4 Ottobre 2026, domenica
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Trump frena sull’intesa con Teheran: “Proposta difficilmente accettabile”. Ombre di nuova escalation nel Golfo

Diplomazia in stallo tra Stati Uniti e Iran, mentre Israele valuta un ritorno alle operazioni militari. Intanto una superpetroliera iraniana aggira il blocco nello Stretto di Hormuz e riaccende la tensione energetica globale.

La finestra diplomatica tra Washington e Teheran resta aperta, ma sempre più fragile. A raffreddare le aspettative è Donald Trump, che si prepara a esaminare una nuova proposta iraniana articolata – secondo indiscrezioni – in 14 punti. Il giudizio, tuttavia, appare già segnato: “Non immagino sia accettabile”, ha dichiarato, lasciando intravedere uno scenario tutt’altro che distensivo.

Il piano, anticipato da fonti citate da Axios, prevederebbe un mese di negoziati per arrivare a un accordo sulla riapertura dello strategico Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. Solo in una fase successiva si aprirebbe un tavolo più ampio sul dossier nucleare iraniano, da anni al centro delle tensioni internazionali.

Il rischio di una nuova escalation

Il clima resta incandescente. Da un lato Washington segnala crescente insoddisfazione, dall’altro Israele non esclude un ritorno alle operazioni militari. Il premier Benjamin Netanyahu ha convocato il consiglio di sicurezza per valutare le prossime mosse, mentre lo Stato ebraico accelera sul rafforzamento delle difese, anche attraverso l’acquisto di sistemi anti-drone a basso costo dagli Stati Uniti.

Il timore condiviso è quello di una ripresa delle ostilità su larga scala, con effetti potenzialmente destabilizzanti per l’intera regione mediorientale.

La petroliera “fantasma” e la sfida alle sanzioni

A rendere ancora più teso il quadro contribuisce un episodio che ha il sapore della sfida diretta. Una superpetroliera iraniana, la Huge, appartenente alla National Iranian Tanker Company, è riuscita a eludere il controllo statunitense attraversando rotte alternative e raggiungendo l’Estremo Oriente.

Il carico è imponente: oltre 1,9 milioni di barili di greggio, per un valore stimato intorno ai 220 milioni di dollari. Dopo essere stata avvistata al largo dello Sri Lanka, la nave avrebbe attraversato lo Stretto di Lombok, scegliendo una rotta meno battuta rispetto ai tradizionali corridoi marittimi.

Un dettaglio non secondario: l’imbarcazione ha disattivato da oltre un mese i sistemi di tracciamento, una pratica sempre più diffusa nelle strategie iraniane per aggirare le sanzioni e rendere meno efficace la sorveglianza navale statunitense. Un segnale, secondo fonti iraniane, della capacità operativa di Teheran nel garantire continuità alle proprie esportazioni energetiche nonostante le restrizioni.

Il fronte diplomatico: tensioni anche con l’Europa

Sul piano politico, la distanza resta ampia anche con i partner europei. In un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il capo della diplomazia iraniana Seyed Abbas Araghchi ha criticato duramente l’atteggiamento di alcuni Paesi europei, definito “non costruttivo e irresponsabile” sul dossier nucleare.

Teheran ribadisce la natura esclusivamente pacifica del proprio programma, accusando invece Stati Uniti e Israele di violazioni del diritto internazionale e chiedendo all’Europa una presa di posizione più netta.

Da parte italiana, Tajani ha espresso “forte preoccupazione” per l’escalation regionale, insistendo sulla necessità di evitare un ulteriore deterioramento della crisi. Roma indica due priorità: cessate il fuoco e riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma pone anche un limite chiaro: lo sviluppo di un nucleare iraniano a fini militari resta una “linea rossa”.

Un equilibrio sempre più precario

Tra diplomazia fragile, mosse militari e guerra economica sul petrolio, il Medio Oriente si muove su un crinale instabile. La trattativa tra Stati Uniti e Iran potrebbe rappresentare un’occasione per allentare la tensione, ma le posizioni restano distanti e il rischio di una nuova escalation appare tutt’altro che remoto.

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