Il bilancio, ancora provvisorio, è pesante. Circa 800 ettari di territorio sono stati interessati dal rogo, con danni significativi al patrimonio naturale e agricolo. Sul fronte abitativo, una casa è andata completamente distrutta, mentre altre due hanno riportato danni rilevanti.

L’emergenza ha costretto all’evacuazione oltre 3mila persone, soprattutto nella zona di Asciano, nel comune di San Giuliano Terme. Con il progressivo miglioramento delle condizioni, molti residenti hanno potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni, ma circa 400 persone risultano ancora sfollate.

Le operazioni di monitoraggio non si sono mai interrotte. Le squadre impegnate sul campo continuano a presidiare l’area per individuare eventuali focolai residui, colonne di fumo e situazioni di rischio. Le prossime ore saranno decisive per stabilire la piena agibilità delle case e la sicurezza della viabilità locale.

L’allerta regionale e il nodo prevenzione

L’episodio riaccende con forza il tema della prevenzione, in un contesto già segnato da condizioni climatiche critiche e da altri incendi, seppur di minore entità, registrati nei territori di Massarosa e Peccioli.

La Regione Toscana ha ribadito il divieto assoluto di abbruciamento di residui vegetali e agricoli, sottolineando come comportamenti imprudenti possano innescare conseguenze drammatiche. Un richiamo netto alla responsabilità collettiva, rafforzato dalle parole del presidente Eugenio Giani, che invita i cittadini al rispetto rigoroso delle norme per evitare nuove emergenze.

Il quadro resta complesso: l’intreccio tra fattori climatici, gestione del territorio e condotte individuali continua a rappresentare un punto critico nella lotta agli incendi boschivi. Quanto accaduto sul Monte Faeta ne è l’ennesima, drammatica conferma.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti